
Non più solo una questione che attanaglia le grandi città. Oggi l'emergenza casa riguarda i piccoli comuni e altre zone del Lazio con la stessa insistenza con cui si fa sentire nella Capitale.
Lo confermano i dati ufficiali pubblicati dal Ministero dell'Interno per il 2025, che raccontano come più della metà delle sentenze di rilascio si concentri ormai fuori dai capoluoghi di provincia, delineando un problema che attraversa trasversalmente il territorio.
Nonostante una leggera flessione nei numeri assoluti rispetto agli anni precedenti la tensione sociale resta alta. E le famiglie continuano a perdere la casa a causa di stipendi troppo bassi e di un mercato immobiliare fuori controllo.
Analizzando il bollettino ministeriale del 2025 emerge la radiografia della perdita della casa. Le sentenze emesse dai giudici per morosità si attestano a 26.632, rappresentando il 71,75% del totale nazionale. Seguono i provvedimenti per finita locazione, che raggiungono quota 8.415 (il 22,66%).
Il dato peggiore riguarda la fase finale delle procedure. Nel corso dell'anno sono state registrate quasi 20mila esecuzioni con la forza pubblica. Nella stragrande maggioranza dei casi i nuclei familiari coinvolti si sono ritrovati in strada senza ricevere alcuna soluzione abitativa alternativa da parte delle istituzioni.
Un elemento sottolineato dall'Unione Inquilini riguarda la diffusione geografica del fenomeno. Soltanto il 45% delle sentenze viene emesso nei capoluoghi di provincia. Questo dimostra che la crisi non è più un'esclusiva delle grandi metropoli, ma colpisce in modo profondo anche le province medie, i piccoli comuni e le aree interne del Lazio e del resto d'Italia.
Se il contesto nazionale è di un Paese in affanno, la situazione di Roma e del Lazio rappresenta uno dei fronti più critici. Infatti nella Capitale la pressione del mercato degli affitti rende la ricerca di un'abitazione stabile un percorso difficile.
La morosità, spinta dall'inflazione, dal caro vita e da canoni di locazione ormai sproporzionati rispetto ai salari, continua a rappresentare la causa principale di oltre otto sfratti su dieci.
Gli sfratti eseguiti con l'ausilio della forza pubblica a Roma continuano a segnare ritmi quotidiani pesanti, trasformando il disagio economico in una emergenza di ordine sociale e umano. Perchè gli ufficiali giudiziari e i servizi sociali si trovano a gestire un carico di lavoro che non accenna a diminuire, mentre le liste d'attesa per l'accesso all'edilizia residenziale pubblica rimangono lunghissime e incapaci di assorbire la domanda reale.
I dati del 2025 hanno poi acceso il dibattito politico sulle contromisure da adottare. Da un lato, il Governo punta su un disegno di legge volto ad accelerare le procedure di rilascio degli immobili per tutelare i proprietari. Dall'altro, le organizzazioni sindacali, a partire dall'Unione Inquilini con la segretaria nazionale Silvia Paoluzzi, bocciano questa impostazione definendola inefficace e repressiva.
Per i sindacati, il problema non risiede nella velocità con cui si eseguono gli sfratti, ma nella totale assenza di politiche abitative pubbliche. Secondo questa lettura, accelerare le procedure senza offrire un'alternativa abitativa significa soltanto acuire il conflitto sociale, lasciando migliaia di persone senza una rete di protezione.
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