
Foto del Comitato di quartiere «Don Bosco»
Un presidio per la legalità: associazioni, comitati, sindacati, realtà sociali e forze politiche si ritroveranno, venerdì 9 ottobre alle 18, in viale San Giovanni Bosco, davanti alla scuola De Curtis. La mobilitazione segue le esplosioni che negli ultimi mesi hanno colpito il quartiere Don Bosco nel Municipio VII, fino all'ultimo episodio avvenuto in via Calpurnio Fiamma. La situazione sta preoccupando anche la sinistra romana che ha annunciato di aderire alla manifestazione.
«In queste ore la comunità di attiviste e attivisti è al lavoro assieme alle altre forze democratiche, reti associative e autorità municipali per organizzare questa mobilitazione e sostenere cittadini e cittadine che chiedono di non essere lasciati soli dalle istituzioni», scrivono in una nota i rappresentanti di Sinistra Civica Ecologista.
Le esplosioni nel quartiere Don Bosco, come quelle di San Basilio, Alessandrino e Borghesiana, sono per Sce «fatti inaccettabili che rendono impellente l'intervento del Governo». La nota ribadisce che «la sicurezza si costruisce ogni giorno con la presenza dello Stato e il sostegno alle reti sociali, culturali e di comunità».
«C'è una concentrazione di ordigni e di fenomeni criminali: da quest'estate siamo al terzo ordigno nel nostro municipio», dice a La Capitale il consigliere di Sce Sandro Luparelli.
L'ultimo è stato collocato in via Calpurnio Fiamma, strada molto frequentata e densamente abitata, a pochi metri dalla metropolitana e da via Tuscolana. I vari episodi hanno generato una forte preoccupazione tra i cittadini della zona. Se il Municipio e la Prefettura hanno avviato un tavolo di confronto, al momento chi vive il quartiere lamenta l'assenza e il silenzio del ministero dell'Interno e della Questura.
«Per ora non abbiamo avuto risposte. Vorremmo una loro presa di posizione, un resoconto su quello che sta avvenendo, per tranquillizzare i cittadini», precisa Luparelli auspicando una conferma che «le indagini siano in corso».
In attesa dei risvolti delle indagini, le cause della condizione di insicurezza che si vive nel quartiere Don Bosco vengono ricercate anche nelle dinamiche del commercio nella zona. Secondo alcuni abitanti, già prima della pandemia la situazione era critica. Negli anni successivi molte attività non hanno più riaperto e il numero dei negozi chiusi è cresciuto. Le serrande abbassate e le luci spente vengono percepite come ulteriore elemento critico.
La proposta di Sce, da questo punto di vista, è intervenire sugli affitti commerciali, calmierandoli, e chiedere agli enti previdenziali proprietari degli immobili, come Inps ed Enasarco, una politica che favorisca la riapertura dei locali.
«Dopo la pandemia il quartiere ha subito un altro duro colpo: molte attività, dopo due o tre anni di sofferenza economica e indebitamento, non sono più riuscite a ripartire. I negozi che ce la fanno sono solo quelli con grandi capitali», prosegue Luparelli.
«Le serrande abbassate - osserva il consigliere - incidono anche sulla percezione di sicurezza». Ad esempio «l'area pedonale di via Flavio Stilicone, a ridosso di via Calpurnio Fiamma, è animata e frequentata, ma nelle strade buie con i negozi chiusi cresce il disagio, soprattutto tra le donne».
Negli ultimi anni aprono soprattutto ristoranti e negozi di frutta e verdura, mentre molti giovani rinunciano a investire per affitti troppo onerosi e le attività storiche non trovano chi le rilevi. In viale San Giovanni Bosco, dove si terrà il presidio, ci sono, secondo Luparelli, un centinaio di serrande chiuse.
Un altro tema all'attenzione della politica è quello dei presidi territoriali di sicurezza. Sce lancia una richiesta precisa:
«Chiediamo di scongiurare qualsiasi dimensionamento o accorpamento dei commissariati, perché rappresenterebbe una riduzione dei presidi sul territorio».
Il lavoro investigativo, riconosce Luparelli, «è fondamentale per smantellare piazze di spaccio e organizzazioni criminali, ma per chi vive il quartiere il senso di sicurezza passa anche dalla presenza di commissariati, stazioni dei carabinieri e presidi di prossimità».
La mobilitazione di venerdì, chiarisce il consigliere, è «una manifestazione contro la criminalità organizzata, ma sarà anche l'occasione per affrontare la sicurezza quotidiana: la paura di essere aggrediti sotto casa, gli scippi, il decoro».
A questo proposito, in Campidoglio opera da metà settembre una commissione speciale sulla sicurezza che ha elaborato il «Piano notte» con interventi sull'illuminazione e una rete di presidi con il coinvolgimento della Protezione civile. Il piano si concentra sulla movida, sulla sicurezza stradale, sulla raccolta straordinaria dei rifiuti nelle zone più vissute e riguarda soprattutto i quartieri come Pigneto e San Lorenzo, oltre al Centro storico.
«Questo non basta», avverte Luparelli, ricordando che le competenze su ordine pubblico e sicurezza fanno capo alla Questura di Roma e al Ministero dell'Interno.
La manifestazione nel quartiere Don Bosco ha raccolto l'adesione di tutta la sinistra.
«La guerra criminale in atto per il predominio dei traffici illeciti rischia di coinvolgere cittadini e questo è intollerabile», si legge in una nota di Alleanza Verdi e Sinistra che annuncia la presenza dei suoi rappresentanti in piazza «Non ci lasceremo intimidire», scrivono Mauro Coldagelli, segretario di Sinistra Italiana Roma e Area Metropolitana, Marta Elisa Bevilacqua e Valerio Zaratti, co-portavoce di Europa Verde Roma e Provincia.
«Di fronte alla violenza e alle intimidazioni un territorio non deve chiudersi nella paura, ma ritrovarsi, vivere i propri spazi e reagire come comunità», è il commento di Giovanni Barbera, segretario di Rifondazione Comunista di Roma che sarà presente alla manifestazione.
Secondo Barbera, la partecipazione annunciata da associazioni, comitati di quartiere, sindacati, realtà sociali e culturali e forze politiche è un segnale importante:
«Alla paura si risponde con la partecipazione, alla solitudine con la solidarietà, al tentativo di occupare il territorio con una comunità che torna a viverlo».
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