
Nel cuore di via Giulia, all’interno di uno dei palazzi storici più stratificati della città, prende forma un incontro tra percorsi, linguaggi e biografie. A Palazzo Baldoca Muccioli, sede romana dello studio dell’architetto Fabio Mazzeo, è visitabile fino al 26 marzo la mostra Pazzesco, progetto espositivo che riunisce oltre cinquanta opere realizzate negli ultimi mesi da Gabriele Valli, imprenditore e autore che negli ultimi anni ha dato forma a una pratica artistica personale, sviluppata attorno a ciò che lui stesso definisce Pop Marker Art.
L’esposizione si inserisce nel programma di Preposizioni, format ideato da Mazzeo per trasformare il suo studio-atelier in uno spazio di confronto culturale stabile, dove la pratica del progetto dialoga con discipline apparentemente lontane: arte, cinema, moda, scrittura, impresa. Non un semplice calendario di mostre o incontri, ma un dispositivo curatoriale fondato sulla relazione.
Il nome stesso del format chiarisce la natura del progetto. Le preposizioni — elementi minimi della grammatica — non descrivono oggetti, ma connessioni. Esistono solo nel momento in cui mettono in relazione due elementi: con, tra, fra, in.
È su questa logica che Mazzeo costruisce la struttura di Preposizioni: ogni appuntamento nasce dall’incontro tra il design e il campo di ricerca dell’ospite, in una sorta di laboratorio curatoriale in cui esperienze professionali e visioni personali si intrecciano. Non si tratta di raccontare un risultato finale, ma di rendere visibile il processo che si genera quando discipline diverse smettono di difendere i propri confini e iniziano a contaminarsi.

L’architetto Fabio Mazzeo e Gabriele Valli, in arte Pazz. Foto di Giordana Sterlino
La scelta degli ospiti non segue una programmazione tematica rigida. Piuttosto emerge da affinità, vicinanze elettive e incontri casuali che, nel dialogo, rivelano potenziali inattesi. È già accaduto con figure provenienti da altri ambiti creativi — dal cinema alla moda — e ora con l’ingresso della pittura nel progetto.
Lo spazio stesso dello studio gioca un ruolo centrale in questa dinamica. Non viene trasformato in un white cube espositivo, ma rimane un luogo di lavoro vivo, volutamente non ordinato per l’occasione. Chi entra si muove tra modelli, materiali e tracce di progetti, percependo immediatamente che si trova in un ambiente in cui il pensiero creativo si manifesta nella pratica quotidiana.
In questo contesto prende forma Pazzesco, mostra che segna l’emersione pubblica della ricerca artistica di Gabriele Valli.
Imprenditore attivo dagli anni Ottanta nei settori dell’innovazione tecnologica, della consulenza direzionale, delle startup e dell’inclusione lavorativa delle persone disabili — ma anche autore di saggi sulla leadership, innovazione e jazz — Valli ha mantenuto per decenni un rapporto intermittente ma costante con le arti: dalla scrittura alla recitazione, fino al disegno.

Alcune delle opere presenti all’interno della mostra nello studio dell’architetto Fabio Mazzeo. Foto di Giordana Sterlino
La pittura rappresenta però una sorta di ritorno alle origini. Già da giovane, racconta l’artista, il disegno era uno dei suoi linguaggi più naturali. Con il passare degli anni questa inclinazione è rimasta in secondo piano, riaffiorando sporadicamente — negli appunti delle riunioni, negli scarabocchi nati durante momenti di noia o riflessione — fino a trasformarsi negli ultimi mesi in un gesto creativo sistematico.
La scelta tecnica è radicale: solo pennarelli, principalmente Uniposca, utilizzati direttamente sulla superficie senza disegno preparatorio. Niente matita, nessun ripensamento. Il segno è immediato e definitivo.
Per Valli il pennarello non è semplicemente uno strumento, ma una dichiarazione di metodo: rapidità, decisione, irreversibilità. L’errore non viene cancellato ma assorbito, integrato nella composizione, trasformato in nuovo equilibrio.

Pazz, ANGELI, dicembre 2025. Foto di Giordana Sterlino
Questa attitudine — adattarsi a ciò che accade e riorganizzare il percorso lungo il cammino — riflette una filosofia di vita che l’artista riconosce come parte integrante del proprio lavoro. «Non parto quasi mai da un’idea precisa», racconta. «Le cose emergono mentre lavoro. Se qualcosa non funziona, il segno si trasforma e genera una nuova armonia».
Il risultato è un universo visivo immediatamente riconoscibile: superfici dense di colori saturi, linee continue che costruiscono figure ibride, personaggi archetipici, frammenti di paesaggi cosmici o terrestri.
In molte opere compaiono elementi ricorrenti — soli, forme geologiche, creature simboliche — che suggeriscono una visione del mondo sospesa tra dimensione terrestre e cosmica. In mezzo a queste forze naturali si muovono piccole figure umane, spesso impegnate in relazioni ambigue, tensioni affettive o situazioni di equilibrio precario.

