Roma, 29 aprile 2026
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Spari al corteo del 25 aprile a Roma, fermato un 21enne. ANPI convoca un presidio: «Non ci facciamo intimidire»

Il giovane è accusato di tentato omicidio e detenzione di armi dopo il ferimento di due iscritti ANPI vicino Parco Schuster. La Brigata Ebraica prende le distanze: «Non lo conosciamo»

di Giacomo Zito - TEMPO DI LETTURA 5'
Spari al corteo del 25 aprile a Roma, fermato un 21enne. ANPI convoca un presidio: «Non ci facciamo intimidire»

È stato fermato nella notte Eithan Bondì, il 21enne accusato di aver sparato con una pistola a piombini contro due iscritti all’ANPI al termine della manifestazione del 25 aprile nei pressi di Parco Schuster, vicino alla Basilica di San Paolo, a Roma.

Il giovane è stato bloccato dai poliziotti della Digos e del Commissariato Colombo al termine di un’attività di indagine coordinata dalla Procura di Roma. Le contestazioni, allo stato, sono quelle di tentato omicidio e porto e detenzione illegale di armi.

Secondo quanto emerso, il 21enne avrebbe affermato: «Faccio parte della Brigata Ebraica». Una frase che, secondo quanto si apprende, sarebbe però destituita di ogni fondamento.

Dopo il fermo, ANPI Roma ha annunciato per oggi pomeriggio, alle 16.30, un presidio nel luogo dell’aggressione, in via delle Sette Chiese, zona San Paolo.

Le indagini e il ruolo delle telecamere

A portare gli investigatori al fermo sarebbero state le immagini delle telecamere di videosorveglianza in dotazione al Comune di Roma e alla Questura capitolina.

Dai frame acquisiti, gli investigatori sarebbero riusciti a risalire al modello dello scooter utilizzato e a estrapolare alcuni dati parziali della targa del motoveicolo. Da lì l’identificazione dell’intestatario e utilizzatore dello scooter.

Il giovane, difeso dall’avvocato Cesare Gai, è stato perquisito e dovrà essere interrogato dagli inquirenti della Procura di Roma nei prossimi giorni. Restano al vaglio degli investigatori le motivazioni del gesto.

La Brigata Ebraica prende le distanze

La Brigata Ebraica ha fatto sapere di aver appreso dalla stampa la notizia del fermo e ha dichiarato «di non conoscerlo e di non avere tra i suoi membri persone che rispondano a questo nome». Ha inoltre sottolineato «di non aver alcun rappresentante né iscritto nella città di Roma».

Durissima la posizione di Davide Romano, direttore del museo della Brigata Ebraica di Milano: «Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza».

Romano ha aggiunto che «la Brigata Ebraica ha combattuto per la libertà e la dignità umana» e che «strumentalizzarne il nome per giustificare o coprire comportamenti violenti è un oltraggio alla sua memoria e a tutti coloro che si sono sacrificati sotto quella bandiera».

Poi il ringraziamento alle forze dell’ordine «per aver agito con tale rapidità» e l’annuncio della possibilità di azioni legali «contro tutti quelli che usano e useranno il nome della Brigata Ebraica per accostarlo a questo atto vergognoso». «La violenza non ha mai fatto parte dei nostri valori e non li rappresenterà mai», ha concluso.

ANPI Roma: «Non ci facciamo intimidire»

Dopo il fermo, ANPI Roma ha annunciato per oggi pomeriggio, alle 16.30, un presidio nel luogo dell’aggressione, in via delle Sette Chiese, zona San Paolo.

«Il 25 aprile si è presentato alla grande e popolare manifestazione, che celebrava l’Anniversario della Liberazione dal nazifascismo, coperto da un casco integrale e armato di pistola a piombini con cui ha sparato contro una compagna e un compagno dell’ANPI», si legge nella nota dell’associazione romana.

Secondo ANPI Roma, i due feriti sarebbero stati colpiti perché «rei di indossare il fazzoletto della nostra associazione partigiana». L’associazione parla inoltre di «retoriche vittimistiche e deformazioni a mezzo stampa» che «crollano davanti ai fatti».

La nota nazionale dell’ANPI

È intervenuta anche la segreteria nazionale ANPI, che ha chiesto una presa di posizione alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, alla Comunità ebraica di Roma e all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

«Non può sfuggire a nessuno l’estrema gravità della vicenda», scrive l’ANPI nazionale, chiedendo alla magistratura di appurare «l’esistenza di eventuali mandanti dell’aggressione armata avvenuta a Roma» e di aprire un’inchiesta su presunti «gruppi paramilitari».

L’associazione chiede inoltre un «incontro urgentissimo» alla presidente nazionale dell’UCEI, con l’obiettivo dichiarato di «superare eventuali incomprensioni e isolare qualsiasi frangia violenta».

La donna ferita: «Resto ferma nella mia posizione di vittima»

A parlare è stata anche Rossana Gabrieli, una delle due persone ferite il 25 aprile. «Se confermate le indiscrezioni giornalistiche finora uscite desidero esprimere la mia più sincera gratitudine agli inquirenti per aver individuato il responsabile dell’atto criminale avvenuto il 25 aprile scorso», ha dichiarato.

Gabrieli ha aggiunto di provare tristezza nell’apprendere che la persona fermata sia «così giovane, appena ventunenne, e già così imbevuta di odio».

«Nonostante ciò, resto ferma nella mia posizione di vittima che chiede che la giustizia faccia il suo corso», ha spiegato, auspicando infine che «il livello di contrapposizione nel dialogo tra tutte le parti, in particolare tra quelle politiche, possa trovare toni più pacati e una comunicazione più efficace».

Il caso dell’omonimo

Nelle stesse ore è intervenuto sui social anche Eitan Bondì, giovane appartenente alla Comunità ebraica ed ex vice coordinatore di Forza Italia nel municipio VII di Roma, precisando di essere estraneo alla vicenda.

«Ho ricevuto negli ultimi minuti diversi messaggi in merito alla notizia riguardante gli eventi di Parco Schuster avvenuti il 25 aprile. Ci tengo a chiarire subito che non sono io e sono totalmente estraneo ai fatti», ha scritto.

L’omonimo ha parlato di un possibile caso di omonimia e ha chiesto di non associare la sua identità alla vicenda.

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