
Un silenzio contrattuale che dura da quattordici anni, buste paga «congelate» al 2012 e una differenza retributiva rispetto al settore pubblico che arriva a toccare i 500 euro mensili. Sono queste le premesse che porteranno, questo venerdì, i lavoratori della sanità privata accreditata e delle RSA a incrociare le braccia e a manifestare nelle piazze della Capitale.
La mobilitazione, proclamata dai sindacati di categoria Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, punta il dito contro una situazione definita «incresciosa», che vede migliaia di professionisti del Lazio operare in condizioni di netto svantaggio rispetto ai colleghi del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Il grido d'allarme delle sigle sindacali è netto: mentre l'inflazione ha eroso drasticamente il potere d'acquisto negli ultimi anni, i rinnovi dei contratti collettivi nazionali (Ccnl) per il settore ospedaliero e sociosanitario sono fermi, rispettivamente, da 8 e 14 anni.
«Lavoratrici e lavoratori vivono nella consapevolezza che, a parità di mansione, percepiscono fino a 500 euro in meno dei colleghi del pubblico. È un sistema che si regge sul loro lavoro quotidiano, ma che è stato lasciato solo e non adeguatamente valorizzato», denunciano i sindacati regionali.
Nelle ultime ore, le organizzazioni sindacali hanno inviato una lettera formale a tutti i consiglieri regionali del Lazio per chiedere un intervento politico immediato. La richiesta è chiara: la Regione non può restare spettatrice di fronte a imprese che, pur erogando un servizio pubblico, seguono «logiche di profitto sulla pelle dei lavoratori».
La proposta concreta avanzata dai sindacati mira a emulare la scelta compiuta dalla Regione Puglia nel 2022, stabilendo un collegamento diretto tra l'erogazione delle risorse pubbliche e l'effettiva applicazione dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Secondo Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, questo rappresenterebbe un criterio di giustizia semplice, capace di evitare il dumping salariale e di imporre alle proprietà datoriali una piena assunzione di responsabilità sociale.
Il presidio di venerdì a Roma non sarà solo una protesta per il salario, ma una battaglia per la dignità di un intero settore che funge da pilastro integrativo della sanità pubblica. «Serve un serio cambio di passo per la tutela di tutto il sistema sanitario regionale», concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.
L'attenzione resta ora alta sulla risposta della Pisana, chiamata a decidere se giocare un ruolo attivo nella risoluzione di una crisi che rischia di compromettere la qualità dell'assistenza per l'utenza laziale.
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