Roma, 3 aprile 2026
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Al San Camillo parte il programma di diagnosi precoce del tumore del colon-retto per i giovani adulti

Il progetto è rivolto alla fascia 35-49 anni, esclusa dagli screening LEA già attivi nel Lazio. Previsti questionario online, visita specialistica e, se necessario, colonscopia. Rocca: «Strumento concreto di speranza»

di Redazione La CapitaleULTIMO AGGIORNAMENTO 9 ore fa - TEMPO DI LETTURA 6'
Al San Camillo parte il programma di diagnosi precoce del tumore del colon-retto per i giovani adulti

Il San Camillo Forlanini avvia un nuovo programma di diagnosi precoce del tumore del colon-retto rivolto ai giovani adulti tra i 35 e i 49 anni, fascia oggi non compresa nei programmi di screening previsti dai Livelli essenziali di assistenza e già attivi nel Lazio per la popolazione tra i 50 e i 74 anni.

Il progetto punta a intercettare in modo anticipato una patologia considerata tra le più rilevanti in ambito oncologico. Il tumore del colon-retto, infatti, è indicato come la seconda neoplasia nelle donne e la terza negli uomini in Italia, oltre a rappresentare a livello globale la terza causa di mortalità cancro-correlata. Parallelamente, resta uno dei tumori più prevenibili se individuato in fase precoce.

Un percorso dedicato per la fascia esclusa dagli screening ordinari

L’iniziativa dell’azienda ospedaliera si rivolge a una popolazione che non rientra negli screening standard regionali, ma sulla quale negli ultimi anni si è registrato un aumento delle diagnosi sotto i 50 anni.

Il percorso prevede la compilazione di un questionario di autovalutazione disponibile sul sito del San Camillo Forlanini. Le domande sono finalizzate a individuare le persone che presentano fattori di rischio. I soggetti ritenuti idonei saranno poi contattati per una visita specialistica di approfondimento e, se necessario, per l’esecuzione di una colonscopia presso l’ospedale.

Si tratta della seconda grande iniziativa di prevenzione integrata dell’azienda ospedaliera dopo il programma di diagnosi precoce del tumore al polmone avviato lo scorso anno. L’obiettivo dichiarato è contribuire in modo complementare al sistema di prevenzione regionale, intercettando patologie o fasce di popolazione che i programmi ordinari non riescono a coprire per limiti di età o criteri di accesso.

Rocca: «Non sono invisibili»

Per il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, il tumore del colon-retto nei più giovani impone un cambio di passo sul fronte della prevenzione. «Ci sono battaglie che non possiamo permetterci di combattere in ritardo e il tumore del colon-retto, soprattutto tra i più giovani, è una di queste», dichiara.

Rocca sottolinea che iniziative come quella del San Camillo Forlanini «non sono solo progetti sanitari, ma strumenti concreti di speranza». E aggiunge che questo significa «dire a tanti uomini e donne tra i 35 e i 49 anni che non sono invisibili, che la loro salute conta, che la prevenzione può fare davvero la differenza».

Nel suo intervento, il presidente parla della volontà di costruire «una sanità che non aspetta la malattia, ma che si prende cura delle persone prima, quando è possibile proteggere il futuro», rimarcando che «ogni diagnosi precoce è una possibilità in più, ogni vita salvata è una vittoria di tutta la nostra comunità».

I segnali da non sottovalutare

Nel testo di presentazione del progetto, il tumore del colon-retto viene definito un “nemico subdolo”, perché i sintomi iniziali sono spesso sottovalutati o attribuiti ad altre condizioni meno gravi.

Gli elementi di rischio indicati comprendono stile di vita sedentario, dieta ricca di cibi ultra-processati, carne rossa o povera di fibre, obesità, diabete, fumo, abuso di alcol, oltre a familiarità di primo grado, patologie gastrointestinali croniche o sintomi sospetti come variazioni delle abitudini intestinali, dimagrimento, sanguinamento rettale, dolore addominale e anemia ferro-carenziale.

