
Il carro delle organizzazioni ebraiche LGBTQIA+ Keshet al Roma Pride 2025 (La Capitale)
Il Roma Pride 2026 non autorizzerà la partecipazione di un carro di Keshet Italia e Keshet Europe, organizzazioni LGBTQIA+ ebraiche, alla parata in programma sabato 20 giugno. La decisione è stata comunicata dall’organizzazione con un post pubblicato lunedì 25 maggio, dopo un incontro con i rappresentanti delle due realtà.
Nel messaggio, il Roma Pride spiega di ritenere che «non vi siano le condizioni per la partecipazione di un loro carro in parata». Una scelta che arriva a un anno dalle polemiche del 2025, quando la presenza di Keshet Europe al corteo romano aveva provocato contestazioni e accuse incrociate sulla distinzione tra identità ebraica, governo israeliano e guerra a Gaza.
Nel post, il Roma Pride ribadisce che la manifestazione è «aperta e libera» e che chiunque condivida i valori fondanti del movimento può scendere in piazza. Diverso, secondo l’organizzazione, è il tema dei carri: la presenza in parata con un carro viene definita non solo una prerogativa, ma anche una «responsabilità politica dell’organizzazione».
Il punto centrale riguarda il documento politico del Roma Pride 2026, nel quale la posizione su Gaza è indicata in modo netto. L’organizzazione scrive di saper distinguere «la differenza fra il governo israeliano e la comunità ebraica costituita da persone LGBTQIA+», precisando di non voler attribuire alla comunità ebraica la responsabilità degli atti del governo israeliano.
Allo stesso tempo, però, il Roma Pride contesta a Keshet Italia di non aver preso, né di voler prendere, le distanze da quello che nel documento viene definito «il genocidio in corso a Gaza». Da qui la decisione: per partecipare con un carro alla parata, secondo gli organizzatori, è necessario fare proprie tutte le rivendicazioni del documento politico, compresa una condanna netta della condotta del governo israeliano.
L’edizione 2026 del Roma Pride avrà come slogan «La Repubblica è di chi la abita». Il tema è stato lanciato il 3 aprile, a ottant’anni dalla nascita della Repubblica italiana, con un richiamo alla Costituzione, alla Resistenza e alla lotta antifascista.
Nel testo di presentazione, il Roma Pride definisce la Costituzione «uno strumento vivo di protezione dei diritti» e collega lo slogan all’idea di appartenenza, riconoscimento e piena cittadinanza per chi vive, lavora, ama, studia, migra, cresce figli e si prende cura.
Le ambassador della 32esima edizione saranno Levante, Francesca Michielin e Margherita Vicario. Le tre artiste accompagneranno una manifestazione che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole riportare al centro libertà, uguaglianza, dignità e autodeterminazione.
La decisione del Roma Pride arriva dopo un precedente già molto discusso. Nel 2025, alla vigilia della parata, il portavoce del Roma Pride Mario Colamarino aveva respinto l’idea che al corteo partecipasse un “carro di Israele”, definendola una ricostruzione falsa.
In quell’occasione aveva spiegato che non c’erano stati contatti con l’ambasciata israeliana e che la stella di David su sfondo arcobaleno era da considerare un simbolo religioso e identitario del mondo ebraico, non un riferimento istituzionale allo Stato di Israele.
Il Roma Pride 2025 si era svolto sabato 14 giugno con lo slogan «Fuorilegge», lo stesso titolo del brano di Rose Villain, madrina dell’edizione. L’organizzazione aveva presentato quella parola come una denuncia della condizione delle persone LGBTQIA+ in Italia, tra marginalizzazione, attacchi politici e ostacoli all’autodeterminazione.
Dopo la parata, però, Keshet Europe aveva denunciato contestazioni e aggressioni verbali nei confronti del proprio carro. In un comunicato rilanciato anche da diverse testate, l’organizzazione aveva sostenuto di essere stata accusata ingiustamente di rappresentare Israele e aveva respinto la ricostruzione secondo cui il proprio carro si sarebbe rifiutato di spegnere la musica per un momento simbolico dedicato a Gaza.
Keshet Europe aveva inoltre parlato di una sovrapposizione indebita tra identità ebraica e politiche del governo israeliano, definendo quella narrazione una forma di stigmatizzazione. Le polemiche avevano aperto un confronto più ampio sulla possibilità, per le persone LGBTQIA+ ebree, di partecipare ai Pride senza essere identificate automaticamente con le scelte del governo israeliano.
Nel 2026 il Roma Pride torna sul punto con una posizione ancora più esplicita. La parata resta, nelle parole dell’organizzazione, uno spazio aperto; ma il carro viene considerato un soggetto politico interno alla manifestazione e quindi vincolato al documento del Pride.
Per questo, scrive il Roma Pride, la partecipazione con un carro presuppone «una posizione netta e inequivocabile di condanna rispetto al genocidio perpetrato dal governo israeliano». Nel post si legge anche che «il documento politico non è un buffet dal quale è possibile scartare e ignorare singole pietanze indesiderate».
La scelta riapre così una frattura già emersa nel 2025: da un lato la rivendicazione del Roma Pride di una piattaforma politica unitaria e intersezionale, dall’altro il tema della partecipazione della comunità ebraica LGBTQIA+ e del confine, sempre più controverso, tra critica al governo israeliano e riconoscimento pieno delle identità ebraiche nello spazio pubblico.
Proprio su questo punto nei giorni scorsi Keshet Italia aveva diffuso un appello sui social, chiedendo che gli spazi del Pride restino luoghi di rivendicazione e celebrazione delle diversità, e non scenari di nuove esclusioni. Un appello che, a una settimana di distanza, sembrerebbe non aver convinto gli organizzatori ad accettare la loro partecipazione al Pride del 2026.
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