Roma, 8 luglio 2026
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A Corviale c’è chi raccoglie siringhe per strada e salva persone dall’overdose

Alla Biblioteca Renato Nicolini di Corviale presentati i primi dati della campagna Dove la butto di Villa Maraini e Croce Rossa Italiana: oltre 2 mila persone contattate e 3.274 siringhe raccolte o rese

di Edoardo Iacolucci TEMPO DI LETTURA 3'
A Corviale c’è chi raccoglie siringhe per strada e salva persone dall’overdose

Negli ultimi due mesi, a Roma, due persone sono state salvate da overdose durante le attività della campagna Dove la butto. È il dato più duro, e anche quello che spiega meglio perché una campagna nata per raccogliere siringhe abbandonate nei quartieri sia in realtà qualcosa di più: un modo per arrivare dove spesso i servizi non arrivano, direttamente in strada, tra chi usa sostanze, chi vive ai margini e chi non si avvicinerebbe mai spontaneamente a un percorso di cura.

I dati sono stati presentati mercoldì 8 luglio alla Biblioteca Renato Nicolini di Corviale, quartiere simbolo della periferia romana. L’iniziativa è promossa dall’Unità Itinerante di Villa Maraini, Agenzia nazionale della Croce Rossa Italiana per le dipendenze patologiche, con il sostegno del Campidoglio e in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Come funziona Dove la butto

Il meccanismo è semplice: chi trova una siringa abbandonata può segnalarla via WhatsApp (al numero 339 4977620), inviando la posizione. Gli operatori intervengono, raccolgono il materiale e bonificano l’area. Ma il punto vero non è soltanto togliere le siringhe da terra. È usare quella presenza sul territorio per incontrare le persone che consumano droghe, parlare con loro, offrire supporto, consulenze e accesso ai servizi.

Nei primi due mesi della campagna sono state raccolte o rese 3.274 siringhe. Di queste, 51 sono state recuperate grazie a 11 segnalazioni arrivate dai cittadini via WhatsApp. Gli interventi hanno riguardato otto municipi di Roma: il IV, VI, VII, VIII, IX, X, XI e XII.

Le persone contattate sono state 2.116, di cui 1.662 uomini e 454 donne. Gli operatori hanno inoltre fornito 267 consulenze psicologiche e distribuito 794 beni alimentari.

A Corviale si è parlato di droga senza girarci intorno

L’incontro alla Biblioteca Renato Nicolini si è aperto con un brano dedicato alle periferie, composto e interpretato da Emilio Stella, cantautore romano legato al racconto sociale della città. Poi sono arrivati gli interventi istituzionali, gli operatori, i volontari e soprattutto il confronto con il pubblico sulle dipendenze patologiche.

A introdurre l’evento è stato Massimo Barra, medico, fondatore di Villa Maraini e figura storica nell’assistenza alle persone con dipendenze. Barra ha spiegato che Corviale è un luogo simbolico, ma non un’eccezione.

«Oggi abbiamo dato la parola ai protagonisti, a coloro che pagano sulla propria pelle il consumo di sostanze, in un luogo simbolo che è Corviale, ma saremmo comunque potuti andare in qualunque altro quartiere di Roma che è impregnata di droga.»

Il senso della campagna, ha aggiunto Barra, è stare dove il problema esiste davvero, senza aspettare che siano le persone più fragili a bussare alla porta dei servizi.

«campagne come «Dove la butto» ci servono proprio ad essere sempre più operativi e presenti in strada. Abbiamo ascoltato le richieste di chi vive questo dramma ed è emerso, per esempio che serve più accoglienza notturna»

Il problema dello stigma

Tra gli interventi, anche quello di Carla Consuelo Fermariello, presidente della Commissione Scuola di Roma Capitale, che ha parlato delle richieste arrivate dagli ospiti in cura a Villa Maraini. Il punto, ha detto, è anche politico e culturale: chi usa sostanze viene spesso visto solo come un problema di ordine pubblico, non come una persona da agganciare, ascoltare e aiutare:

«Questa mattina dopo aver comunicato i dati di questi primi 2 mesi di attività, oltre 2.000 persone incontrate abbiamo preso impegni per il futuro, basandoci sulle richieste fatte proprio dagli ospiti in cura a Villa Maraini, perché sono convinta che la lotta alla discriminazione verso chi usa sostanze sia uno degli obiettivi prioritari della città.»

È una parte centrale del lavoro di strada: provare a costruire fiducia con persone che spesso hanno già sperimentato esclusione, vergogna, giudizio o semplicemente indifferenza. Per questo lo scambio di siringhe sterili, la raccolta di quelle usate, una consulenza o un bene alimentare non sono gesti separati, ma pezzi dello stesso intervento.

I volontari in strada

All’incontro erano presenti anche i volontari della Croce Rossa Italiana Area Metropolitana di Roma Capitale. Il presidente Francesco Pastorello, rappresentante dell’organizzazione nell’area romana, ha spiegato che la collaborazione con Villa Maraini punta a coinvolgere i volontari in un lavoro concreto di prossimità:

«Collaborare con Villa Maraini in strada andando ad incontrare giovani è una missione fondamentale, che stiamo proponendo ai nostri volontari. Infatti con il pretesto dello scambio della siringa sterile, li avviciniamo e con il tempo li guidiamo verso un percorso di cura.»

Dove molti vedono solo degrado, gli operatori provano a vedere una possibilità di contatto. Dove spesso si chiede solo di pulire, loro provano anche a capire chi c’è dietro quello sporco, e cosa serve per evitare che una persona finisca da sola, di notte, in overdose.

I numeri raccontano una città che non può far finta di niente

Il bilancio dei primi due mesi di Dove la butto dice che il problema esiste, è diffuso e attraversa molti quartieri. Due persone salvate da overdose, più di 2 mila contatti in strada, migliaia di siringhe raccolte o restituite, centinaia di consulenze psicologiche: non sono numeri da campagna di decoro urbano, ma da intervento sociale.

Ed è probabilmente questo il punto più oscuro. Le siringhe abbandonate si vedono, fanno paura e indignano. Ma le persone che le hanno usate, spesso spariscono dal discorso pubblico. La campagna di Villa Maraini e Croce Rossa Italiana prova a fare l’opposto: partire da ciò che resta per strada per arrivare a chi, in quella strada, rischia di restare intrappolato.

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