Roma, 16 aprile 2026
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Intelligenza artificiale nella sanità, primo studio in Italia: il 78% delle aziende MedTech la usa già

Pubblicato il primo studio nazionale sull’intelligenza artificiale nella sanità italiana: il 78% delle aziende MedTech ha già integrato l’IA, ma restano ostacoli regolatori e organizzativi

di Redazione La Capitale - TEMPO DI LETTURA 5'
Leonardo Pecchia (EmTechItaly) ed Elisa Zambito Marsala (Intesa San Paolo)

Leonardo Pecchia (EmTechItaly) ed Elisa Zambito Marsala (Intesa San Paolo)

L’intelligenza artificiale è già entrata in modo rilevante nel settore MedTech italiano, ma incontra ancora ostacoli che ne rallentano l’impatto concreto sui modelli di cura e sull’organizzazione sanitaria. È questo uno dei punti centrali di “AI Adoption Gap in Healthcare”, presentato come il primo studio sistematico condotto in Italia su scala nazionale sulla diffusione dell’IA nella sanità.

Il report è stato pubblicato dall’Osservatorio Tech4GlobalHealth dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e Intesa Sanpaolo e ha coinvolto circa 300 aziende del settore, tra PMI e startup.

I dati principali dello studio

Secondo lo studio, il 78% delle aziende del comparto ha già integrato l’intelligenza artificiale nei propri prodotti o servizi, mentre il 61% opera in fasi avanzate di sviluppo e validazione.

Il quadro delineato indica dunque un settore dinamico e già attivo sul fronte dell’innovazione. Allo stesso tempo, però, il report sottolinea come queste tecnologie facciano ancora fatica a raggiungere i pazienti, a entrare in modo sistematico nei reparti e a trasformare concretamente i modelli di assistenza e cura.

Le barriere individuate dalle imprese

Dallo studio emerge che le principali difficoltà non sono di natura tecnologica, ma sistemica e organizzativa.

Tra gli ostacoli più citati dalle aziende compaiono la complessità regolatoria, indicata dal 69,6% delle imprese, la carenza di risorse qualificate per certificazioni e validazioni, segnalata dal 58,6%, e la difficoltà nel reperimento di fondi, indicata dal 57,5%.

Secondo il report, per superare queste criticità servono quindi maggiore chiarezza normativa, investimenti strutturali nei dati, programmi diffusi di sviluppo delle competenze e strumenti capaci di sostenere la crescita e la scalabilità delle soluzioni innovative, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese.

Le raccomandazioni per istituzioni, imprese e Servizio sanitario

Lo studio formula raccomandazioni operative rivolte a tre livelli del sistema: regolatori e policymaker, industria e aziende del Servizio sanitario nazionale.

Tra le priorità indicate figurano la necessità di rendere più prevedibili i tempi dei percorsi regolatori, investire in infrastrutture dati e interoperabilità, sviluppare modelli di business compatibili con il procurement pubblico e rafforzare la formazione non soltanto sul piano tecnico individuale, ma all’interno dell’intera organizzazione sanitaria, coinvolgendo top management, middle management e clinici.

Uno degli elementi messi in evidenza riguarda inoltre il rapporto tra territorio e innovazione: secondo quanto riportato, le sfide principali per la salute dei cittadini arrivano dal territorio, mentre gran parte dell’innovazione continua a concentrarsi ancora sull’ospedale.

Pecchia: «Le sfide sulla salute sono sui territori»

Il professor Leandro Pecchia, direttore di Tech4GlobalHealth e professore di Ingegneria biomedica all’Università Campus Bio-Medico di Roma, sottolinea proprio questo squilibrio.

«Le sfide sulla salute sono sui territori, ma l’innovazione è ancora centrata sui grandi ospedali. L’IA è una sfida di sistema, ma molta formazione e progettualità si concentra ancora sui singoli attori. Le complessità normative richiedono sinergie, ma molti percepiscono ancora una contrapposizione da superare», afferma Pecchia.

Nel suo intervento aggiunge che il report evidenzia queste dicotomie e prova a indicare una strada per affrontarle, definendo l’intelligenza artificiale «una leva critica per garantire sostenibilità, equità e competitività del sistema sanitario e delle aziende italiane».

Il ruolo di Intesa Sanpaolo e il laboratorio di ricerca

Nel comunicato interviene anche Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo, che definisce le life science sempre più strategiche per un Paese chiamato ad affrontare sfide demografiche crescenti.

Zambito Marsala ricorda che con l’Università Campus Bio-Medico è stato promosso l’Osservatorio Tech4GlobalHealth, che coinvolge ricercatori provenienti da diversi Paesi, e che il gruppo bancario sostiene ricerca applicata, talento, internazionalizzazione e integrazione tra mondo accademico e tessuto industriale.

Accanto all’Osservatorio, si legge inoltre, è stato avviato un Laboratorio di ricerca coordinato dallo stesso Leandro Pecchia, con il compito di approfondire le barriere all’adozione delle tecnologie abilitanti nel SSN e costruire collegamenti operativi tra aziende, agenzie sanitarie e imprese del settore.

Il Laboratorio opera anche come incubatore di iniziative che vanno dalla ricerca alla formazione, dalla divulgazione al policymaking, con l’obiettivo dichiarato di tradurre le evidenze scientifiche in cambiamento reale.

Il riconoscimento come WHO Collaborating Center

Nel testo si segnala infine che, nel mese di aprile, il laboratorio è stato accreditato come WHO Collaborating Center for Biomedical Engineering for Global Health, riconoscimento definito un unicum mondiale e collegato ai contributi sviluppati negli ultimi quattro anni.

Osservatorio e Laboratorio, viene spiegato, lavorano insieme con un gruppo multidisciplinare di giovani ricercatori provenienti da Italia, Spagna, Etiopia, Benin e Regno Unito, composto da medici, ingegneri, economisti, informatici e una filosofa esperta di bioetica.

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