Roma, 16 luglio 2026
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Street art, politica e cultura pop: arrivano a Roma le opere di Keith Haring

Dal 6 ottobre 2026 all’11 aprile 2027 Palazzo Braschi ospita la grande mostra su Keith Haring con oltre 140 opere, dai Subway Drawings ai lavori politici.

di Edoardo Iacolucci TEMPO DI LETTURA 3'
Makoto Murata, 1983. Photo by © Makoto Murata, Keith Haring artwork © Keith Haring Foundation

Makoto Murata, 1983. Photo by © Makoto Murata, Keith Haring artwork © Keith Haring Foundation

«L'arte è vita. La vita è arte. L'importanza di entrambe è esagerata e fraintesa». Lo scriveva Keith Haring nei suoi diari del 1978. Quell'arte vitale arriva ora nella Capitale.

Dal 6 ottobre 2026 all’11 aprile 2027 il Museo di Palazzo Braschi ospiterà Art Without Borders. Keith Haring, una grande esposizione dedicata all'artista statunitense e figura tra le più riconoscibili del secondo Novecento, capace di trasformare la linea in un linguaggio pubblico, la strada in uno spazio creativo e l’immagine in uno strumento di comunicazione universale.

La mostra riunirà oltre 140 opere e materiali provenienti dalla Nakamura Keith Haring Collection, la più ampia raccolta al mondo dedicata all’artista, insieme a prestiti pubblici e privati. Il progetto è curato da Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, responsabili del percorso scientifico ed espositivo.

La mostra che ripercorre l’evoluzione del linguaggio di Haring: dai primi interventi nella metropolitana di New York ai manifesti politici, dalle sculture ai dipinti, fino alle opere realizzate negli ultimi anni di vita.

Dalla metropolitana di New York all’impegno civile

L'artista sviluppò il proprio immaginario nella New York degli anni Ottanta, segnata da violenza, droga e degrado urbano, ma anche dalla nascita dell’hip-hop, della street art e di nuove forme di contaminazione tra musica, attivismo e cultura popolare.

I suoi bambini radianti, i cani che abbaiano, le figure danzanti, i cuori, gli angeli, i televisori e le piramidi costruirono un vocabolario immediato, capace di attraversare culture e generazioni. Al centro della sua ricerca vi è l’idea di un’arte accessibile, visibile e condivisa.

«Il pubblico ha diritto all’arte. L’arte è per tutti».

Una convinzione che attraversa anche le opere dedicate all’antirazzismo, all’apartheid, al disarmo nucleare, alla prevenzione dell’Aids, ai diritti Lgbtq+, alla violenza, alla droga e al rapporto crescente con la tecnologia.

Il legame con l’Italia e gli interventi romani

Il percorso pensato per Palazzo Braschi sarà articolato in nuclei tematici dedicati alla strada e alla metropolitana, all’impegno politico e sociale, al corpo, all’energia vitale e alla dimensione simbolica e spirituale.

Una sezione ricostruirà il rapporto di Haring con l’Italia attraverso opere e documenti legati a Napoli, Milano, Pisa e Roma. Saranno esposti i poster realizzati per Lucio Amelio e per la Galleria Salvatore Ala, il Poster for Pisa, collegato al percorso che portò al murale Tuttomondo, e la Motorcycle dipinta a Roma nel 1984.

Il passaggio romano dell’artista sarà raccontato anche da un nucleo fotografico dedicato agli interventi realizzati nel 1984 al Palazzo delle Esposizioni, durante la rassegna Arte di frontiera. New York Graffiti, e sulle pareti trasparenti del Ponte Pietro Nenni, lungo la linea A della metropolitana tra Flaminio e Lepanto. Opere poi fatalmente cancellate, ma documentate dalle fotografie di Stefano Fontebasso De Martino.

I Subway Drawings, i poster politici e le opere fluorescenti

Tra i nuclei principali figurano i Subway Drawings, eseguiti con un segno rapido e diretto negli spazi della metropolitana newyorkese, e i sette pannelli Untitled della serie Fdr Drive, dipinti a spray nel 1984 lungo una grande arteria dell’East Side di Manhattan.

La sezione politica comprenderà opere e manifesti come Free South Africa, Crack Down!, Safe Sex!, i poster per Act-Up e Aids Hotline e The Blueprint Drawings, serie legata ai primi anni newyorkesi e pubblicata poco prima della morte dell’artista.

Il corpo, il desiderio e la gioia di vivere saranno invece al centro della sezione Radiant Eros – Celebrate Life. Alcuni lavori realizzati con pigmenti fluorescenti e colori Day-Glo saranno presentati con luce nera, per ricreare l’atmosfera originariamente immaginata da Haring.

Arte per tutti, dalle sculture ai progetti per i bambini

La sezione Art Is for Everybody riunirà sculture, poster, oggetti, collaborazioni musicali e progetti pubblici. Tra le opere annunciate figurano Curling Dog, Untitled (Three Dancing Figures, Version B), Luna Luna, i poster per il Montreux Jazz Festival e Lucky Strike.

Sarà esposto anche il Mural for the Mount Sinai Hospital, creato per i bambini e legato alla convinzione che l’arte possa offrire gioia, conforto e speranza. Il percorso si concluderà con opere simboliche e spirituali come Apocalypse, Totem, Pyramid, Chocolate Buddha, Icons, Andy Mouse e Altarpiece: The Life of Christ, realizzata nel 1990 poco prima della morte di Haring.

Smeriglio: una mostra sull’arte come linguaggio universale

L’iniziativa è promossa dall’assessorato capitolino alla Cultura presieduta da Massimiliano Smeriglio che sottolinea il valore pubblico di questa futura esposizione:

«Haring è stato un artista che ha trasformato la street art in uno strumento di comunicazione universale, per affrontare temi politici e sociali e lo ha fatto anche come attivista, pensando sempre e traducendolo in opera, che l’arte è per tutte e tutti».

La mostra sarà accompagnata da attività didattiche per giovani e scuole e da visite guidate per il pubblico adulto, con approfondimenti sulla street art newyorkese, sull’impegno civile e sulla dimensione collettiva dell’opera di Haring.

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