
Una donna di 99 anni con circa 1.500 euro di morosità e una donna con disabilità, assistita da un amministratore di sostegno, destinataria di un provvedimento per un importo analogo. Sono due dei casi segnalati da Unione Inquilini Regione Lazio nell’ambito delle circa 1.700 procedure di decadenza dagli alloggi annunciate dalla Direzione generale di Ater Provincia di Roma.
Il sindacato degli inquilini chiede ora all’ente di rendere pubblici i criteri utilizzati e di introdurre una valutazione sociale preventiva, soprattutto quando i provvedimenti riguardano anziani, persone con disabilità, nuclei con minori o famiglie in difficoltà economica.
Secondo Emanuela Isopo, referente del Comitato Inquilini Ater Provincia di Roma per Unione Inquilini, i primi casi raccolti agli sportelli mostrerebbero la necessità di valutare con maggiore attenzione le singole condizioni:
«Dietro quelle 1.700 lettere non ci sono pratiche amministrative, ma persone in carne e ossa. Se il risultato è colpire anziani, persone con disabilità, madri sole e nuclei fragili per morosità contenute, allora il problema non è soltanto contabile: è politico e sociale. Ater dovrebbe spiegare quali criteri sta utilizzando e perché il pugno duro sembra abbattersi proprio su chi avrebbe bisogno di maggiore tutela».
Unione Inquilini precisa allo stesso tempo di chiedere da anni interventi nei confronti di chi continua a occupare un alloggio pubblico pur disponendo di redditi elevati e condizioni economiche non più compatibili con la funzione sociale dell’edilizia residenziale pubblica.
Il sindacato chiede ad Ater Provincia di Roma di comunicare quanti dei circa 1.700 provvedimenti riguardino anziani, persone con disabilità, famiglie con minori, utenti seguiti dai servizi sociali e nuclei economicamente fragili:
«Non possiamo accettare un modello nel quale si è inflessibili con una novantanovenne o con una donna disabile per 1.500 euro, mentre rimangono irrisolti il problema degli alloggi vuoti, quello delle manutenzioni, dei condomini misti e quello di chi occupa patrimonio pubblico pur avendo condizioni economiche incompatibili con la sua funzione sociale», prosegue Isopo.
Prima della perdita dell’alloggio, la richiesta è che venga effettuata una verifica sociale effettiva e che vengano proposti piani di rientro sostenibili quando la morosità è contenuta e coinvolge persone vulnerabili.
Nel comunicato Unione Inquilini richiama anche le altre criticità che, a suo giudizio, interessano il patrimonio Ater: alloggi abbandonati o non riassegnati, problemi di manutenzione ordinaria e straordinaria e la necessità di maggiore trasparenza sul piano delle vendite.
Per l’organizzazione, il rischio è che l’edilizia pubblica finisca per essere gestita secondo criteri esclusivamente contabili, perdendo la propria funzione di tutela delle fasce più vulnerabili:
«La casa popolare nasce per garantire un diritto e una protezione sociale. Se si perde questo principio, Ater perde la propria ragione d’essere».
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