
Si sono recati in via degli Angeli, in zona Quadraro, gli investigatori che stanno indagando sulla morte di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, le due persone morte al parco degli Acquedotti nella notte di giovedì 19 marzo mentre si presume stessero costruendo un ordigno esplosivo.
Nello stabile, proprietà del Comune di Roma e occupato, sono stati trovati e sequestrati i cellulari dei due, presumibilmente componenti di un gruppo anarchico vicino ad Alfredo Cospito, finito al centro delle cronache nazionali dopo le proteste a supporto del suo sciopero della fame contro il regime carcerario del 41bis a cui era stato sottoposto.
I telefoni, in mano alla polizia, saranno analizzati per seguire una pista che si potrebbe intrecciare con diversi gruppi anarchici, nonostante al momento tra le persone note dalle forze dell’ordine non è stato trovato nessun collegamento con le vittime.
Insorge nel mentre la polemica sullo stabile dove vivevano i due, con il consigliere capitolino di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Trasparenza di Roma Capitale, Federico Rocca, che ha chiesto l’accesso agli atti in merito all’immobile affinché «sia fatta piena luce su quanto accaduto e verificare eventuali responsabilità o omissioni nella gestione del patrimonio immobiliare capitolino».
La pista degli inquirenti per la ricostruzione della vicenda è comunque ancora agli inizi. Si presume che una persona abbia inizialmente accompagnato Ardizzone e Mercogliano al casale del Sellaretto, nel parco degli Acquedotti.
Qui i due si sarebbero prodigati a produrre un ordigno che, secondo quanto emerso a seguito della riunione del Comitato di analisi strategica antiterrorismo al Viminale, sarebbe stato troppo grande e instabile da trasportare lontano. Da questa considerazione è quindi sorta l’ipotesi che l’obiettivo finale si trovasse nello stesso quadrante e che il colpo dovesse essere effettuato in tempi rapidi, massimo 48 ore.
Uno snodo ferroviario, una caserma dei carabinieri e il polo Tuscolano della polizia sono tra i principali obiettivi nell’area su cui si stanno concentrando le indagini. Intanto sono già stati perquisiti e ascoltati almeno cinque persone legate all’ambiente anarchico.
Rimane ancora poco chiaro infine il movente, nonostante l’ipotesi più accreditata rimanga per ora quella legata a una possibile rappresaglia a seguito dell’imposizione del regime carcerario del 41bis per Alfredo Cospito, anarchico da oltre 10 anni in carcere per la gambizzazione di Roberto Adinolfi, dirigente della Ansaldo Nucleare, e per un attentato con ordigni esplosivi eseguito nel 2006 contro la scuola allievi carabinieri di Fossano (CN).
A conferma di ciò, sebbene ancora lontane dalla realtà dei fatti, ci sarebbero alcune scritte scoperte dai carabinieri sui muri della stazione della metro B Marconi, tra cui una che richiama proprio la mobilitazione nata a seguito del caso Cospito e che recita: «No al 41 bis».
Oltre a questo è stato rinvenuto online anche un documento apparso su diversi blog dell’area anarchica in cui si legge: «Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo. [...] La guerra sociale non è una recita, uno stile di vita o una sottocultura. È anzitutto una guerra».
In ambito politico è invece il consigliere capitolino Rocca a chiedere delucidazioni al Comune in merito allo stabile occupato dai due anarchici: «Questa mattina ho presentato una formale richiesta di accesso agli atti in merito all’immobile situato in via degli Angeli, già sede dei servizi sociali capitolini e attualmente occupato [,,,] Ritengo doveroso, infatti, che sia fatta piena luce su quanto accaduto e verificare eventuali responsabilità o omissioni nella gestione del patrimonio immobiliare capitolino» scrive il presidente della Commissione Trasparenza.
«Ho chiesto di sapere se Roma Capitale abbia effettuato un censimento dell’immobile - termina Rocca -, se fosse a conoscenza dell’occupazione abusiva e da quando, se siano stati adottati provvedimenti di sgombero e quali attività di controllo e vigilanza siano state poste in essere dagli uffici competenti e dalla polizia locale. Si tratta di una richiesta urgente e di rilevanza pubblica, anche alla luce dei possibili riflessi sulla sicurezza urbana e sulla corretta gestione del patrimonio, perché non possiamo consentire che immobili pubblici diventino luoghi fuori controllo a rischio per i cittadini», ha concluso Rocca.
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