
Diciotto bombe esplose a Roma negli ultimi mesi, ma non tutte riconducibili alla stessa organizzazione criminale. È quanto emerge dalle dichiarazioni di Gianfranco Minissale, nuovo dirigente della Squadra mobile della Capitale, che mercoledì 4 novembre ha incontrato i giornalisti nella sede della Questura.
«Non tutte le 18 bombe che abbiamo registrato negli ultimi mesi sono riconducibili a un unico disegno criminale: in alcune occasioni sono certamente scollegate, in altri casi siamo al lavoro su possibili collegamenti», ha spiegato Minissale.
Secondo il dirigente, una parte degli episodi potrebbe essere collegata alla conquista o riconquista di territori strategici per il traffico di stupefacenti.
«Evidentemente c'è un tema di conquista o di riconquista di porzioni di territorio redditizie dal punto di vista del traffico di droga», ha affermato.
Le indagini, tuttavia, non indicano l'esistenza di un'unica regia dietro tutti gli attentati. Gli investigatori stanno valutando possibili collegamenti tra alcuni episodi, mentre altri risultano scollegati.
Tra le piste investigative figurano anche dissidi tra gruppi familiari antagonisti, che potrebbero avere motivazioni differenti e non necessariamente legate allo spaccio.
«Noi riteniamo che non ci sia una sola mano, ma è ben probabile che alcuni episodi siano riconducibili a dissidi tra gruppi familiari per motivi diversi, a volte legati allo spaccio, a volte no», ha precisato Minissale.
A preoccupare gli investigatori è soprattutto il ricorso agli ordigni come strumento per affrontare conflitti di diversa natura.
«La riflessione che stiamo facendo è che la bomba stia diventando la modalità per risolvere qualsiasi tipo di situazione», ha concluso il capo della Squadra mobile.
Le dichiarazioni delineano quindi un quadro criminale articolato, nel quale gli investigatori distinguono episodi apparentemente autonomi da altri sui quali sono ancora in corso verifiche per individuare eventuali legami.
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