
Tor Vergata ritrova una parte della sua origine. Martedì 14 luglio è stata svelata la Torre Vergata, l’edificio da cui prendono nome il quartiere a sud-est di Roma e l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Dopo anni di restauri, è stata resa visibile la porzione della torre inglobata nel casale di Villa Gentile, oggi sede del MAUT, il Museo Archeologico Universitario del Territorio.
L’inaugurazione restituisce alla comunità universitaria e al territorio un frammento materiale di storia rimasto a lungo nascosto, ma sopravvissuto nella memoria del toponimo. La Torre Vergata, costruita tra XII e XIII secolo come torre segnaletica e presente anche nella cartografia antica, torna così a essere non solo un riferimento storico, ma un punto fisico dentro il paesaggio dell’Ateneo.
Il territorio che circonda l’Università di Roma Tor Vergata conserva un patrimonio archeologico e storico stratificato: resti di ville e acquedotti di età romana, torri medievali, toponimi delle antiche tenute e tracce della campagna romana poi inglobate dalla periferia contemporanea.
In questo contesto si inserisce la riscoperta della Torre Vergata, inglobata nel casale di Villa Gentile. Della torre a fasce bianche e nere, realizzate con pietre calcaree e basaltiche, si erano perse le tracce nel tempo, anche se il suo nome era rimasto a identificare l’area e, successivamente, l’Ateneo.
L’ultima immagine a “cielo aperto” della torre, già parzialmente diroccata, risale a una testimonianza del XVIII secolo, che la descriveva come una «torretta antica in mezzo alli prati vicino al fontanile» di Carcaricola, con il tetto ancora in buono stato.
Gli interventi di ristrutturazione, realizzati anche grazie ai finanziamenti del PNRR per la rimozione delle barriere fisiche e cognitive nei luoghi della cultura, hanno offerto anche un’importante occasione di ricerca. Durante i lavori sono state valorizzate le strutture della Torre Vergata, permettendo di restituire visibilità a una porzione decisiva della storia del sito.
All’inaugurazione hanno partecipato il rettore dell’Università di Roma Tor Vergata Nathan Levialdi Ghiron, la direttrice del dipartimento di Storia, patrimonio culturale, formazione e società Lucia Ceci e il direttore del MAUT Marco Fabbri. Per il Ministero della Cultura erano presenti Massimo Osanna, nuovo capo del Dipartimento Attività culturali, e Caterina Bova, direttrice generale degli Uffici di diretta collaborazione del ministro.
«Lo svelamento e valorizzazione della Torre Vergata s’incardina armoniosamente con quella del nostro Ateneo e dell’area che la ospita», ha dichiarato il rettore Levialdi Ghiron. Per il rettore si tratta di «un ulteriore tassello della costruzione di una conoscenza condivisa» e di un’occasione per rafforzare il rapporto con le radici storiche e culturali dell’università.
La valorizzazione della torre si lega alla riapertura del MAUT, il Museo Archeologico Universitario del Territorio. Il museo nasce con l’obiettivo di raccontare l’evoluzione degli assetti suburbani e il loro legame con la storia di Roma, mettendo al centro il rapporto tra archeologia, paesaggio e trasformazioni urbane.
La sede è il casale di Villa Gentile, edificio rurale dell’Agro Romano situato all’interno dei quasi 600 ettari di proprietà dell’Ateneo. Il precedente allestimento del museo era stato ideato e curato dalla professoressa Andreina Ricci, recentemente scomparsa.
«L’inaugurazione del Museo Archeologico Universitario del Territorio rappresenta un momento di grande soddisfazione per il nostro Ateneo e il punto di arrivo di un lungo percorso di ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale», ha spiegato Marco Fabbri, direttore del museo e docente di Metodologie della ricerca archeologica. Il MAUT, ha aggiunto, nasce dalla volontà dell’Università di Roma Tor Vergata di «restituire al territorio una parte importante della sua storia».
Nel corso dei lavori di ristrutturazione e riallestimento del casale di Villa Gentile, durati quasi tre anni, le indagini archeologiche hanno consentito di riportare alla luce i resti della torre medievale. Secondo Fabbri, si tratta di «una scoperta di straordinario valore», perché permette di recuperare le origini del nome stesso dell’Ateneo e del quartiere.
Il MAUT, che sarà aperto al pubblico a partire da settembre, si presenta come un vero palinsesto architettonico: edificato sui resti di una villa romana, trasformato in epoca moderna in casale rurale e oggi inserito nel tessuto universitario e urbano della periferia sud-est.
L’allestimento sarà arricchito da reperti di età romana provenienti dal territorio e da apparati multimediali e interattivi, pensati per rendere il percorso accessibile a diverse tipologie di visitatori. La Torre Vergata torna così a essere il punto di partenza per raccontare una storia ancora in parte da ricostruire: quella di un territorio in cui università, campagna romana, archeologia e città contemporanea si incontrano.
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