
Il Tribunale del Riesame di Roma si è preso tempo per decidere sul ricorso presentato dagli avvocati di Mario Adinolfi, giornalista ed ex deputato, oggi leader del movimento Popolo della Famiglia. Adinolfi si trova agli arresti domiciliari dai primi di luglio, accusato di truffa ed evasione fiscale.
A presentare il ricorso sono stati i legali Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo, che hanno contestato l'intero provvedimento e chiesto che gli arresti domiciliari vengano revocati.
Adinolfi era finito ai domiciliari l'8 luglio scorso, quando la Guardia di Finanza aveva eseguito la misura su richiesta della Procura di Roma. Al centro dell'inchiesta c'è un'iniziativa chiamata "scommessa collettiva", nata sui social network già nel 2005.
Chi voleva partecipare versava una quota d'ingresso tra i 3mila e i 10mila euro, che finiva in un fondo comune usato per fare scommesse sportive. A gestire le scommesse era lo stesso Adinolfi, con l'aiuto di un "team di esperti" di cui non si conoscono i dettagli, e ai partecipanti venivano promessi guadagni fino al 40% l'anno, con la garanzia di riavere indietro il capitale investito.
Secondo gli inquirenti, però, molti di coloro che avevano investito i propri soldi non li avrebbero mai più rivisti. Il danno complessivo per le vittime sarebbe vicino ai cinque milioni di euro, a cui si aggiungono altri 400mila euro che Adinolfi non avrebbe versato al fisco. Oltre alla truffa, gli vengono contestati anche la raccolta abusiva di risparmio, l'abusivismo finanziario e l'omessa dichiarazione dei redditi.
Nel disporre la misura cautelare, la giudice Giulia Arcieri aveva spiegato che esisteva il rischio concreto che Adinolfi potesse ripetere lo stesso tipo di reato. Nell'ordinanza si legge che l'attività si sarebbe svolta per un lungo periodo di tempo, coinvolgendo molte persone che in momenti diversi avrebbero versato denaro con le stesse modalità — un comportamento che, secondo la giudice, dimostra un metodo sistematico e quindi una certa pericolosità sociale. Una pericolosità che, sempre secondo l'ordinanza, sarebbe aumentata proprio per la notorietà pubblica di Adinolfi.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, parte del denaro raccolto sarebbe stata usata da Adinolfi per acquistare case, viaggi, barche e orologi di lusso.
Adinolfi ha sempre respinto ogni accusa. Si è difeso parlando di semplici ritardi burocratici, legati anche ai controlli antiriciclaggio, e ha annunciato di voler agire legalmente per diffamazione contro chi ne aveva parlato in televisione.
Ora la decisione passa al Tribunale del Riesame, che dovrà stabilire se confermare o revocare gli arresti domiciliari.
La Capitale, il nuovo giornale online di Roma
La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024
DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi