
Arriva oggi nelle sale italiane e romane la proiezione del documentario «The Bibi Files», diretto da Alexis Bloom e prodotto dal premio Oscar Alex Gibney, distribuito da Mescalito Film.
L'appuntamento principale della Capitale si terrà al Cinema Quattro Fontane, che farà da sala centrale per l'evento e ospiterà un collegamento streaming e in presenza per la sessione di domande e risposte (Q&A). Il dibattito vedrà la partecipazione della regista Alexis Bloom, della giornalista d'inchiesta Giulia Innocenzi e della codirettrice del Fatto Quotidiano Maddalena Oliva.
A Roma, la proiezione coinvolgerà in contemporanea anche altre sale selezionate, tra cui il Cinema Barberini (con proiezioni sia pomeridiane che serali), il Cinema Multisala Lux, il Cinema Alhambra, il Cinema Odeon Roma e i Madison Cinemas Roma.
L’arrivo in Italia di «The Bibi Files» si inserisce in una prima nazionale pensata come un grande evento collettivo, con proiezioni in contemporanea in circa 130 sale da Bolzano a Palermo, seguite da un unico Q&A in diretta streaming. Vista la grande attesa — e il fatto che molte proiezioni risultino già sold out — sono previste repliche nei giorni successivi in una trentina di sale, con programmazione fino al 27 ottobre.
Il documentario, vietato in Israele a causa delle rigide norme che tutelano la riservatezza degli atti d’indagine, mostra materiale inedito e dirompente. I video trapelati degli interrogatori condotti dalla polizia israeliana tra il 2016 e il 2018 nell'ambito dei procedimenti per corruzione, frode e abuso di potere a carico del primo ministro Benjamin Netanyahu. Nelle immagini si vede un Bibi spesso sulla difensiva, affiancato negli atti d'indagine dalla moglie Sara e dal primogenito Yair, oltre a una fitta rete di magnati, vecchi collaboratori e giornalisti.
Il film sviscera i principali filoni d'indagine che vedono coinvolto il premier più longevo di Israele. In particolare, il Caso 1.000 riguarda i regali di lusso (sigari cubani di pregio, champagne rosé e gioielli) per un valore complessivo di 280 mila dollari in nove anni, ricevuti da uomini d’affari come il produttore hollywoodiano Arnon Milchan in cambio di favori ed esenzioni fiscali. A questi si aggiungono il Caso 2.000 e il Caso 4.000, che accendono i riflettori sul viscerale e discusso rapporto di Netanyahu con i media, dai presunti accordi con Arnon Mozes (editore di Yedioth Ahronoth) fino alle pressioni sul portale Walla (di proprietà di Shaul Elovitch) per ottenere una copertura mediatica favorevole e concordare la rimozione di giornalisti non allineati.
Oltre ai dettagli giudiziari, «The Bibi Files» allarga lo sguardo sulla gestione del potere e sulle decisioni strategiche del governo. Attraverso le testimonianze di analisti, ex funzionari e giornalisti, il documentario solleva interrogativi cruciali sul legame tra la sopravvivenza giudiziaria e politica di Netanyahu e le sue scelte di governo — dall'alleanza con l'estrema destra fino alla gestione della sicurezza e al conflitto a Gaza dopo il 7 ottobre 2023.
L'uscita italiana del documentario assume una valenza politica straordinaria, cadendo a meno di un mese dalle elezioni generali del 27 ottobre 2026, considerate da molti osservatori come un vero e proprio referendum sulla leadership di Netanyahu dopo tre anni di guerra.
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