Roma, 3 novembre 2026
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Meno diritti per pedoni, ciclisti e persone fragili: oltre 40 associazioni chiedono di fermare il nuovo Codice della strada

La Rete italiana Mobilità equa: a Roma e nelle altre città, ridotta l'autonomia decisionale dei sindaci per zone 30, ciclabili e limiti di velocità

di Titty Santoriello Indiano TEMPO DI LETTURA 2'
Meno diritti per pedoni, ciclisti e persone fragili: oltre 40 associazioni chiedono di fermare il nuovo Codice della strada

Attraversare sulle strisce pedonali potrebbe diventare più pericoloso. Nel nuovo Codice della strada chi cammina dovrà verificare di essere stato visto e accertarsi che i veicoli si fermino. Per le 42 associazioni della mobilità sostenibile riunite dalla Rete italiana mobilità equa (Rime), è un ribaltamento di responsabilità. Nella conferenza stampa di oggi, martedì 3 novembre alla Camera dei Deputati, hanno segnalato questa e altre criticità chiedendo al Parlamento una revisione profonda del testo voluto dal ministro Matteo Salvini e approvato dal Governo.

«Un codice che mette al centro l'auto»

Per Andrea Colombo, consulente legale di Rime, tra i protagonisti di «Bologna città 30» alcuni principi su cui si fonda l’attuale Codice scritto nel 1992 - la sicurezza stradale e la mobilità sostenibile - vengono cancellati nel nuovo testo e sostituiti da un unico principio assoluto: la libertà di circolazione con ogni mezzo. Anche il lessico, spiega, è rivelatore: i verbi più ricorrenti per chi va a piedi o in bici sono «fermarsi, scansarsi, farsi da parte, stare distanti». Il rischio è di «scaricare la responsabilità sulle vittime», soprattutto gli utenti più deboli, i bambini, gli anziani, i disabili. Colombo cita due norme emblematiche: l'obbligo per i pedoni di accertarsi di essere stati visti, che inverte di fatto l'onere di attenzione e il diritto di precedenza, e quello per ciclisti e motociclisti di stare lontani dai mezzi pesanti agli incroci.

«Ovviamente dovrebbe essere il contrario: i guidatori dei mezzi più pericolosi dovrebbero stare lontani dai mezzi più leggeri», sottolinea Colombo.

Meno poteri ai sindaci

Quanto alle ricadute su città come Roma, Colombo prevede innanzitutto una riduzione dell'autonomia delle amministrazioni comunali. Il nuovo codice prevede più decreti e direttive ministeriali che restringono la possibilità di realizzare Ztl, aree pedonali e ciclabili e di regolamentare la sosta. Si arriverebbe, secondo Colombo, fino all'ipotesi che il ministro dei Trasporti si sostituisca ai sindaci, modificando il piano generale del traffico urbano o i limiti di velocità nelle singole strade.

«Non è mai una buona notizia per i cittadini quando a decidere non sono i sindaci che hanno votato direttamente, ma la politica da Roma», afferma, ricordando che sono le amministrazioni comunali a «conoscere meglio le situazioni locali».

«Fermare l'iter e riscrivere la riforma»

Francesca Chiodi, presidente di Movimento Diritti dei Pedoni e portavoce di Rime, sottolinea che in Italia ancora oggi prevale «una visione settoriale e troppo incentrata sull'uso dell'automobile». La mobilità, ricorda, è un sistema le cui componenti devono funzionare tutte per garantire diritto di muoversi. Rime intende occuparsene con «una visione dal basso», che porta le competenze delle associazioni e non si esaurisce nel Codice della strada. L'iter è ancora aperto e la rete conta di inserirsi nel processo istituzionale.

«Speriamo che questo processo venga fermato per permettere una riscrittura davvero profonda, così da avere un codice orientato alle persone e non alla velocità dei veicoli», dice Chiodi.

Lo sguardo si allarga alla legge di bilancio che per Rime deve essere arricchita di misure capaci di finanziare davvero la mobilità.

«Per il trasporto pubblico servirebbero 1,2 miliardi di euro l'anno, ricorda Chiodi e vanno sostenuti anche la mobilità ciclabile e il Piano nazionale della sicurezza stradale. Serve - conclude -una politica con visione a lungo termine per una mobilità centrata sulle persone».

