
Mura del carcere di Casal del Marmo (La Capitale)
Si allarga l’indagine sulla struttura penitenziaria minorile di Casal del Marmo, a Roma, dove dieci agenti della polizia penitenziaria risultano coinvolti in un procedimento per torture, lesioni e falso ideologico in atto pubblico.
Secondo quanto reso noto dal capo del Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità del ministero della Giustizia, Antonio Sangermano, l’inchiesta nasce da segnalazioni interne: «L'indagine penale - ha spiegato - trae origine da reiterate denunce presentate all'autorità giudiziaria dallo scrivente capo Dipartimento, basate sulle relazioni di servizio e sulle informazioni acquisite nel corso dell'attività amministrativa».
L’indagine è stata avviata dopo una serie di denunce presentate all’autorità giudiziaria e riguarda presunti episodi di violenze e abusi nei confronti di giovani detenuti all’interno dell’istituto penale per minorenni romano.
Parallelamente alle indagini della magistratura è stata disposta anche un’ispezione amministrativa. Sangermano ha chiarito che «l'ispezione amministrativa presso l'Istituto Penale per i Minorenni di Roma è stata disposta dopo aver ottenuto il nullaosta dell'autorità giudiziaria competente e che prima di tale atto non era giuridicamente possibile compiere alcuna azione, in quanto interferente con le attività investigative in corso».
Dopo gli accertamenti sono stati adottati alcuni provvedimenti organizzativi. Tra questi, il trasferimento di quattro agenti di polizia penitenziaria verso altre sedi e la nomina di un direttore facente funzioni, vista la temporanea assenza del titolare dell’incarico.
«A seguito delle risultanze ispettive e delle esigenze organizzative sono stati adottati, nel quadro delle garanzie istituzionali, ulteriori provvedimenti amministrativi», ha precisato il capo dipartimento, sottolineando che tutte le attività sono state svolte «nel rigoroso rispetto della legge, con spirito di trasparenza e con la costante finalità di garantire legalità, tutela dei minori e corretto funzionamento dell'istituto».
Il Dipartimento ha assicurato che continuerà a collaborare con l’autorità giudiziaria e ha ribadito la presunzione di non colpevolezza per gli indagati fino a eventuale condanna definitiva.
A sollevare il caso erano state anche alcune segnalazioni raccolte dall’associazione Antigone, che nel luglio scorso ha presentato un esposto in procura.
Secondo quanto riferito dall’organizzazione, alcuni giovani detenuti avrebbero raccontato episodi di intimidazioni e aggressioni. La coordinatrice nazionale dell’associazione, Susanna Marietti, parla di «calci e pugni sferzati contro giovani inermi, colpi alla testa per mezzo di un pesante estintore, minacce, violenze agite di fronte allo sguardo sbalordito del personale medico».
Nel rapporto sulle carceri minorili pubblicato il 25 febbraio, Antigone segnala anche un quadro di forte tensione all’interno dell’istituto: nel 2024 sarebbero stati registrati 188 episodi di autolesionismo e 17 tentati suicidi tra i ragazzi detenuti.
«Un carcere pieno di segnali di tensione che nulla ha a che vedere con la missione educativa che dovrebbe appartenere a qualsiasi istituzione pubblica che si occupa di minorenni», ha affermato Marietti.
Sul caso è intervenuta anche la consigliera regionale del Lazio del Partito democratico Emanuela Droghei, che ha chiesto chiarezza sull’accaduto: «Le notizie che emergono dall'inchiesta sull'Istituto penale per i minorenni di Casal del Marmo - commenta - sono di una gravità assoluta e impongono accertamenti rapidi e approfonditi». Quando si parla di minori detenuti «lo Stato - sottolinea - ha una responsabilità ancora più grande: garantire che i luoghi di detenzione siano spazi di tutela, di legalità e di reale percorso educativo».
Secondo Droghei, le ipotesi di reato emerse «che parlano di presunte violenze, pestaggi e abusi ai danni di ragazzi detenuti» sarebbero, se confermate, «inaccettabili e incompatibili con i principi dello Stato di diritto».
L’obiettivo, ha concluso la consigliera, è garantire che le strutture della giustizia minorile restino «luoghi di recupero e reinserimento sociale» e non contesti in cui possano verificarsi violazioni dei diritti dei giovani detenuti.
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