
Il sindaco Roberto Gualtieri è arrivato alle tende di piazza Bologna, dove dall’8 ottobre i Giovani democratici portano avanti il presidio permanente “Generazione senza casa” contro il caro affitti e la crisi abitativa.
Con lui anche Andrea Tobia Zevi, assessore capitolino al Patrimonio e alle Politiche abitative. Davanti ai giovani accampati nella piazza, Gualtieri ha sostenuto la mobilitazione e rivolto un attacco al governo sulla destinazione delle risorse disponibili dopo gli interventi del PNRR.
«Devono chiedere con forza un cambio di rotta da parte del governo», ha detto il sindaco. «Noi come sindaci avevamo chiesto che i risparmi del PNRR, quelli derivati dai ribassi di gara, fossero messi subito sull’emergenza abitativa», ha spiegato Gualtieri. «Il governo ha pensato bene di usarli per fare lo sconto al bollo auto. Quelli sono i soldi che noi avevamo chiesto di mettere sulla casa».
Il riferimento del primo cittadino è alla proposta avanzata dai sindaci della rete Mayors for Housing di utilizzare i risparmi derivanti dai ribassi di gara del PNRR per finanziare politiche abitative.
La crisi dell’abitare richiede quindi risorse immediate e interventi strutturali, ha ribadito Gualtieri, chiedendo risposte già dalla prossima legge di bilancio e definendo «inadeguato» il Piano Casa del governo.
Gualtieri si è poi soffermato sulla necessità di trovare risorse per aumentare l’offerta di edilizia residenziale pubblica e sociale, sottolineando come la scarsità di alloggi a prezzi sostenibili sia uno dei fattori che contribuiscono alla pressione sul mercato privato.
«Servono risorse vere per le residenze pubbliche e per quelle sociali che consentano di avere un aumento dell’offerta», ha commentato, richiamando il problema di stanze e appartamenti arrivati a costare fino a 2mila euro al mese.
Nel suo intervento alla stampa il sindaco ha quindi richiamato anche la necessità di un sostegno economico alle famiglie e alle persone che vivono in affitto.
«Serve anche un contributo all’affitto», ha affermato, sostenendo che nel Piano Casa nazionale manchi sia un sostegno adeguato sul versante dei canoni sia un intervento strutturale capace di aumentare l’offerta e contribuire a ridurre i prezzi.
In chiusura Gualtieri ha infine ringraziato i Giovani democratici per aver portato nuovamente il problema della casa al centro del confronto politico.
«Il mio auspicio è che questa mobilitazione prosegua e concorra a portare al centro del dibattito pubblico questo grande tema», ha detto.
Per il sindaco la questione abitativa riguarda direttamente anche la capacità dell’Italia di trattenere studenti e giovani. «Siamo un Paese che perde studenti, perde giovani che se ne vanno in altri Paesi. Sono la cosa più preziosa di un Paese», ha concluso.
Nel corso della stessa giornata a piazza Bologna è arrivata anche la segretaria del Partito democratico Elly Schlein, accompagnata dalla segretaria nazionale dei Giovani democratici Virginia Libero.
Schlein si è fermata a parlare con i ragazzi e le ragazze del presidio, ascoltando le loro esperienze sul rapporto tra stipendi, costo degli affitti e possibilità di lasciare la casa dei genitori.
Un giovane che lavora in un centro commerciale ha raccontato di guadagnare tra 750 e 800 euro al mese, spendendone circa 600 per la stanza. Un’altra studentessa della Sapienza ha richiamato le difficoltà di chi affronta un dottorato da circa 1.100 euro al mese e deve sostenere canoni tra 600 e 700 euro.
«Un Paese che non difende il diritto alla casa e il diritto allo studio è un Paese che non crede nel proprio futuro», ha detto Schlein rivolgendosi ai manifestanti. «Vi ringrazio per la battaglia che portate avanti, metto a disposizione il nostro partito».
La visita della segretaria dem arriva così nello stesso giorno di quella del sindaco, dando ulteriore rilievo politico al presidio iniziato quattro giorni prima dai Giovani democratici.
Intanto la protesta contro il costo dell’abitare si sta allargando oltre piazza Bologna. Insieme ai Gd si è unita la mobilitazione dell’Unione degli Universitari, che ha piantato le tende anche a piazza Montecitorio e davanti a diversi atenei italiani, lanciando la mobilitazione nazionale “Cara Italia, quanto ci costi?”.
Le iniziative hanno coinvolto studenti da Milano a Lecce, passando per Bologna, Genova e Pavia, con proteste contro il costo degli alloggi universitari, il carovita e le politiche adottate attraverso il PNRR per la realizzazione dei nuovi posti letto.
L’Udu contesta in particolare il ricorso a strutture private e sostiene che alcuni alloggi finanziati attraverso il Piano possano arrivare a costare fino a mille euro al mese. L’organizzazione chiede almeno sette miliardi per università pubblica e diritto allo studio.
«Siamo tornati in tenda perché dopo averle piantate tre anni fa in tutta Italia sulla casa abbiamo visto solo peggioramenti», ha dichiarato Sabrina Brizzola, coordinatrice dell’Unione degli Universitari.
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