
È morto Tinto Brass, regista e sceneggiatore tra i più conosciuti del cinema italiano. Aveva 93 anni. Il cineasta si è spento improvvisamente nella mattinata di mercoledì 4 novembre 2026, nella sua abitazione di Roma.
A dare notizia della scomparsa è stata la moglie Caterina Varzi, sposata nel 2017. Considerato uno dei principali interpreti del cinema erotico italiano, Brass ha attraversato oltre quarant'anni di produzione cinematografica, passando dalla sperimentazione degli esordi ai film che lo hanno reso celebre presso il grande pubblico.
Nato a Milano il 26 marzo 1933, Giovanni Tinto Brass proveniva da una famiglia veneziana. Dopo la laurea in Giurisprudenza all'Università di Ferrara, si trasferì a Parigi, dove lavorò come archivista alla Cinémathèque Française, entrando in contatto con l'ambiente della Nouvelle Vague.
Rientrato in Italia, collaborò come aiuto regista con autori come Roberto Rossellini, Alberto Cavalcanti e Joris Ivens.
Il debutto alla regia arrivò nel 1963 con In capo al mondo, successivamente distribuito con il titolo Chi lavora è perduto. Il film, incentrato sul disagio di un giovane nei confronti delle convenzioni sociali, incontrò le resistenze della censura, inaugurando una lunga stagione di contrasti tra il regista e le istituzioni.
La svolta verso il cinema erotico arrivò con una serie di opere che avrebbero definito la parte più conosciuta della sua carriera.
Tra queste La chiave (1983), interpretato da Stefania Sandrelli e liberamente ispirato al romanzo dello scrittore giapponese Jun'ichirō Tanizaki, considerato uno dei maggiori successi del regista.
Seguirono Miranda (1985) con Serena Grandi, Capriccio (1987) con Francesca Dellera, Paprika (1990) con Debora Caprioglio e Così fan tutte (1992) con Claudia Koll.
Negli anni successivi diresse anche L'uomo che guarda (1994), tratto liberamente da Alberto Moravia, Fermo posta Tinto Brass (1995) e Monella (1998).
Nel 1988 tornò temporaneamente a un registro differente con Snack Bar Budapest, interpretato da Giancarlo Giannini.
Tra le ultime opere figurano Senso '45 (2002), con Anna Galiena e Gabriel Garko, Fallo! (2003) e Monamour (2005), il suo ultimo film.
La carriera di Brass fu accompagnata anche dall'attività teatrale e da una costante ricerca estetica, influenzata dal nonno Ialico Brass, pittore veneziano.
Nel 1956 sposò Carla Cipriani, conosciuta come Tinta, figlia di Giuseppe Cipriani, fondatore dell'Harry's Bar di Venezia. La moglie collaborò con lui anche alla sceneggiatura di diversi film. Dal matrimonio nacquero due figli, Beatrice e Bonifacio.
Carla Cipriani morì nel 2006, lo stesso anno in cui la Cinémathèque Française dedicò al regista una retrospettiva intitolata Éloge de la chair, con la proiezione di dieci suoi film.
Nel 2010 Brass fu colpito da un'emorragia cerebrale, dalla quale si riprese dopo un periodo di riabilitazione.
Nel 2017 sposò Caterina Varzi, psicoanalista, ex avvocata e attrice, che ha comunicato la notizia della sua morte.
Con la scomparsa di Tinto Brass si chiude la carriera di un autore che ha fatto dell'erotismo, della provocazione e della libertà espressiva i tratti distintivi del proprio cinema, attraversando generi differenti e confrontandosi ripetutamente con la censura.
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