
«Chi pensa di intimidirci e rallentare il processo di ripristino di legalità e trasparenza a Capannelle si sbaglia di grosso». Alessandro Onorato, assessore capitolino ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda, respinge così le proteste e le polemiche che stanno accompagnando la vicenda dell’Ippodromo delle Capannelle.
«Tutti adesso dovranno tornare in regola e rispettare le norme. Evidentemente però qualcuno teme questa operazione verità: perché chi lì dentro si allena e aveva accordi commerciali con il vecchio gestore, d’ora in poi dovrà pagare il Comune in totale trasparenza», afferma Onorato, che invita chi ha a cuore il futuro dell’impianto «a dare una mano» invece di «protestare o sabotare».
L’assessore rivendica il coinvolgimento della società in house Zètema Progetto Cultura per garantire una gestione provvisoria e l’assunzione dei lavoratori, sottolineando lo stato critico in cui verserebbe la struttura: piste da rifare, staccionate manomesse, impianto di irrigazione danneggiato, sala monitor smantellata e perfino la scomparsa del telecomando delle torri faro. «Il Comune non può essere messo sotto ricatto: ripristineremo legalità e Capannelle tornerà a funzionare», conclude.
La crisi esplode dopo la procedura chiusa formalmente il 9 gennaio con l’assegnazione della gestione per il 2026 a Marsicana Srl. Tuttavia, entro i 30 giorni previsti per la firma del contratto, la società non si è presentata alla sottoscrizione.
Onorato ha parlato di «comportamento inspiegabile e alquanto anomalo», annunciando la volontà di fare chiarezza. Ma Marsicana respinge l’accusa di essersi rifiutata di firmare, sostenendo di aver subordinato la stipula alla consegna di documentazione ritenuta indispensabile: certificazioni di agibilità, atti su coperture assicurative e sicurezza, attestazioni per la custodia e la gestione, oltre alla verifica completa dello stato dei luoghi. Senza questi documenti, afferma la società, non sarebbe stato possibile assumere responsabilità nel rispetto delle norme.
La mancata comunicazione del nominativo del gestore entro il 10 febbraio ha spinto il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste a convocare con urgenza il Comune. La direzione generale dell’Ippica ha chiesto chiarimenti e sollecitato soluzioni rapide per garantire la continuità delle attività.
Nei giorni successivi il Masaf ha inviato una richiesta formale per avere conferma della possibilità che Zètema assumesse la gestione, così da assicurare sia gli allenamenti degli oltre 400 cavalli presenti sia l’organizzazione delle corse previste dal calendario nazionale a partire dal 27 marzo 2026.
Il 17 febbraio è arrivata però la comunicazione ufficiale dell’impossibilità, da parte del Comune, di garantire lo svolgimento delle corse a Capannelle fino a settembre 2026. Una decisione che ha portato il ministero a rimodulare il calendario, redistribuendo le gare su altri ippodromi, privilegiando il criterio territoriale per limitare i disagi agli operatori, in particolare romani.
Una riunione urgente con le associazioni di categoria è stata convocata per mitigare gli effetti della disponibilità parziale dell’impianto nel 2026.
Sul tavolo restano la gara europea per individuare il concessionario definitivo e la gestione ponte affidata a Zètema, mentre il settore ippico romano vive una fase di forte incertezza.
Per il Campidoglio si tratta di un passaggio necessario per ristabilire regole e trasparenza. Per gli operatori, invece, lo stop alle corse e il rimpallo di responsabilità tra amministrazione e aggiudicatario rischiano di aggravare una crisi già profonda. Capannelle, storico impianto della Capitale, resta così al centro di uno scontro che intreccia legalità, sicurezza, occupazione e futuro dell’ippica romana.
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