
Scontro tra opposizioni regionali, Campidoglio e centrodestra sugli alloggi ex Enasarco.
In Commissione Bilancio della Regione Lazio la maggioranza ha bocciato gli emendamenti presentati dall’opposizione sulla vicenda degli immobili destinati al piano casa di Roma Capitale.
Il caso nasce dal piano di acquisto di 1.040 appartamenti da Fondazione Enasarco da parte del Campidoglio, presentato a fine 2025 come una delle principali operazioni di edilizia residenziale pubblica degli ultimi anni a Roma. L’obiettivo dell’amministrazione capitolina è aumentare il patrimonio di case popolari e assegnare gli alloggi anche attraverso bandi speciali rivolti ad alcune categorie, tra cui donne vittime di violenza e appartenenti alle forze dell’ordine.
Il progetto, però, ha aperto un confronto politico e sociale sui possibili effetti nei condomini interessati, in particolare per la convivenza tra proprietari privati e assegnatari degli alloggi pubblici, per il rischio di morosità e per la gestione delle spese condominiali.
In merito alla vicenda si è accesa ieri la polemica in Regione. Per i capigruppo d’opposizione al Consiglio regionale del Lazio Mario Ciarla (Pd), Marietta Tidei (Iv), Adriano Zuccalà (M5S), Claudio Marotta (SCE) e Alessio D’Amato (Azione), la bocciatura è «un atto grave che ignora le soluzioni concrete proposte per bilanciare il diritto alla casa e la tutela dei residenti».
Secondo i capigruppo, le modifiche presentate nascevano da «un percorso di ascolto diretto con i proprietari degli appartamenti durante l’audizione convocata dalla presidente Corrotti», con l’obiettivo di migliorare il piano di acquisto degli stabili da parte di Roma Capitale e rassicurare chi già vi risiede.
Tra i punti respinti dalla maggioranza figurano la riserva di una quota di alloggi per categorie specifiche — madri single, genitori separati, donne vittime di violenza, anziani autosufficienti, studenti universitari e forze dell’ordine — e l’introduzione di un meccanismo di anticipazione delle spese condominiali da parte del Campidoglio, pensato per prevenire morosità e criticità gestionali.
«Nonostante le aperture mostrate in fase di audizione, la maggioranza ha scelto la via della divisione partitica su un tema che vede 17.000 persone a Roma in attesa di un alloggio e che sarà pilastro della futura programmazione europea», proseguono i capigruppo.
Per le opposizioni, il centrodestra avrebbe scelto una linea di chiusura su un tema sociale prioritario. «Mentre l’opposizione ha lavorato per offrire risposte pragmatiche e rassicurare i cittadini, il centrodestra ha preferito tradire gli impegni presi in Commissione, dimostrando una preoccupante mancanza di sensibilità verso un’emergenza sociale che dovrebbe essere priorità assoluta per tutti», concludono.
Sulla vicenda intervengono anche l’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale, Tobia Zevi, e il presidente della Commissione Patrimonio e Politiche abitative, Yuri Trombetti, che parlano di una contraddizione tra quanto avvenuto in Regione Lazio e quanto approvato in Campidoglio.
«In Campidoglio, sullo stesso tema, sono stati approvati emendamenti, ordini del giorno proposti dalla destra, frutto di un ampio confronto, che recepivano anche indicazioni della stessa destra che oggi blocca in Regione», dichiarano Zevi e Trombetti.
Per i due esponenti capitolini, le misure respinte avrebbero rafforzato l’impianto sociale dell’operazione, con priorità agli aventi diritto in graduatoria ERP, bandi speciali per categorie fragili, nuclei con minori, donne vittime di violenza e strumenti per prevenire squilibri condominiali.
«Più che una scelta di merito, appare una scelta politica che rallenta un intervento necessario. Questa non è politica, ma tattica. E a pagarne il prezzo sono i cittadini», aggiungono Zevi e Trombetti, confermando che Roma Capitale andrà avanti con i bandi speciali «così come previsto dalla legge regionale».
Di segno opposto la posizione del capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina, Fabrizio Santori, che critica l’operazione Enasarco di Roma Capitale e la definisce «economicamente insostenibile».
Santori punta il dito sui costi condominiali degli immobili coinvolti nell’operazione. «Dai dati che stanno emergendo in queste settimane – dal quadrante della Cassia al Nuovo Salario, fino a Prati Fiscali e ad altri complessi inseriti nelle liste di acquisto, Settecamini, Axa e altri – si conferma una realtà allarmante: in molti immobili le spese condominiali oscillano tra i 200, 300 e fino a 500 euro al mese, tra portineria, riscaldamento centralizzato, giardinaggio e gestione delle aree comuni».
Secondo Santori, si tratta di «costi incompatibili con le finalità dell’edilizia residenziale pubblica». Il rischio, sostiene, riguarda in particolare i cosiddetti condomini misti: da un lato possibili morosità strutturali, dall’altro l’eventualità che il Campidoglio debba intervenire economicamente, scaricando i costi sui romani.
«Le delibere di acquisto degli immobili Enasarco devono essere immediatamente annullate: in caso contrario, i danni economici saranno incalcolabili», conclude Santori.
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