Roma, 9 aprile 2026
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Roma dice addio al “trenino giallo”. Costi troppo alti, si punta sulla nuova tramvia fino a Tor Vergata

La Termini-Centocelle non riaprirà dopo l’incidente di marzo. In commissione Mobilità il Campidoglio conferma la linea: adeguare l’infrastruttura costerebbe troppo e richiederebbe tempi incompatibili con il progetto della futura Linea G

di Giacomo ZitoULTIMO AGGIORNAMENTO 15 ore fa - TEMPO DI LETTURA 5'
Roma dice addio al “trenino giallo”. Costi troppo alti, si punta sulla nuova tramvia fino a Tor Vergata

È finita davvero. La Termini-Centocelle, il vecchio “trenino giallo” che per oltre un secolo ha attraversato i quartieri della Casilina, non tornerà in servizio. La III Commissione Capitolina Permanente per la Mobilità, riunita oggi 8 aprile 2026, ha chiarito la linea del Campidoglio dopo l’incidente di Ponte Casilino del 4 marzo: l’adeguamento della tratta alle prescrizioni di sicurezza richiederebbe investimenti troppo elevati e tempi incompatibili con il progetto già avviato della nuova tramvia.

La scelta dell’amministrazione è quindi concentrare risorse e tempi sulla futura Linea G, destinata a collegare Termini a Tor Vergata, mentre nel frattempo si lavorerà al rafforzamento del servizio sostitutivo su gomma.

Perché la Termini-Centocelle non riapre

La ricostruzione illustrata in commissione parte dall’incidente di marzo. Secondo quanto riferito dall’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, la commissione d’indagine ha individuato come causa probabile un errore umano, con il superamento indebito di un segnale a via impedita nel tratto a binario compenetrato.

Il nodo, però, non riguarda soltanto il singolo episodio. L’attuale sistema di segnalamento prevede infatti un “rosso permissivo”, che in determinate condizioni consente al macchinista di oltrepassare il segnale anche quando è disposto a via impedita. Un meccanismo che, è stato spiegato, non impedisce automaticamente il passaggio in caso di errore umano.

Per questo ANSFISA ha posto una serie di prescrizioni sulla tratta, tra cui l’installazione del train stop sia a terra sia a bordo dei convogli, così da trasformare quel rosso permissivo in un rosso imperativo e impedire fisicamente il superamento non autorizzato. È proprio su questo punto che l’amministrazione ha tracciato la linea politica: «Fare un investimento di quelli che ci chiede l’ANSFISA è sostanzialmente impensabile da un punto di vista tecnico dei tempi», ha detto Patanè.

A pesare non sono soltanto i sistemi di sicurezza. In commissione è stato richiamato anche lo stato generale dell’infrastruttura: deviatori obsoleti, traverse in legno esauste, criticità dell’armamento, irregolarità del manto stradale. Un insieme di problemi che rende ancora meno sostenibile, nella valutazione di Campidoglio e Atac, investire oggi su una linea destinata a essere trasformata.

Non a caso Patanè ha usato una formula netta per spiegare l’impostazione dell’amministrazione: «Un’amministrazione responsabile non può confondere la nostalgia con la politica dei trasporti». I convogli della Termini-Centocelle, ha aggiunto in sostanza, sono ormai a fine ciclo. La trasformazione in tramvia, per il Campidoglio, non rappresenta quindi un abbandono, ma il tentativo di sostituire una infrastruttura ritenuta ormai superata con una linea moderna e integrata con il resto della rete.

Il piano del Campidoglio: avanti con la Linea G

Esclusa la riapertura della ferrovia, l’amministrazione punta ora tutto sulla futura tramvia Termini-Giardinetti-Tor Vergata, la cosiddetta Linea G. La gara è già stata bandita da Roma Capitale e la scadenza per la presentazione delle offerte è fissata al 18 maggio.

L’obiettivo illustrato in commissione è chiudere rapidamente la procedura e procedere, se possibile, con un affidamento d’urgenza, in modo da avviare il progetto esecutivo della prima fase funzionale. Il tratto iniziale, quello sulla via Casilina dove esiste già una sede dedicata, viene considerato il più semplice da trasformare e quindi il più adatto a far partire per primi i lavori.

La nuova linea non si fermerà però al percorso storico. Il tracciato dovrà arrivare fino al Policlinico di Tor Vergata, passando per Torrenova, con una realizzazione che nelle intenzioni del Campidoglio avverrà per fasi modulari. Questo significa che l’apertura non dovrebbe attendere il completamento integrale dell’intera opera, ma seguire l’avanzamento dei singoli tratti.

Il problema immediato: i bus sostitutivi

Se il futuro è la tramvia, il presente resta però segnato dalle difficoltà del servizio sostitutivo. In commissione è stato ricordato che il 105 è stato già potenziato, con una riduzione dell’intervallo di attesa del 30 per cento, ma il tema dell’efficacia reale delle navette è rimasto centrale per tutto il dibattito.

A intervenire sul punto è stato Carlo Andrea Tortorelli di Odissea Quotidiana, che ha richiamato le criticità già segnalate dai cittadini: il 105 viaggia nel traffico, tende a perdere regolarità e non riesce a offrire la stessa affidabilità della ferrovia soppressa. Tortorelli ha anche sottolineato la necessità di rendere pubbliche e comprensibili le valutazioni economiche e tecniche alla base della scelta di non riaprire la linea.

Dal canto suo, il Campidoglio ha annunciato ulteriori misure. La prima è l’istituzione del 105L, una variante limitata della linea che nelle ore di punta rafforzerà il collegamento tra Parco di Centocelle, Ponte Casilino, via L’Aquila e la circonvallazione Casilina, con interscambio verso il Pigneto. La seconda è il rafforzamento della 409. La terza, ancora in fase di studio, è una ulteriore linea aggiuntiva da definire sulla base dei dati raccolti nel primo mese di esercizio del 105 potenziato.

Resta però aperto il nodo di Torpignattara, sollevato in commissione anche dal consigliere Angelucci e riconosciuto dallo stesso intervento di Atac: è il quartiere che più risente della chiusura del trenino, perché non è servito direttamente dalla metro C e perde così un collegamento storico verso Termini.

La mobilitazione dal territorio

Il caso della Termini-Centocelle aveva già acceso il dibattito nei quartieri prima della commissione di oggi. Odissea Quotidiana ha promosso una raccolta firme per chiedere il mantenimento del servizio fino all’avvio effettivo dei cantieri e per sollecitare maggiore trasparenza sulle valutazioni tecniche ed economiche dell’amministrazione.

Lo stesso interesse si era visto anche il primo aprile, durante un incontro pubblico organizzato in un locale di Tor Pignattara, dove il tema del futuro del trenino aveva richiamato attenzione e partecipazione. Un segnale chiaro di quanto la chiusura della linea venga percepita non come una vicenda nostalgica, ma come un problema concreto di mobilità quotidiana per migliaia di residenti.

Il capitolo dei lavoratori

Più rapida, invece, la risposta sul personale. Il direttore generale di Atac, Paolo Aielli, ha spiegato che è già stato definito un piano di ricollocazione dei lavoratori impiegati sulla linea, con soluzioni differenziate a seconda delle mansioni e con alcuni percorsi che richiederanno formazione e certificazione.

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