
Una corona d’alloro, i canti della resistenza e il ricordo di chi quella mattina è andato al lavoro e non è tornato a casa. Si è svolta oggi, lunedì 20 luglio, allo Scalo San Lorenzo, l'83esima commemorazione dedicata ai ferrovieri caduti durante il bombardamento del 19 luglio 1943, una delle pagine più drammatiche della storia di Roma.
Il 19 luglio 1943 la Capitale subì il primo grande bombardamento della sua storia. L’obiettivo principale degli Alleati era proprio il nodo ferroviario costituito dallo Scalo San Lorenzo, dalla vicina stazione Tiburtina e dalle infrastrutture ferroviarie considerate strategiche per il trasporto di persone e rifornimenti verso il fronte. Poco dopo le 11 del mattino centinaia di bombardieri raggiunsero Roma. Le prime bombe colpirono proprio lo scalo ferroviario investendo binari, officine, depositi e impianti di smistamento. Tra le vittime ci furono i lavoratori delle Ferrovie dello Stato, impegnati nelle loro attività quotidiane quando iniziò l’attacco. Tra loro si contano 112 morti. Successivamente il bombardamento si estese al vicino quartiere di San Lorenzo provocando migliaia di vittime civili e danni gravissimi agli edifici.
«Ricordiamo i compagni e i colleghi perché la memoria non deve essere smarrita. La guerra è morte e distruzione», ha affermato Aldo Luciani del Dopolavoro Ferroviario, durante la cerimonia.
Un pensiero è stato rivolto anche ai lavoratori degli appalti ferroviari. «Eventi come questo dovrebbero farci riflettere: a distanza di oltre ottant’anni ci ritroviamo ancora a confrontarci con la guerra», ha dichiarato Amerigo.
«A pagare il prezzo più alto - ha aggiunto il rappresentante dei lavoratori degli appalti -sono i civili, non solo chi vive nelle zone di conflitto. Le guerre hanno ripercussioni in tutto il mondo: finiscono per limitare il benessere e la libertà di movimento. Oggi, come allora, assistiamo al riemergere dei nazionalismi», ha concluso.
Dario Serafini, rappresentante dei ferrovieri, si è soffermato sul legame tra lo scalo e il quartiere San Lorenzo: «Ci sono luoghi dove storia e memoria si confondono, e questo è uno di quelli. Penso alle tante madonnine disseminate nel quartiere di San Lorenzo». «Noi ferrovieri - ha proseguito - siamo molto legati a questo luogo perché tra i ferrovieri e il quartiere di San Lorenzo, che ospita questo storico scalo, c’è un legame di sangue. È sempre esistito un rapporto molto forte, ma dopo quel bombardamento è diventato un legame indissolubile. Per questo siamo contenti, onorati e teniamo molto, ogni anno, a partecipare a questa manifestazione».
Poi una testimonianza: «Come ferrovieri, nel 1995, durante i lavori dell’Alta Velocità - ha ricordato Serafini - trovammo il frammento di una bomba caduta durante il bombardamento, che oggi è conservato in memoria di quei fatti. Pace e libertà sono valori che vanno difesi e trasmessi alle generazioni successive, come è stato fatto con me».
Tra gli interventi, Riccardo dell’Anpi ha sottolineato l’importanza della memoria come strumento per evitare che tragedie simili si ripetano:
«Siamo qui perché è importante ricordare ciò che è stato, affinché tante cose non debbano più ripetersi. Purtroppo, con il clima politico che viviamo, alcuni aspetti del passato tendono a essere rimossi; invece è importante continuare a ricordare, anno dopo anno. Io sono qui per ricordare i morti di San Lorenzo e, attraverso loro, i morti di tutte le guerre».
Anche il vicepresidente del II Municipio, Emanuele Gisci, ha richiamato, in rappresentanza del Campidoglio, il valore attuale della ricorrenza:
«In un tempo in cui, purtroppo, assistiamo ancora a guerre e conflitti che provocano distruzione, sofferenza e vittime innocenti, il ricordo del 19 luglio 1943 assume un significato ancora più attuale. Ci richiama tutti, istituzioni e cittadini, all’impegno affinché il dialogo prevalga sulla violenza, la solidarietà sull’indifferenza e il rispetto della dignità umana sia sempre il principio guida delle nostre scelte».
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