
Una ferita che, a 44 anni di distanza, non si è ancora rimarginata. Roma ricorda l’attentato terroristico del 9 ottobre 1982 davanti alla Sinagoga, quando un commando di terroristi palestinesi attaccò i fedeli in uscita dal Tempio ebraico, uccidendo il piccolo Stefano Gay Tachè, di appena due anni, e ferendo altre 40 persone. Nella mattinata di venerdì 9 ottobre, davanti alla Sinagoga, la cerimonia commemorativa con la deposizione delle corone di alloro e l’omaggio alla lapide dedicata al bambino, alla presenza del sindaco Roberto Gualtieri.
«Oggi ricordiamo un atto barbaro di terrorismo contro un bambino, cittadino romano e italiano, ucciso soltanto perché di religione ebraica», ha dichiarato il sindaco a margine della commemorazione. Gualtieri ha sottolineato il significato dell’attentato nella storia della Capitale e il dolore che ancora accompagna la comunità ebraica e l’intera città. «Fu un episodio gravissimo della nostra storia che la città ricorda e piange, che colpì al cuore la nostra comunità, quella ebraica e tutta la comunità cittadina». Da qui, ha aggiunto, il dovere di mantenere viva la memoria: «È doveroso questo ricordo e questo omaggio che la città giustamente non fa mai venire meno».
A ricordare la tragedia è stato anche Alex Luzon, vicepresidente della Comunità ebraica di Roma, che ha definito l’attentato «una ferita che ancora sanguina». Il 9 ottobre 1982 era un giorno di festa, segnato da un momento particolarmente significativo per le famiglie ebraiche: la benedizione dei bambini. Proprio mentre i fedeli lasciavano la Sinagoga, un commando terroristico lanciò bombe e raffiche di mitra contro la folla. «A distanza di tanti anni questa ferita è ancora molto aperta, ancora viva», ha affermato Luzon, collegando il ricordo dell’attacco alla ripresa del terrorismo e citando quanto avvenuto il 7 ottobre 2023 e in altre occasioni successive. Eventi che, ha spiegato, riaprono una ferita mai del tutto rimarginata.
L’attentato del 9 ottobre 1982 resta una delle pagine più dolorose della storia recente della Capitale. La morte di Stefano Gay Tachè, ucciso a soli due anni, e il ferimento di altre 40 persone colpirono profondamente la comunità ebraica romana e l’intera città. La commemorazione di oggi rinnova il ricordo delle vittime e richiama il valore della memoria di fronte all’odio antiebraico e al terrorismo. Un omaggio che, come ha ribadito il sindaco, Roma continua a mantenere vivo nel tempo.
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