«Cancella la sicurezza stradale e ostacola i sindaci»

A proposito della legge di Bilancio, Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera (Pd), ricorda alcune cifre: «34 miliardi di euro l'anno vengono bruciati nel traffico veicolare e 22-23 miliardi sono legati agli scontri stradali, che solo nell'ultimo anno hanno causato 2.868 vittime».

«Investire in sicurezza stradale e mobilità sostenibile - dice Casu - non è un costo ma un risparmio che permetterebbe di disporre di più del doppio delle risorse oggi considerate in manovra». Oltre alla ragione economica, c'è quella principale: «Salvare una singola vita».

Casu critica le nuove norme perché scritte senza tener conto delle politiche europee, che vanno in direzione diversa. Si augura che il Governo accolga «il grido che arriva da tutti i Comuni» per migliorare una riforma che «cancella la sicurezza stradale e la mobilità sostenibile e ostacola l'azione dei sindaci che sono ogni giorno in prima linea per salvare vite».

«Le amministrazioni locali devono poter tutelare le utenze più deboli»

Tra le criticità evidenziate dalla Rete c'è, infatti, il possibile accentramento di competenze presso Ministeri e Prefetti e i nuovi vincoli agli interventi locali, dalle Zone 30 alle ZTL, dalle aree pedonali ai controlli su cui anche il Campidoglio sta investendo. Una direzione che rischia di ostacolare le amministrazioni e la città di Roma proprio mentre sono chiamate a rispondere della sicurezza dei propri territori. Per Rime, Regioni e Comuni devono essere parte attiva del confronto sullo schema di decreto, ed esprimersi per una revisione che garantisca gli strumenti necessari per proteggere le persone.

«Non si può chiedere ai Comuni di garantire la sicurezza delle persone e contemporaneamente togliere loro gli strumenti per farlo», osserva Marco Granelli, assessore alle Opere Pubbliche del Comune di Milano e componente del tavolo di lavoro di Anci.

«Le amministrazioni devono poter intervenire sulle velocità, proteggere gli attraversamenti, realizzare aree pedonali e governare il traffico secondo le esigenze dei territori e delle persone», sottolinea. «Le norme nazionali devono garantire standard comuni di sicurezza, ma consentire alle singole città di adottare soluzioni efficaci, caso per caso: gli amministratori delle aree urbane - aggiunge Granelli - devono poter avere maggiore libertà e responsabilità per lavorare ad un equilibrio che tuteli di più le utenze deboli».

La sicurezza stradale

Nel 2025 sulle strade italiane sono morte 2.868 persone. Nonostante la riduzione rispetto all'anno scorso, l'Italia resta lontana dall'obiettivo europeo di dimezzare le vittime entro il 2030 e arretra ulteriormente rispetto agli altri Paesi europei, sottolinea la rete. Per Rime il nuovo codice non affronta in modo adeguato le principali cause del rischio stradale e potrebbe indebolire strumenti di prevenzione fondamentali ed efficaci come dimostrato dalle evidenze.

«Strade urbane a 70 km orari invece che a 30»

«Ogni morte sulla strada è una sconfitta della prevenzione, non una fatalità inevitabile», afferma Stefano Guarnieri, presidente della Fondazione Lorenzo Guarnieri.

«Sappiamo che ridurre la velocità, garantire i controlli efficaci, significa evitare tragedie, soprattutto in città, dove secondo l’Istat l’eccesso di velocità è la prima causa delle collisioni mortali», sottolinea Guarnieri.

«Questa riforma riduce le sanzioni per chi supera i limiti in ambito urbano. Insieme al divieto di controllo automatico della velocità sulle strade a 30 km/h, va nella direzione opposta all'eliminazione di morti e feriti gravi nelle nostre città. Mentre le città europee scelgono i 30 km/h, in Italia rischiamo di creare città a 70 km/h, conclude Guarnieri.

Le richieste e le prossime tappe

Al Governo Rime chiede di sospendere l'iter del nuovo Codice e riaprire il confronto con Parlamento, enti locali e società civile. Inoltre sollecita Regioni, Comuni e Commissioni parlamentari ad esprimere nei pareri la necessità di correggere le criticità. Il prossimo appuntamento per la mobilitazione sarà il 15 novembre, Giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada, quando Rime sosterrà le iniziative di sicurezza stradale a Roma e in tutta Italia.

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