Roma, 3 agosto 2026
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Non si fermano gli sgomberi, due famiglie in strada a via Fassini nonostante la trattativa in Prefettura sull'immobile

Gli appartamenti di via Fassini sono immobili confiscati alla criminalità organizzata. Secondo quanto ricostruito dall'Unione Inquilini, il Comune di Roma ne ha chiesto l'acquisizione per destinarli all'edilizia residenziale pubblica (ERP), ma l'Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati alla mafia si opporrebbe a questo passaggio

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
Non si fermano gli sgomberi, due famiglie in strada a via Fassini nonostante la trattativa in Prefettura sull'immobile

Due famiglie in condizione di precarietà abitativa sono state sgomberate oggi da un immobile di Via Fassini, in zona Tor Vergata, e trasferiti in strutture d'accoglienza.

Lo denuncia l'Unione Inquilini, sottolineando che l'intervento è arrivato mentre in Prefettura è aperto un tavolo di trattativa che, secondo il sindacato degli inquilini, avrebbe dovuto portare a una soluzione condivisa per gli occupanti degli alloggi coinvolti.

Gli immobili confiscati e il nodo dell'acquisizione

Gli appartamenti di Via Fassini sono immobili confiscati alla criminalità organizzata. Secondo quanto ricostruito dall'Unione Inquilini, il Comune di Roma ne ha chiesto l'acquisizione per destinarli all'edilizia residenziale pubblica (ERP), ma l'Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati alla mafia si opporrebbe a questo passaggio, dichiarando «disponibili» solo tre dei dieci appartamenti coinvolti e negando gli altri sette, dove – riferisce il sindacato – vivrebbero famiglie vulnerabili già inserite in graduatoria ERP.

Lo sgombero di oggi, secondo la ricostruzione dell'Unione Inquilini, sarebbe stato disposto dall'Agenzia sulla base di un censimento non aggiornato, fondato su una definizione di «fragilità» già contestata in passato dal sindacato. Tra le persone coinvolte, l'organizzazione cita un ragazzo che avrebbe perso di recente il padre e che risulterebbe già censito nelle rilevazioni precedenti, e una coppia di coniugi con difficoltà economiche che, pur rientrando nei requisiti per l'ERP, sarebbe stata valutata dai servizi sociali come priva di «fragilità» nonostante si trovi ora senza abitazione.

Le richieste del sindacato e il rischio di nuovi sgomberi

L'Unione Inquilini parla di «un intervento gravissimo» e avverte che la stessa dinamica potrebbe portare a nuovi sgomberi a settembre per gli altri nuclei che occupano gli appartamenti non riconosciuti come «disponibili» dall'Agenzia. Il sindacato chiede che vengano resi noti i nomi delle associazioni assegnatarie del bando in nome del quale vengono eseguiti gli sgomberi, e chi ne ha la responsabilità politica e amministrativa.

Al momento non risultano prese di posizione pubbliche da parte della Prefettura di Roma, del Comune o dell'Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati sulla vicenda specifica di Via Fassini.

L'Unione Inquilini inserisce il caso di Via Fassini in un quadro più ampio, che vede protagonista anche Spin Time Labs, l'edificio occupato di via Santa Croce in Gerusalemme, dove da alcuni giorni circa 130 famiglie si trovano senza casa dopo lo sgombero disposto in seguito a un incendio che ha interessato la struttura.

Le accuse al governo sulla gestione dello sgombero

Nel suo comunicato, il sindacato definisce lo sgombero di Spin Time «un attacco diretto alla democrazia» e sostiene che la gestione della vicenda, formalmente motivata da ragioni di sicurezza legate all'incendio, sia stata in realtà orientata da finalità politiche riconducibili al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e al governo guidato da Giorgia Meloni. Sono affermazioni che restano, allo stato, la posizione di parte dell'organizzazione e non trovano allo stesso modo riscontro in dichiarazioni ufficiali del Viminale o dell'esecutivo, che non hanno commentato pubblicamente in questi termini.

L'edificio «pericolante» e il ruolo del Comune

L'Unione Inquilini contesta inoltre la definizione di edificio «pericolante» attribuita a Spin Time, sostenendo che le criticità strutturali contestate sarebbero comuni a numerosi edifici pubblici italiani rimasti privi di manutenzione per decenni, e attribuisce la responsabilità della situazione alla politica piuttosto che ai vigili del fuoco, che si sono limitati – nella lettura del sindacato – a un accertamento tecnico. Sul fronte amministrativo, il sindacato ricorda che l'assessore al Patrimonio di Roma Capitale, Tobia Zevi, ha proposto l'acquisizione dello stabile, in una situazione che l'organizzazione descrive come un «continuo tira e molla» istituzionale.

Il comunicato dà inoltre conto della reazione della comunità di Spin Time, descritta come una risposta non conflittuale, fatta di iniziative culturali e di piazza organizzate nei giorni dello sgombero, in quella che il sindacato definisce una trasformazione della tendopoli estiva in un presidio sociale.

Il comunicato dell'Unione Inquilini collega infine le due vicende a un giudizio più generale sulle politiche abitative del governo Meloni, accusato dal sindacato di aver azzerato il fondo di sostegno per il contributo affitto e di aver ridotto gli strumenti di sostegno per le famiglie in difficoltà economica. L'organizzazione critica inoltre il piano annunciato dal governo per la manutenzione di 63mila alloggi popolari, sostenendo che una parte di questi sarà destinata al social housing anziché all'edilizia pubblica, e definisce il Piano Casa del governo una misura che aprirebbe la strada a una nuova fase di speculazione immobiliare a scapito dell'emergenza abitativa. Anche in questo caso si tratta di valutazioni politiche espresse dal sindacato, che non hanno finora ricevuto una replica pubblica da parte dell'esecutivo.

«La città è di chi la abita», conclude il comunicato della Segreteria Nazionale dell'Unione Inquilini, che rivendica la propria vicinanza alla comunità di Spin Time e chiede alle istituzioni romane e nazionali risposte pubbliche su entrambe le vicende.

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