
Nel Lazio circa 328mila persone convivono con il diabete di tipo 2, pari al 5,7 per cento della popolazione. Un dato cresciuto nell’ultimo decennio che si accompagna a criticità ancora presenti nella diagnosi, nell’accesso alle cure e nel coordinamento tra medicina generale e specialisti.
È il quadro emerso dalla ricerca presentata a Roma dalla Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere (FIASO), nella terza tappa del progetto nazionale dedicato alla capacità dei sistemi sanitari regionali di gestire il diabete di tipo 2.
I dati epidemiologici, riferiti al 1° gennaio 2024 e forniti dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, indicano una prevalenza vicina alla media nazionale.
La diffusione del diabete aumenta con l’età. Tra i residenti del Lazio con più di 35 anni la prevalenza raggiunge l’8,3 per cento, mentre tra gli over 65 sale al 16 per cento. Nella fascia compresa tra 75 e 85 anni arriva al 18 per cento.
Numeri che rendono più complessa la presa in carico soprattutto quando alla patologia si associano altre malattie croniche o complicanze.
Secondo i dati riportati nell’indagine, nel 2020 nel Lazio sono stati registrati 2.200 decessi attribuiti al diabete. Si tratta dell’ultimo anno disponibile nel materiale presentato per questo specifico indicatore.
L’analisi FIASO non si concentra soltanto sulla diffusione della malattia, ma sulla capacità del sistema sanitario regionale di garantire una presa in carico continua e omogenea.
Nel Lazio sono presenti una rete diabetologica e competenze specialistiche consolidate, ma restano differenze nell’accesso ai servizi e nell’applicazione dei percorsi assistenziali.
Tra le criticità individuate figurano il ritardo nella diagnosi, un’integrazione ancora insufficiente tra ospedale e territorio e il rinvio dell’intensificazione delle terapie quando il controllo della glicemia non raggiunge gli obiettivi previsti.
A questi aspetti si aggiungono le differenze nell’accesso alle innovazioni terapeutiche e la necessità di rafforzare il coordinamento tra medici di medicina generale e diabetologi.
Nel modello assistenziale regionale, le persone con diabete in condizioni stabili vengono seguite prevalentemente dal medico di medicina generale, mentre i servizi specialistici di diabetologia intervengono soprattutto nei casi più complessi, instabili o accompagnati da complicanze.
In questo quadro, lo studio individua nelle Case della comunità uno degli strumenti attraverso cui rafforzare la gestione delle cronicità e la continuità dell’assistenza.
«Siamo in una fase nuova della vita del Servizio sanitario nazionale», ha spiegato Giuseppe Quintavalle, presidente FIASO e direttore generale della Asl Roma 1, richiamando le opportunità offerte sia dalle nuove strutture territoriali sia dagli strumenti digitali e dalla telemedicina.
L’obiettivo, ha aggiunto, è costruire insieme alla comunità diabetologica un sistema capace di misurare «la reale capacità» dei servizi di garantire percorsi di presa in cura di qualità, equi e sostenibili, facendo emergere anche le buone pratiche già presenti.
Il progetto nazionale FIASO proseguirà dopo la tappa del Lazio in Veneto e Toscana e si concluderà a dicembre con una giornata di sintesi al ministero della Salute.
La Capitale, il nuovo giornale online di Roma
La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024
DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi