
Flash-mob dei Radicali davanti alla Camera dei Deputati
Dopo l’iniziativa lanciata a fine gennaio, torna al centro del dibattito la cosiddetta «tassa etica». Nella giornata di ieri, davanti alla Camera dei deputati, i Radicali italiani hanno organizzato un flash mob per chiedere l’abolizione della misura fiscale introdotta nel 2006.
«La tassa etica è una misura di controllo statale sui corpi delle lavoratrici e dei lavoratori del settore pornografico. Da oltre vent’anni, lo Stato italiano discrimina chi, nel pieno della legalità, esercita questa attività, violando la libertà di espressione, l’uguaglianza fiscale e il diritto all’autodeterminazione di chi sceglie di lavorare con il proprio corpo», dichiarano Debora Striani e Irene Zambon, coordinatrici della campagna Stop tassa etica e membri della direzione di Radicali italiani, insieme a Luiza Muntaeanu, content creator e promotrice dell’iniziativa.
«In un Paese civile, laico, liberale e democratico, le tasse si pagano sul reddito, non sulla tipologia di professione», aggiungono, definendo la norma «bigotta, clericale e incostituzionale» e concludendo: «Non possiamo accettare l’ingerenza dello Stato nelle mutande e nella libertà sessuale dei privati cittadini».
La «tassa etica» è un’addizionale del 25% su Irpef e Ires applicata ai redditi derivanti dal settore pornografico, introdotta con la finanziaria 2006 dal governo Berlusconi.
Già a fine gennaio, con la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare a Roma, i promotori avevano chiesto l’abrogazione della misura, ritenuta una forma di imposizione basata su un giudizio morale e non sulla capacità contributiva. L’Agenzia delle entrate ha inoltre chiarito che la norma si applica anche ai contenuti prodotti su piattaforme digitali come Onlyfans, ampliando il perimetro ai creator online.
I Radicali italiani sostengono che la norma violi principi fondamentali come la laicità dello Stato, l’uguaglianza dei contribuenti e la libertà di espressione.
«Noi dobbiamo pagare le tasse non in base a quello che facciamo, ma in base a quanto guadagniamo», ha dichiarato Debora Striani durante l’iniziativa di gennaio.
Secondo i promotori, la tassa rappresenta anche una forma di «censura indiretta», perché renderebbe economicamente più difficile svolgere un’attività legale.
Nel corso dell’iniziativa di fine gennaio, Valentina Nappi aveva riassunto in modo provocatorio uno degli effetti attribuiti alla misura: «Oltre quella dei cervelli avremo anche la fuga della figa e dei peni».
Tra le testimonianze anche quella di Luiza Muntaeanu: «La tassa etica è un 25% in più, oltre alle normali tasse, che colpisce chi ha redditi derivanti da porno». Secondo i promotori, il rischio è quello di una delocalizzazione della produzione all’estero e di una crescente incertezza nell’applicazione della norma. L’obiettivo dichiarato della campagna resta l’abrogazione di una misura considerata discriminatoria, per un sistema fiscale definito «equo, neutrale e coerente con la Costituzione».
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