
Il monumento a San Francesco d’Assisi in piazza di Porta San Giovanni (Sovrintendenza capitolina)
L’ostensione straordinaria delle spoglie di San Francesco ad Assisi, promossa per l’ottocentenario della sua morte, riporta al centro dell’attenzione non solo la figura spirituale del Poverello, ma anche i luoghi che ne custodiscono la memoria storica. Se Assisi rappresenta il cuore del francescanesimo, Roma è la città dove la regola si confrontò con la dimensione universale della Chiesa e con le dinamiche politiche e sociali del suo tempo.
Quando Francesco giunse a Roma nel 1209 per chiedere l’approvazione della sua Regola a Papa Innocenzo III, il volto della città era molto diverso da quello odierno. L’area di San Pietro in Vaticano non presentava ancora la grandiosità rinascimentale che oggi conosciamo: esisteva il cosiddetto palatium novum, costruito da Papa Eugenio III e ampliato proprio da Innocenzo III, che talvolta vi si rifugiava per sfuggire alle tensioni e alle rivolte romane. Solo dopo il ritorno dei papi da Avignone, nel XIV secolo, il Vaticano sarebbe diventato stabilmente il centro della curia.
Il vero cuore religioso e amministrativo della Roma medievale era però la basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale del vescovo di Roma. Intorno ad essa gravitava la vita ecclesiale: il battistero, il palazzo pontificio, le residenze cardinalizie. È qui che Francesco fu ricevuto per presentare il suo progetto di vita evangelica. Nelle vicinanze sorgevano anche l’ospizio di Sant’Antonio Abate — dove, secondo alcune fonti francescane, il Santo trovò alloggio — e quello di San Tommaso in Formis, gestito dai Trinitari, altra possibile sede del suo soggiorno romano. Erano luoghi di accoglienza per poveri e pellegrini, perfettamente coerenti con la scelta radicale di vita del giovane di Assisi.
Un altro punto chiave della presenza francescana fu Santa Croce in Gerusalemme, dove risiedeva il cardinale Ugolino — futuro papa Gregorio IX — tra i primi sostenitori di Francesco. Il complesso confinava con le Mura Aureliane e con l’antico Anfiteatro Castrense. La tradizione racconta che al Santo fosse stata concessa una delle torri lungo le mura per ritirarsi in preghiera.
Il Septizonium e l’amicizia con Jacopa dei Settesoli
Ai piedi del Palatino, nei pressi dell’antico Septizonium fatto erigere da Settimio Severo, sorgevano le residenze della famiglia Frangipani. Di quel complesso oggi resta soltanto la cosiddetta Torre della Moletta, accanto al Circo Massimo.
In quel contesto abitava Jacopa de’ Settesoli, vedova nobile e figura centrale nell’amicizia con Francesco. Il Santo la chiamava “frate Jacopa”, a testimonianza di un legame spirituale che superava le convenzioni sociali. Dopo la morte di Francesco, Jacopa si trasferì ad Assisi, dove volle essere sepolta accanto a lui.
Nel rione Trastevere sorge la chiesa di San Francesco a Ripa, oggi memoria viva della presenza francescana. All’inizio del XIII secolo vi era una piccola chiesa dedicata a San Biagio con annesso ospizio per poveri e pellegrini. Francesco vi soggiornò servendo gli ammalati.
Nel 1229 papa Gregorio IX affidò ufficialmente il complesso ai frati minori, stabilendo qui la prima residenza francescana stabile a Roma. La chiesa attuale conserva quella che viene indicata come la cella del Santo, trasformata nei secoli in cappella.
Un’ulteriore memoria significativa si trova presso la basilica di Santa Sabina, sull’Aventino. Nel convento domenicano annesso, secondo la tradizione, Francesco avrebbe incontrato San Domenico di Guzmán, fondatore dell’Ordine dei Predicatori.
Una stanza del convento ricorda ancora oggi quei colloqui notturni tra i due santi, simbolo di una fraternità spirituale che avrebbe segnato la storia della Chiesa medievale.
Anche Roma - in questo anno di celebrazioni speciali - ha rinnovato il legame con il Santo in modo tangibile: il Ponte dell’Industria è stato intitolato al frate e una statua in bronzo ne ricorda la figura tra Ostiense e Portuense.
L’ostensione ad Assisi richiama fedeli da tutto il mondo; anche Roma, con i suoi luoghi francescani disseminati in tutta la città, ricorda che quella storia non è rimasta confinata in Umbria e, a ottocento anni di distanza, continua a parlare al mondo intero.
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