Roma, 18 marzo 2026
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Cuba, arrivata a l'Avana la delegazione partita da Fiumicino: in consegna farmaci oncologici e beni di prima necessità

La prima riunione delle attivisti e degli attivisti si è tenuta intorno alle 14 di mercoledì 18 marzo - quando a Cuba erano le ore 9 del mattino - per organizzare le visite in cinque strutture sanitarie dell'isola e per consegnare i primi aiuti umanitari

di Titty Santoriello IndianoULTIMO AGGIORNAMENTO 2 ore fa - TEMPO DI LETTURA 2'
Cuba, arrivata a l'Avana la delegazione partita da Fiumicino: in consegna farmaci oncologici e beni di prima necessità

È arrivata a l'Avana - nella notte tra martedì e mercoledì 18 marzo - la delegazione italiana dell’European Convoy for Cuba partita da Roma Fiumicino: una missione internazionale che sta portando farmaci, beni essenziali e solidarietà alla popolazione cubana. Un secondo gruppo si è imbarcato a Milano Malpensa mentre altri si stanno muovendo da diverse città europee via aerea e via mare.

La delegazione partita da Roma

La delegazione partita dalla Capitale è composta associazioni della società civile, organizzazioni sindacali, movimenti e forze politiche fra cui Alleanza Verdi Sinistra e Potere al Popolo. Tra gli attivisti di Sinistra italiana ci sono Gianluca Peciola, responsabile Diritti Umani del partito e l'infermiere Alessandro Bonanni.

I motivi della missione

La missione nasce in risposta a una crisi economica e sociale sempre più pesante aggravata dalle restrizioni statunitensi. Le difficoltà colpiscono direttamente la vita quotidiana: carenza di farmaci, problemi nell’approvvigionamento energetico, blackout frequenti e servizi essenziali messi sotto pressione.

“Il ricatto imposto al popolo cubano si traduce oggi in una crisi sanitaria ed energetica gravissima che colpisce direttamente la popolazione», ha dichiarato Peciola. «È compito della politica e della società civile alzare la voce in difesa dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei popoli», ha aggiunto

Le iniziative in programma

Da fonti de La Capitale, la prima riunione delle attivisti e degli attivisti si è tenuta intorno alle 14 di mercoledì 18 marzo - quando a Cuba erano le ore 9 del mattino - per organizzare le visite in cinque strutture sanitarie dell'isola e per consegnare i primi aiuti umanitari.

«Una missione concreta»

L’iniziativa è promossa da Aicec (Agenzia per l’Interscambio Culturale ed Economico con Cuba) nell’ambito della campagna internazionale «Let Cuba Breathe», parte del più ampio Nuestra América Convoy coordinato da Progressive International. Il volo umanitario partito il 17 marzo ha raggiunto L’Avana dove la delegazione si è unita alla flotilla internazionale per la consegna coordinata degli aiuti.

«Non si può accettare nel XXI secolo una punizione collettiva come strumento politico», ha dichiarato Michele Curto, presidente di Aicec. «Lasciare respirare Cuba - ha aggiunto - significa permettere l’arrivo di farmaci e cooperazione civile. Non è un’iniziativa simbolica, ma una missione concreta», ha ribadito Curto.

Oltre 50 organizzazioni

La missione coinvolge oltre 50 organizzazioni tra associazioni, sindacati e realtà della società civile. Ogni partecipante ha contribuito portando medicinali, in particolare farmaci oncologici e per terapie complesse, difficili da reperire a Cuba. Oltre a visitare le strutture sanitarie la delegazione incontrerà istituzioni locali e realtà sociali, con l’obiettivo di monitorare la situazione e rafforzare i rapporti di cooperazione.

«Rompere il silenzio»

La campagna “Let Cuba Breathe” nasce per denunciare gli effetti concreti delle restrizioni economiche sulla popolazione cubana: ostacoli alle transazioni bancarie, difficoltà nell’acquisto di tecnologie mediche e blocchi nell’accesso al carburante. «Non si tratta - sottolineano i promotori - di una crisi visibile come in altri scenari di guerra, ma di una pressione costante che si manifesta nella quotidianità: negli ospedali, nelle scuole, nei trasporti e nella vita domestica delle famiglie».

«L’obiettivo - aggiungono - è rompere il silenzio internazionale e costruire una rete di solidarietà capace di sostenere concretamente la popolazione cubana».
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