Un detenuto del carcere romano di Regina Coeli è riuscito a evadere nel tardo pomeriggio di ieri, 13 giugno, mentre stava per essere sottoposto a un esame diagnostico all’ospedale Santo Spirito, in pieno centro città. A rendere nota la notizia è stato il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (Sappe).
L’uomo- secondo quando ricorstruito de La Capitale - era entrato a Regina Coeli solo da lunedì, neanche da una settimana, si chiama Gianluca C. ha 46 anni, originario di Mesagne, in provincia di Brindisi, ed era in custodia cautelare con l’accusa di reati contro il patrimionio. Era agli arresti domiciliari dal 4 giugno scorso ed è entrato in carcere per aggravamento della misura.
«Il mio assistito ha gravi problemi di salute e di dipendenza dalle sostanze stupefacenti - spiega a La Capitale l'avvocata Eleonora Balducci -. Ed in questi giorni eravamo in attesa della risposta di una comunità che lo potesse ospitare»
Il trasferimento in ospedale sarebbe avvenuto dopo che il detenuto aveva denunciato un’aggressione subita in cella, riportando un trauma al naso. I sanitari del carcere, per approfondire la diagnosi, avevano disposto ulteriori accertamenti presso il Santo Spirito.
La fuga si è verificata pochi istanti prima dell’ingresso nella sala Tac. Il detenuto ha sfruttato un momento di disattenzione degli agenti per dileguarsi, lasciando persino le ciabatte sul posto. Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso l’uomo mentre si allontanava a piedi nudi.
L’episodio ha riportato l’attenzione sulle criticità nei trasferimenti sanitari dei detenuti. Il segretario Sappe per il Lazio, Maurizio Somma, ha dichiarato:
«Ora è primario riacciuffarlo, l’episodio è emblematico per comprendere i rischi derivanti dai facili ricoveri cosiddetti a vista nonché dal pericolo dell’utilizzo illecito dei cellulari nell’ambito penitenziario. Era davvero necessario visitarlo in ospedale?»
Dura anche la posizione del segretario generale Donato Capece, che sottolinea i problemi strutturali del sistema: «Una volta di più le quotidiane difficoltà operative con cui si confrontano quotidianamente le unità di Polizia Penitenziaria in servizio nelle carceri e nei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti dei penitenziari: agenti che sono sotto organico, non retribuiti degnamente, con poca formazione e aggiornamento professionale, impiegati in servizi quotidiani ben oltre le 9 ore di servizio, con mezzi di trasporto dei detenuti spessissimo inidonei a circolare per le strade del Paese, fermi nelle officine perché non ci sono soldi per ripararli o con centinaia di migliaia di chilometri già percorsi».
Secondo Capece è necessario rivedere il sistema sanitario:
«Riteniamo una certa facilità d’invio di detenuti verso le strutture sanitarie pubbliche. Troppi casi di invio in codice rosso poi ritenuti non di carattere d’urgenza»
Anche la Cisl è intervenuta. Massimo Costantino ha evidenziato la gravissima carenza di personale all’interno dell’istituto penitenziario:«nell'istituto Trasteverino di Regina Coeli manca il 26% del personale cioè a meno 130 unità di polizia penitenziaria. Regina Coeli con un sovraffollamento del 187,2 per cento si colloca ai primi venti posti nel panorama nazionale»
Le ricerche del fuggitivo sono ancora in corso. Le autorità stanno battendo l’area tra l’ospedale e il centro di Roma. Anche il legale riferisce di non aver avuto contatti con lui
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