Roma, 16 aprile 2026
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Assolti sette attivisti di Ultima Generazione spogliati nudi in strada a via Barberini: «Il fatto non sussiste»

Il Tribunale di Roma assolve sette attivisti di Ultima Generazione per il blocco del 4 maggio 2023 in via del Tritone. «Il fatto non sussiste», ma per gli attivisti resta il tema dei sussidi ai combustibili fossili

di Edoardo Iacolucci - TEMPO DI LETTURA 3'
Assolti sette attivisti di Ultima Generazione spogliati nudi in strada a via Barberini: «Il fatto non sussiste»

Il Tribunale di Roma ha assolto sette attiviste e attivisti di Ultima Generazione accusati di interruzione di pubblico servizio per il blocco stradale del 4 maggio 2023 in via del Tritone. La decisione, arrivata il 15 aprile, stabilisce che «il fatto non sussiste» e rappresenta la 71esima assoluzione per le azioni del movimento.

Un esito giudiziario che segna un punto a favore della disobbedienza civile nonviolenta, ma che, secondo gli attivisti, non riduce l’urgenza del messaggio. La protesta, messa in atto mentre iniziava l’alluvione che avrebbe devastato l’Emilia Romagna, aveva voluto denunciare la fragilità di persone e territori davanti alla crisi climatica.

«Avevamo ragione»: le parole degli attivisti

«Tre anni fa io e altre cinque persone ci siamo sedute in strada, ci siamo tolte la maglietta e abbiamo urlato che la dipendenza dai combustibili fossili era un’emergenza ambientale e sociale. Avevamo ragione», ha dichiarato Carlotta, 36 anni, tra le assolte.

Nel suo intervento sottolinea come il contesto sia peggiorato: «Oggi abbiamo la guerra in Iran che fa impennare i prezzi dell’energia, abbiamo il governo che ha posticipato la chiusura del carbone al 2038, e abbiamo la riprova che di questa ‘tanto sbandierata sovranità energetica’ non c’è traccia».

E aggiunge: «Perché sovranità energetica senza l’abbandono dai fossili è solo una presa in giro. Loro continuano a fare finta che questa crisi non ci sia. Noi, intanto, paghiamo».

L’azione del 2023: protesta a torso nudo e intervento delle forze dell’ordine

Quel 4 maggio 2023, gli attivisti avevano bloccato il traffico in via del Tritone, all’altezza di piazza Barberini, togliendosi la maglietta e restando a torso nudo. Una persona si era denudata completamente. L’azione si inseriva nella campagna «Non paghiamo il fossile».

Le forze dell’ordine erano intervenute dopo pochi minuti, portando via i presenti. «Diranno forse che siamo oscene- aveva dichiarato Eos durante la protesta -. Ma io mi chiedo. Siamo oscene? Osceno è quello che è successo ieri in Emilia Romagna e il Governo, che sa che questi eventi estremi continueranno a succedere e nonostante ciò continua a investire nelle fonti fossili».

Anche Agustina aveva spiegato le ragioni dell’azione: «Sono terrorizzata da quello che porterà con sé lo scarseggiare del cibo e dell’acqua, la distruzione dei nostri territori e delle nostre case, l’impoverimento massivo delle persone».

Italia e sussidi fossili: 48 miliardi nel 2024

A sostenere la denuncia degli attivisti sono anche i dati. Secondo l’ultimo rapporto di Legambiente, nel 2024 l’Italia ha speso 48,3 miliardi di euro in sussidi ambientalmente dannosi.

Si tratta di trasferimenti e agevolazioni fiscali che finiscono per sostenere settori energivori e inquinanti, contribuendo a mantenere il Paese legato ai combustibili fossili. Una situazione che, secondo il movimento, si traduce in costi più alti per cittadini e imprese.

«Nel 2023 chiedevamo di smettere di pagare il fossile. Nel 2026 ripetiamo: basta», è la sintesi della posizione.

Crisi climatica e responsabilità politiche

Le alluvioni e i fenomeni estremi, come quelli che avevano colpito l’Emilia Romagna, vengono indicati come prova della crescente instabilità climatica. Gli scienziati hanno evidenziato da tempo l’alternanza tra siccità prolungate e eventi estremi.

Secondo gli attivisti, la risposta istituzionale resta insufficiente. La critica riguarda in particolare la mancanza di una transizione ecologica strutturale e il continuo sostegno alle fonti fossili.

L’assoluzione chiude il capitolo giudiziario, ma lascia aperto quello politico e sociale. Il messaggio, ribadiscono, «rimane più urgente e attuale che mai».

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