
Fonte: Vatican News
Sacerdote, teologo, stratega raffinato e per ben sedici anni alla guida della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), Ruini è stato l'uomo a cui San Giovanni Paolo II affidò la gestione dei delicati rapporti con la politica del Belpaese durante la transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica.
Con la scomparsa del cardinale Camillo Ruini, avvenuta ieri all'età di 95 anni, si chiude una delle pagine più significative e influenti della storia recente della Chiesa italiana.
Il cordoglio del mondo ecclesiale e delle istituzioni è unanime. Papa Leone XIV, in un telegramma inviato alla diocesi di Roma, ha espresso profonda gratitudine per il dono di questo «stimato uomo di Chiesa» e «saggio fratello», ricordandone la «fede profonda, l'acuta intelligenza e lo sguardo lungimirante». Il Pontefice ne ha lodato il proficuo lavoro per la CEI e la costante propensione a un fecondo dialogo con il mondo della cultura.
I funerali del porporato si terranno domani, giovedì 18 giugno, alle ore 16:30 nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Le esequie saranno presiedute dallo stesso Papa Leone XIV.
Alla celebrazione prenderà parte anche il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e attuale presidente della CEI, che concelebrerà la funzione. L'agenda del presidente dei vescovi italiani riflette l'intensità del momento ecclesiale: subito dopo i funerali, Zuppi rientrerà a Bologna per proseguire la sua visita pastorale sull'Appennino fino a domenica 21 giugno. Successivamente, sarà impegnato dal 22 al 26 giugno a Marola (Carpineti) per gli esercizi spirituali con i vescovi dell'Emilia-Romagna, prima di fare nuovamente ritorno in Vaticano il 26 e 27 giugno per partecipare al Concistoro presieduto dal Papa.
Nato a Sassuolo nel febbraio del 1931, Ruini mostrò fin da giovane sui banchi di scuola una spiccata attitudine a difendere le ragioni della fede di fronte alla cultura laica. Divenuto sacerdote a 23 anni ed esperto di teologia dogmatica, la sua vera svolta pubblica coincise con il Convegno ecclesiale di Loreto del 1985. Di lì a poco divenne segretario generale della CEI, ereditando una struttura allora priva di grandi mezzi finanziari. Fu proprio Ruini, insieme a monsignor Attilio Nicora, a gestire la rivoluzione finanziaria dell'8 per mille legata al nuovo Concordato, trasformando la CEI in una macchina organizzativa solida e capace di sostenere anche le missioni nel Terzo mondo.
Nominato presidente della CEI e Vicario per la diocesi di Roma nel 1991 da Papa Wojtyła, Ruini si trovò a navigare nella tempesta di Tangentopoli. Con il crollo della Democrazia Cristiana e la fine dell'unità politica dei cattolici, il cardinale inventò il cosiddetto «Progetto Culturale». L'obiettivo era chiaro: unire i cattolici, pur divisi nei vari partiti, attorno ai «valori non negoziabili» come la famiglia, il matrimonio e la libertà di educazione. Trovò nel centrodestra di Silvio Berlusconi un interlocutore attento, culminando nella storica battaglia astensionista del referendum sulla fecondazione assistita nel 2005.
Sarebbe tuttavia riduttivo ricordare Ruini solo come un fine stratega politico. Il porporato emiliano fu un grande sostenitore dei movimenti ecclesiali laicali e promosse un forte rilancio missionario delle parrocchie. In sintonia con Benedetto XVI, sostenne sempre che l'Italia non fosse un Paese totalmente secolarizzato e che la Chiesa dovesse mantenere una presenza capillare per non risultare «irrilevante». Tra i suoi ultimi incarichi di rilievo, vi fu la guida della commissione d'inchiesta sulle apparizioni di Medjugorje, conclusasi con un parere sostanzialmente positivo sulle prime fasi del fenomeno.
Nonostante le descrizioni giornalistiche lo dipingessero talvolta come un uomo freddo («il cardinal sottile») o gli attribuissero bizzarre passioni mai avute – come quella per i soldatini e i carri armati –, chi lo ha conosciuto da vicino ne ricorda la grande paternità verso i suoi sacerdoti e la totale distanza dai formalismi.
Negli ultimi anni, ormai costretto sulla sedia a rotelle, aveva assistito ai passaggi storici della Chiesa, non mancando di esprimere un rispettoso e franco confronto con il pontificato di Francesco e rendendo infine omaggio, nel 2025, al nuovo Papa Leone XIV. Si è spento nel suo appartamento accanto alle mura vaticane, dove, in totale discrezione e fedele al Vangelo, aveva scelto di dedicare l'ultimo scorcio della sua lunga vita all'accoglienza di neonati abbandonati e bisognosi di cure.
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