Pazz, XMAS (CHRISTMAS) a sinistra ed EFFUSIONI a destra. Foto di Giordana Sterlino
Non si tratta di scene narrative esplicite, ma di micro-racconti disseminati nella composizione, quasi come indizi all’interno di un rebus visivo.
È proprio questa dimensione che ha colpito il curatore Fabio Mazzeo quando ha incontrato il lavoro di Valli. «La prima parola che viene in mente guardando i suoi quadri è felicità», osserva. «Ma superato il primo impatto emotivo, ci si accorge che dietro quell’apparente leggerezza c’è un percorso di vita complesso. I personaggi sono come protagonisti di piccoli racconti: parlano di amori spezzati, di solitudine, di difficoltà».
Secondo Mazzeo, la forza delle opere sta proprio nella capacità di trasformare questi elementi in un messaggio visivo positivo. Non una negazione del dolore, ma una sua conversione in energia creativa: «È come un messaggio in bottiglia lanciato verso il futuro».
Nel contesto di Preposizioni, ogni incontro è associato a una preposizione che funge da chiave concettuale. Nel caso di Pazzesco la parola implicita è con.
Per Valli questa piccola particella grammaticale rimanda alla possibilità — spesso fragile e incompleta — di una reale condivisione tra le persone. Molte opere alludono infatti alla difficoltà di costruire una realtà comune: uomini e donne che si incontrano ma non riescono mai a fondersi davvero in un’unica esperienza.

Le opere all’interno dello studio d’architettura. Foto di Giordana Sterlino
La realtà, suggerisce l’artista, non è qualcosa di assoluto ma un territorio che esiste solo quando due sguardi la riconoscono nello stesso modo. È una dimensione relazionale, costruita attraverso la conoscenza reciproca, e proprio per questo raramente raggiunta in modo pieno.
Questa tensione attraversa l’intero progetto: da un lato il desiderio di connessione autentica, dall’altro la consapevolezza che la vita quotidiana spesso rimane superficiale, frammentata, incapace di arrivare a una comprensione profonda dell’altro.
In filigrana, le opere raccontano anche il percorso personale dell’artista.
La firma stessa — evolutasi nel tempo da Gaz a Paz fino all’attuale Pazz — custodisce un elemento affettivo: la doppia “z” deriva dal modo in cui il figlio Lorenzo lo chiamava da bambino. Anche il titolo della mostra, Pazzesco, gioca su questa identità grafica e sonora, trasformandola in dichiarazione poetica.
Il progetto espositivo riunisce lavori realizzati da maggio 2025 a oggi, segnando una fase di intensa produzione creativa. Un’esplosione recente, ma radicata in un percorso lungo una vita, fatto di scrittura, esperienze artistiche e attività imprenditoriali che hanno alimentato uno sguardo multidisciplinare.
Non a caso Valli rivendica il valore della “dis-specializzazione”: la possibilità di attraversare ambiti diversi, portando intuizioni e strumenti da un campo all’altro. Una visione che si riflette tanto nel suo percorso professionale quanto nella libertà formale della sua pittura.

Dettagli delle prime opere di Pazz. Foto di Giordana Sterlino
Pazzesco è visitabile dal 5 al 26 marzo nello studio di Fabio Mazzeo presso Palazzo Baldoca Muccioli, in via Giulia 167 a Roma.
L’esposizione è aperta dal lunedì al venerdì, dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 17:00, durante gli orari di operatività dello studio. L’ingresso è gratuito, ma è necessario prenotare o segnalare la propria visita in anticipo, scrivendo all’indirizzo email o chiamando il numero messi a disposizione dall’organizzazione.
Più che una mostra tradizionale, l’esperienza proposta da Preposizioni è quella di entrare in un luogo di lavoro e di pensiero, dove le opere non sono isolate in uno spazio neutro ma convivono con gli oggetti, le tracce e le stratificazioni di un ambiente creativo.
Un contesto che restituisce forse il senso più profondo del progetto: non esporre semplicemente delle opere, ma attivare una relazione. Tra discipline, tra persone, tra storie diverse.
Preposizione dopo preposizione.
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