Roma, 12 marzo 2026
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Lazio, emergenza violenza in corsia: più di 23mila i sanitari vittime di aggressioni nel 2025

Gli infermieri rappresentano oltre la metà degli operatori coinvolti, seguiti da medici e operatori socio-sanitari. Le donne risultano le più colpite, con una percentuale che supera il 60% delle segnalazioni

di Redazione La CapitaleULTIMO AGGIORNAMENTO 6 ore fa - TEMPO DI LETTURA 2'
Lazio, emergenza violenza in corsia: più di 23mila i sanitari vittime di aggressioni nel 2025

Nei corridoi dei pronto soccorso, negli ambulatori territoriali, nelle RSA e persino durante le visite domiciliari. Nella Capitale come in molti ospedali italiani medici, infermieri e operatori sociosanitari lavorano sempre più spesso in un clima di aggressività e paura.

Nel 2025 sono stati 23.367 i professionisti della sanità colpiti da minacce, insulti o violenze fisiche, un dato che fotografa una crisi ormai strutturale del sistema sanitario.

I numeri arrivano dalla Relazione annuale dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie, pubblicata dal Ministero della Salute in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza verso gli operatori sanitari del 12 marzo.

Il rapporto registra quasi 18 mila aggressioni segnalate nel 2025, un dato leggermente inferiore rispetto alle 18.392 del 2024 ma con un aumento delle persone coinvolte: spesso un singolo episodio colpisce più operatori contemporaneamente. Per questo il numero complessivo delle vittime è salito da circa 22 mila nel 2024 a oltre 23 mila nel 2025.

Roma e il Lazio tra le aree più esposte

Solo nel Lazio si registrano oltre mille episodi di violenza l’anno contro il personale sanitario, con quasi duemila operatori coinvolti, secondo analisi sindacali basate sui dati dell’Osservatorio nazionale.

Gli episodi avvengono soprattutto nei contesti più delicati del sistema sanitario. Pronto soccorso, reparti psichiatrici e aree di degenza. Solo nei servizi di emergenza-urgenza, secondo studi citati dalla Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza, quasi tutti gli operatori dichiarano di aver subito almeno un’aggressione nel corso della carriera.

Infermieri e donne le vittime più frequenti

Il profilo delle vittime è abbastanza chiaro.
Gli infermieri rappresentano oltre la metà degli operatori coinvolti, seguiti da medici e operatori socio-sanitari. Le donne risultano le più colpite, con una percentuale che supera il 60% delle segnalazioni.

La forma più diffusa è quella verbale: circa il 70% degli episodi riguarda minacce o insulti, mentre le aggressioni fisiche rappresentano circa un quarto dei casi. Gli aggressori sono nella maggior parte delle situazioni pazienti o loro familiari, spesso esasperati dai tempi di attesa o da situazioni di forte stress emotivo.

Un fenomeno che mette a rischio la sanità pubblica

Secondo le organizzazioni della rete sanitaria internazionale AMSI e Umem, la crescita degli episodi non è solo un problema di sicurezza sul lavoro ma un’emergenza sociale che incide sulla qualità delle cure.

La pressione nei reparti di emergenza, la carenza di personale e l’aumento della domanda di assistenza sanitaria contribuiscono infatti a creare un clima di tensione permanente.

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha definito le aggressioni «un fenomeno inaccettabile», ricordando che negli ultimi anni sono state introdotte pene più severe, tra cui «l’arresto in flagranza anche differita e sanzioni più pesanti per chi colpisce personale sanitario».

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