
Si alza il livello dello scontro sul destino dello Stadio Flaminio. La Pier Luigi Nervi Foundation, dopo la presentazione online del progetto per la trasformazione dell’impianto in stadio della Ss Lazio, prende le distanze dall’iniziativa e annuncia la possibilità di ricorrere alle vie legali.
Nel mirino la proposta illustrata dal presidente biancoceleste Claudio Lotito, che – secondo la Fondazione – metterebbe a rischio l’integrità architettonica dell’opera progettata per le Olimpiadi di Roma del 1960.
«La Pier Luigi Nervi Foundation - si legge nel comunicato diffuso dalla Fondazione - a seguito della presentazione avvenuta oggi online del progetto per la trasformazione dello Stadio Flaminio in impianto della società sportiva Lazio, tiene a precisare quanto segue. La Fondazione e il suo presidente, Marco Nervi, nipote di Pier Luigi, si dichiarano totalmente estranei alla concezione della proposta oggi (mercoledì 18 febbraio, ndr) presentata e ne denunciano il grave pericolo che essa rappresenta per la salvaguardia dell’impianto, concepito e realizzato da Antonio e Pier Luigi Nervi in occasione delle Olimpiadi del 1960. Quanto è stato illustrato oggi va chiaramente contro il vincolo di tutela dello stadio e non solo non rispetta, ma altera irreversibilmente l’opera dei progettisti originari».
Lo stadio, firmato da Pier Luigi Nervi insieme ad Antonio Nervi, è infatti sottoposto a vincolo di tutela come bene di interesse culturale.
La Fondazione annuncia possibili iniziative formali e chiama in causa direttamente l’amministrazione capitolina: «La Fondazione si riserva di procedere nelle sedi opportune contro quanto proposto oggi e invita il Comune di Roma a considerare la gravità del rischio che l’intervento prospettato comporta per il proprio patrimonio monumentale».
Un appello viene rivolto anche al ministero della Cultura e alla Soprintendenza speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma: «Auspichiamo che il ministro della Cultura e la soprintendente speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, nel rispetto della dignità istituzionale delle loro funzioni, levino la loro voce contro questa operazione commerciale di sfruttamento di un’opera del nostro patrimonio culturale, che si vorrebbe alterare irreversibilmente nel nome di logiche che con il restauro e la valorizzazione culturale non hanno nulla a che fare».
La presa di posizione della Fondazione potrebbe incidere sul percorso avviato dal Comune e dalla società biancoceleste per il recupero dell’impianto. Un eventuale contenzioso o l’intervento degli organi di tutela rischierebbero infatti di rallentare o bloccare l’iter autorizzativo del progetto.
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