
Mario Draghi (foto Remy Steinegger © World Economic Forum/swiss-image.ch)
Mario Draghi è il nome preferito dagli italiani nella corsa ideale al Quirinale. Il dato emerge dal nuovo sondaggio Radar SWG che vede l’ex presidente del Consiglio in netto vantaggio tra i nomi considerati più adeguati a ricoprire il ruolo di Capo dello Stato.
La sua preferenza, oltre a essere in netto vantaggio rispetto alla rosa di nomi "papabili" proposta, è anche trasversale: lo considerano adeguato più della metà degli elettori di centrodestra e di centrosinistra.
Il secondo mandato di Sergio Mattarella scadrà nel 2029, ma il tema della successione inizia già a entrare nel dibattito pubblico. E il sondaggio, realizzato tra l’1 e il 3 luglio 2026 su un campione rappresentativo nazionale di 800 maggiorenni, vede un 48 per cento di giudizi positivi verso l'ex presidente della Banca Centrale Europea.
Un risultato che stacca di dieci punti percentuali la seconda arrivata, Giorgia Meloni, indicata come adeguata "solo" dal 38 per cento degli intervistati, seguita da Pier Luigi Bersani, al 35 per cento. Più distanti Paolo Gentiloni, al 28 per cento, Guido Crosetto e Mario Monti, entrambi al 26 per cento. Seguono Giuseppe Conte al 25 per cento, Pier Ferdinando Casini al 25, Antonio Tajani al 24 e Romano Prodi al 24.
Il vantaggio di Draghi non sta solo nel primo posto nella classifica generale. Il punto politico più rilevante è la sua capacità di tenere insieme campi diversi. Secondo il sondaggio, l’ex Bce è considerato adeguato dal 52 per cento degli elettori di maggioranza e dal 56 per cento degli elettori di opposizione. Un dato che lo distingue dagli altri nomi più politicamente connotati.
Giorgia Meloni, ad esempio, ottiene un consenso molto alto tra gli elettori di maggioranza, pari all’82 per cento, ma scende al 18 per cento tra quelli di opposizione. Percorso inverso per Pier Luigi Bersani, giudicato adeguato dal 55 per cento degli elettori di opposizione, ma solo dal 16 per cento di quelli di maggioranza.
Draghi, invece, appare meno divisivo. Ed è proprio questa la caratteristica che gli italiani indicano come prioritaria per il futuro Capo dello Stato. Il 56 per cento degli intervistati ritiene che il prossimo presidente della Repubblica debba prima di tutto “non essere una figura divisiva”. Subito dopo viene il prestigio internazionale, indicato dal 54 per cento. Seguono la lunga esperienza politica, al 32 per cento, e il profilo europeista, al 27 per cento.
È in questa combinazione di requisiti che il nome di Draghi si impone con maggiore forza: ex premier, ex presidente della Bce, figura con un profilo internazionale consolidato e percepita come meno legata allo scontro quotidiano tra partiti.
Il sondaggio segnala anche un altro elemento: per gli italiani l’elezione del presidente della Repubblica non dovrebbe essere trattata come una semplice prova di forza parlamentare. L’84 per cento ritiene importante, per il futuro dell’Italia, chi sarà eletto al Quirinale. E il 68 per cento pensa che i partiti debbano impegnarsi a trovare una figura il più possibile condivisa, da eleggere con una larga maggioranza.
Solo il 18 per cento sostiene invece che lo schieramento che avrà la maggioranza in Parlamento avrà pieno diritto di scegliere un candidato ed eleggerlo anche con una maggioranza di misura. Il restante 14 per cento non si esprime.
Anche questo dato spiega perché Draghi risulti oggi il profilo più competitivo nell’opinione pubblica. La richiesta prevalente non è quella di un presidente espressione netta di uno schieramento, ma di una figura super partes, capace di rappresentare una platea più ampia possibile.
Naturalmente la partita del Quirinale resta lontana. Il mandato di Mattarella è ancora nel pieno del suo corso e la scelta del successore avverrà nella prossima legislatura, in un quadro politico oggi impossibile da prevedere.
Ma il Radar SWG fotografa un primo orientamento: se il criterio sarà quello della condivisione larga, del prestigio internazionale e della non divisività, Mario Draghi parte da una posizione di vantaggio.
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