
Si è concluso al Lago di Vico, nel Viterbese, il viaggio laziale di Goletta dei Laghi, la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio e alla tutela degli ecosistemi lacustri. L’ultima tappa si è svolta insieme al Circolo Legambiente Lago di Vico, nella sede della Riserva naturale regionale, con la partecipazione di amministratori, ricercatori, associazioni e rappresentanti del mondo agricolo.
Le analisi effettuate dalla campagna ambientalista hanno confermato l’assenza di contaminazioni riconducibili a reflui non depurati. Il quadro ambientale resta tuttavia preoccupante: nelle acque del lago è stata rilevata una forte scarsità di ossigeno, che si trasforma in assenza totale nella fascia compresa tra i 20 e i 50 metri di profondità.
La condizione del Lago di Vico non sarebbe quindi legata a problemi immediati di depurazione, ma a un’alterazione più profonda dell’equilibrio dell’ecosistema. L’accumulo di nutrienti, il riscaldamento delle acque e la riduzione degli apporti meteorici contribuiscono a diminuire la quantità di ossigeno disponibile, soprattutto negli strati più profondi.
Il fenomeno può avere conseguenze sulla qualità dell’acqua, sulla biodiversità e sulla capacità del lago di sostenere nel tempo le proprie funzioni ambientali ed economiche.
In questo contesto, Eugenio Monaco e Alessandro Puntuale, rispettivamente direttore e presidente della Riserva naturale del Lago di Vico, hanno illustrato il lavoro avviato per favorire la collaborazione tra agricoltori, amministrazioni locali, associazioni, operatori turistici e cittadini.
L’attività della Riserva si inserisce anche nel percorso avviato dopo la sentenza del Consiglio di Stato del 2024, che ha riconosciuto un nesso causale tra le attività agricole di origine antropica e l’eccessiva presenza di nutrienti nel Lago di Vico.
La tutela dell’ecosistema passa quindi anche da una trasformazione delle pratiche agricole presenti nel territorio, particolarmente noto per la coltivazione delle nocciole. L’obiettivo è ridurre l’apporto di sostanze che, raggiungendo il bacino, possono favorire l’eutrofizzazione e il consumo dell’ossigeno presente nell’acqua.
Durante l’incontro è stato presentato anche Eurolakes, progetto realizzato in collaborazione con l’Università della Tuscia. L’iniziativa adotta un approccio partecipato, coinvolgendo i diversi soggetti che vivono e utilizzano il territorio per individuare gli interventi maggiormente condivisi.
Tra le azioni dimostrative previste figura la ricostituzione dei muretti a secco, strutture tradizionali che possono contribuire a rallentare il deflusso dell’acqua e a contenere l’erosione del suolo e il rischio idrogeologico. Una soluzione ispirata al passato, ma considerata utile anche per affrontare le attuali criticità ambientali.
Roberta Postiglioni, presidente del Circolo Legambiente Lago di Vico, e Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, hanno richiamato la necessità di intervenire sia sulle attività umane sia sugli effetti della crisi climatica.
«Il bellissimo Lago di Vico soffre a causa di troppi decenni di pratiche antropiche che hanno fatto accrescere a dismisura i nutrienti nel lago, oltre che per colpa dei cambiamenti climatici che si tramutano in riscaldamento dell’acqua e diminuzione di apporto idrico meteorico».
Secondo i due rappresentanti dell’associazione ambientalista, il mondo agricolo può avere un ruolo determinante nel risanamento del bacino.
«Le misure poste in essere sono tutte fondamentali, a partire dall’importantissimo impegno garantito dalla Riserva, così come quello del mondo agricolo che, cambiando profondamente il proprio modello, è l’attore protagonista di un possibile cambiamento positivo dell’ecosistema e della qualità del Lago».
Postiglioni e Scacchi hanno inoltre chiesto maggiori investimenti per il Parco e più risorse per i Comuni e le comunità locali, sottolineando il valore ambientale ed economico del lago.
«Noi non ci fermeremo mai e continueremo ad andare spediti, insieme al mondo della ricerca e ai rappresentanti di istituzioni e aziende, perché il Lago di Vico possa essere riscoperto per la sua bellezza ecologica in grado di generare economia green per chi lo vive quotidianamente».
All’appuntamento ha partecipato Angelo Brogna, sindaco di Caprarola, insieme a Mauro Petti e Gianluca Santinelli, rappresentanti della Cpn, la Cooperativa produttori nocciole. Presenti anche il presidente e il direttore della Riserva, Pietro Paris, già dirigente tecnologo dell’Ispra, e Nicoletta Ripa e Raffaele Pelorosso dell’Università della Tuscia.
La giornata si è conclusa con una visita guidata all’interno della Riserva naturale, per osservare direttamente le caratteristiche dell’ecosistema e le criticità che istituzioni, mondo scientifico e operatori del territorio sono chiamati ad affrontare.
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