
L’estate non è ancora finita, ma sul litorale romano si guarda già alla prossima stagione. Gli operatori che quest’anno gestiscono gli stabilimenti grazie ai bandi pubblici del Comune sanno infatti che la prosecuzione dell’attività nel 2027 dipenderà dal rispetto di una serie di obblighi fissati dall’amministrazione capitolina.
Nel corso di un incontro con i rappresentanti delle imprese balneari, il Campidoglio ha illustrato le condizioni considerate indispensabili per ottenere il rinnovo della concessione. Non si tratta di nuove clausole inserite all’ultimo momento, ma di prescrizioni già previste dalla normativa sul demanio marittimo e richiamate anche negli atti sottoscritti dai concessionari all’inizio della stagione.
Tra gli interventi richiesti c’è l’eliminazione delle strutture che impediscono di vedere il mare dalla strada. Recinzioni e inferriate, dove presenti, dovranno essere rimosse per rendere il fronte mare più aperto e accessibile.
L’altra questione riguarda le cabine in legno e tutte quelle installazioni che non dispongono dei requisiti necessari per rimanere sull’arenile. Al termine della stagione estiva dovranno essere smontate le strutture facilmente amovibili o quelle prive delle autorizzazioni urbanistiche che ne consentano la permanenza.
Il termine fissato resta quello della chiusura della stagione balneare, prevista dopo il 30 ottobre.
Le indicazioni del Comune, però, sono accolte con alcune riserve dagli operatori del settore, che evidenziano problemi sia pratici sia economici.
Secondo Massimo Muzzarelli, presidente di Federbalneari Roma e vicepresidente di Federbalneari Lazio, non tutte le situazioni possono essere affrontate allo stesso modo.
“Ci sono delle criticità da considerare. Va bene la rimozione delle recinzioni, laddove il muro è basso non vedo problemi. Però bisogna considerare che in alcuni punti il dislivello tra la strada e la spiaggia è notevole e farlo può diventare pericoloso”.
Anche la questione delle cabine presenta aspetti complessi. Molte strutture, soprattutto quelle più datate, potrebbero non essere riutilizzabili una volta smontate e finire direttamente in discarica, con costi aggiuntivi per gli operatori che dovrebbero poi affrontare anche l’eventuale acquisto di nuovi manufatti.
Le imprese sottolineano inoltre che il tempo a disposizione per recuperare gli investimenti sarebbe molto limitato. Con concessioni valide soltanto fino al 2027, gli interventi richiesti rischiano infatti di incidere pesantemente sui bilanci delle attività.
A questo si aggiunge un altro problema evidenziato dalla categoria: quello dello stoccaggio delle cabine una volta rimosse.
“Bisogna anche capire dove andrebbero posizionate le cabine smontate, perché non possono essere accatastate in spazi che non siano adibiti al loro stoccaggio: si configurerebbe un abuso”,
osserva ancora Muzzarelli.
Nel frattempo alcuni concessionari hanno deciso di anticipare i tempi. È il caso dello stabilimento Marechiaro, dove la nuova gestione, entrata in attività nelle scorse settimane, ha già provveduto a eliminare le inferriate che separavano la spiaggia dalla strada.
Un intervento che rappresenta un primo esempio della trasformazione immaginata dal Campidoglio per il litorale romano. La prospettiva è quella di una costa più aperta e con meno barriere, un indirizzo che accompagnerà anche l’attuazione del futuro Piano di utilizzo degli arenili e che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrà ridisegnare progressivamente il rapporto tra Ostia e il suo mare.
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