Secondo quanto riportato nella presentazione del programma, numerosi studi epidemiologici hanno mostrato un aumento dell’incidenza nei giovani adulti, in particolare nella fascia 40-49 anni, fino a raggiungere il 10-12% di tutte le nuove diagnosi. Nei pazienti più giovani, inoltre, questi tumori tendono spesso a manifestarsi con maggiore aggressività e ad arrivare all’attenzione clinica in stadi già avanzati.

Il San Camillo: «Risponde a un bisogno crescente di salute pubblica»

Il direttore della UOC Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva del San Camillo Forlanini, Roberto Faggiani, spiega che il progetto «intervenendo su una fascia di popolazione al di fuori del tradizionale target dello screening, risponde ad un bisogno crescente di salute pubblica».

Faggiani evidenzia che «la diagnosi precoce nelle persone giovani può salvare vite, migliorare la qualità della vita e ridurre i costi sanitari associati al trattamento di tumori in fase avanzata». E aggiunge che «un approccio innovativo e mirato, con la creazione di un percorso dedicato e preferenziale, può fare la differenza nel contrastare questa patologia in rapida crescita».

Sulla stessa linea il direttore generale dell’azienda ospedaliera, Angelo Aliquò, secondo cui il progetto si inserisce nella strategia del servizio sanitario regionale che negli ultimi anni ha investito «in modo significativo sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce e sull’innovazione organizzativa».

Aliquò osserva che, in questo contesto, anche le aziende ospedaliere con una prevalente attività di elezione e di alta complessità «possono e devono contribuire al servizio regionale non solo curando, ma anche intercettando precocemente le patologie». Quindi sottolinea che la diagnosi precoce, oltre al valore umano del salvare vite, contribuisce anche a ridurre l’impatto sociale ed economico della malattia e a rendere più sostenibile il servizio sanitario pubblico.

Gli obiettivi del programma

Il programma di prevenzione del San Camillo Forlanini mira a individuare in anticipo i casi di tumore del colon-retto tra i giovani adulti, a ridurre la mortalità e a migliorare la prognosi attraverso diagnosi tempestive e trattamenti precoci mini-invasivi.

Tra gli obiettivi indicati c’è anche l’aumento della consapevolezza sui fattori di rischio e sui sintomi nella popolazione generale.

In modo indiretto, il progetto potrà inoltre contribuire a valutare se questa neoplasia nei giovani adulti presenti caratteristiche diverse rispetto a quelle osservate nei pazienti più anziani, se fattori ambientali o specifici stili di vita possano incidere sull’aumento dell’incidenza oppure se esistano fattori di rischio differenti tra le due fasce di età.

Lo stato dello screening nel Lazio

Nel Lazio lo screening per la prevenzione del tumore del colon-retto è partito nel 2015 e interessa circa 1.006.000 residenti tra i 50 e i 74 anni.

Nel 2023 la copertura degli inviti ha raggiunto il 100% degli aventi diritto sull’intero territorio regionale. A ciascuno è stato proposto il test di primo livello, cioè la ricerca di sangue occulto nelle feci, ma l’adesione si è fermata al 18,9%, pari a circa 175mila persone.

Tra queste, il 5,1% ha ottenuto un risultato positivo, per un totale di quasi 9mila persone indirizzate alla colonscopia come approfondimento diagnostico. L’85,1% ha poi effettivamente eseguito l’esame endoscopico. Da questi controlli sono stati individuati 270 carcinomi e 2.225 adenomi avanzati.

Sul fronte della mortalità, i dati riportati stimano nel Lazio circa 29 decessi ogni 100mila uomini e 19 ogni 100mila donne attribuibili ogni anno a questa patologia. Tra chi aderisce allo screening, viene inoltre evidenziato come la diagnosi precoce consenta tassi di sopravvivenza fino al 90%.

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