Roma, 19 marzo 2026
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Villa di Tor de’ Cenci, riemerge la storia: dalla Roma repubblicana al Pnrr Caput Mundi

Scoperta e restauro della Villa di Tor de’ Cenci a Roma: un complesso archeologico dal I secolo a.C. al V secolo d.C., con nuove indagini e interventi Pnrr Caput Mundi

di Redazione La CapitaleULTIMO AGGIORNAMENTO 7 ore fa - TEMPO DI LETTURA 2'
Villa di Tor de’ Cenci, riemerge la storia: dalla Roma repubblicana al Pnrr Caput Mundi

La Villa di Tor de’ Cenci rappresenta uno degli esempi più significativi di residenza suburbana nell’area romana. Il sito, esteso su circa 2.400 metri quadrati, racconta una lunga continuità abitativa che va dalla tarda età repubblicana, nel I secolo a.C., fino alla fine dell’età imperiale, nel V secolo d.C.

Accanto ai resti antichi, si conservano anche testimonianze più recenti, come quelle della Vaccheria Brunori, risalente alla fine dell’Ottocento. A questo contesto appartiene il grande abbeveratoio per il bestiame realizzato negli anni Trenta del Novecento, periodo in cui emersero per la prima volta le strutture murarie della villa.

Le nuove scoperte archeologiche del 2024

Le indagini archeologiche condotte alla fine del 2024 hanno portato alla luce un elemento di grande rilievo del settore produttivo, la cosiddetta «pars rustica». Si tratta di una vasca interrata in muratura destinata alla pigiatura dell’uva, il «calcatorium», risalente alla fase originaria della villa.

Questo ritrovamento conferma il ruolo agricolo e produttivo del complesso, che era collegato alla via Laurentina antica, oggi identificabile con la Via Pontina. Tracce del lastricato in pietra lavica sono ancora visibili nei pressi dell’area, lungo Via Padre Romualdo Formato.

La struttura della pars dominica

Il settore residenziale, noto come «pars dominica», si sviluppa in tre aree principali. Un atrio porticato fungeva da ingresso monumentale, seguito da un’ala di rappresentanza e da un impianto termale situato al centro del complesso.

La prima fase edilizia, datata al I secolo a.C., è caratterizzata dall’uso dell’«opus reticulatum». Successivamente, tra il I e il III secolo d.C., si affermano tecniche in «opus latericium» e pavimentazioni a mosaico in bianco e nero.

Gli ambienti termali testimoniano un elevato livello di comfort: erano presenti vasche rivestite in marmo per bagni caldi, il «calidarium», e freddi, il «frigidarium».

L’area funeraria e l’ipotesi di culto cristiano

A nord della villa si estendeva l’area destinata alle sepolture. Qui si trova un edificio funerario monumentale databile tra IV e V secolo d.C., realizzato in «opus latericium» e «opus listatum».

La struttura presenta una pianta basilicale con aula rettangolare, preceduta da un atrio «a forcipe» e conclusa da un’abside. Questa configurazione suggerisce un possibile utilizzo come luogo di culto cristiano.

Nel 1933 furono rinvenuti tre sarcofagi marmorei, uno dei quali, oggi conservato al Museo Nazionale Romano, mostra il busto del defunto scolpito al centro.

Il restauro con il Pnrr Caput Mundi

Nel 2025 la Villa di Tor de’ Cenci è stata interessata da un importante intervento di restauro inserito nel programma «Pnrr Caput Mundi». L’operazione ha valorizzato un sito che unisce archeologia, storia del territorio e memoria rurale più recente.

Oggi l’accesso è consentito a gruppi e associazioni con guida propria, previa prenotazione al numero 060608, attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19. Un’occasione per riscoprire un luogo che racconta, in modo stratificato, oltre cinque secoli di storia romana.

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