
Due famiglie sono state sgomberate nella mattinata di lunedì 3 agosto dagli alloggi di via Alberto Fassini, nel quartiere Torrenova, nel quadrante sud-est di Roma. I nuclei, che si trovavano in una condizione di precarietà abitativa, sono stati successivamente trasferiti in strutture di accoglienza.
A denunciare l’accaduto è Unione Inquilini, sindacato degli inquilini e degli assegnatari di case popolari, secondo cui l’intervento sarebbe avvenuto nonostante sia ancora in corso una trattativa per l’acquisizione degli appartamenti da parte di Roma Capitale.
«In agosto, con la città in piena emergenza, sono stati sgomberati due nuclei in precarietà abitativa, ora spostati in strutture d’accoglienza. Un intervento gravissimo, perché in Prefettura è aperto un tavolo di trattativa che avrebbe dovuto garantire una soluzione condivisa, non certo un blitz contro famiglie inermi».
Gli appartamenti interessati fanno parte di un complesso di immobili confiscati alla criminalità organizzata. In base a quanto riferito da Unione Inquilini, il Comune di Roma avrebbe chiesto di acquisirli per destinarli all’Edilizia residenziale pubblica, ma l’Agenzia dei beni confiscati avrebbe considerato disponibili soltanto tre alloggi su dieci.
Negli altri sette appartamenti, sostiene il sindacato, vivrebbero famiglie vulnerabili già inserite nelle graduatorie per l’assegnazione di una casa popolare.
«Il Comune di Roma ha chiesto l’acquisizione degli alloggi per destinarli all’Edilizia residenziale pubblica, ma l’Agenzia dei beni confiscati alla mafia continua a opporsi, dichiarando disponibili solo tre appartamenti e negando gli altri sette, dove vivono famiglie vulnerabili e già collocate in graduatoria».
Secondo Unione Inquilini, la mancata acquisizione degli alloggi potrebbe determinare nuovi sgomberi nel mese di settembre, aggravando una situazione abitativa già critica.
Il sindacato contesta anche i criteri utilizzati per individuare i nuclei da allontanare. Lo sgombero sarebbe stato disposto sulla base di un censimento ritenuto non aggiornato e di una valutazione della fragilità giudicata troppo restrittiva.
Le due situazioni riguarderebbero un ragazzo che ha perso da poco il padre, già incluso nei precedenti censimenti, e una coppia di coniugi con difficoltà economiche.
«Parliamo di un ragazzo che ha perso da poco il padre, già presente nei precedenti censimenti, e di una coppia di coniugi con difficoltà economiche, perfettamente dentro i requisiti Erp, ma che secondo gli assistenti sociali “non presenta fragilità” eppure nei fatti è in strada».
Unione Inquilini sostiene che entrambi i nuclei avrebbero i requisiti per accedere all’Edilizia residenziale pubblica e accusa le istituzioni coinvolte di non aver predisposto una soluzione abitativa stabile prima dello sgombero.
Nella nota il sindacato collega il caso di via Fassini alla più ampia emergenza abitativa della Capitale e richiama la situazione di Spin Time Labs:
«In una città già attraversata dalla drammatica situazione dello Spin Time, con 130 famiglie coinvolte, Prefettura e Agenzia stanno alimentando ulteriore tensione sociale invece di contribuire a una soluzione».
Unione Inquilini spinge per un cambio di passo da parte del Comune e rivolge accuse molto dure alla Prefettura e all’Agenzia dei beni confiscati, sostenendo che la gestione degli immobili e degli sgomberi stia lasciando le famiglie in una condizione di continua incertezza.
Il sindacato chiede ora che siano resi pubblici i nomi delle associazioni che avrebbero ottenuto l’assegnazione degli immobili attraverso un bando e domanda di chiarire quali soggetti abbiano richiesto la liberazione degli appartamenti.
Unione Inquilini sollecita inoltre spiegazioni sulle procedure catastali e amministrative necessarie per trasferire gli alloggi al Comune e destinarli alle famiglie inserite nelle graduatorie.
«Vogliamo sapere i nomi delle associazioni assegnatarie del bando in nome delle quali si stanno eseguendo questi sgomberi. Vogliamo sapere chi ha la responsabilità di cacciare famiglie inermi».
Il sindacato conclude chiedendo una risposta da parte delle istituzioni e ribadendo la necessità di tutelare il diritto all’abitare: «La città ha diritto di sapere. Le famiglie hanno diritto alla casa».
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