Roma, 28 settembre 2026
ultime notizie
Attualità

Caso Regeni, tre agenti dei servizi segreti egiziani condannati a 10 anni: assolto il generale Sabir

Sentenza al processo per la morte di Giulio Regeni: tre agenti dei servizi segreti egiziani condannati a dieci anni per il sequestro, assolto Tariq Sabir. La famiglia: «La nostra fede nella giustizia è stata ben riposta».

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
Caso Regeni, tre agenti dei servizi segreti egiziani condannati a 10 anni: assolto il generale Sabir

Tre condanne a dieci anni di reclusione e un’assoluzione. È la sentenza pronunciata dalla prima Corte d’assise di Roma nel processo sulla morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita il 3 febbraio. I giudici hanno condannato per il sequestro il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, ufficiali della National Security Agency egiziana. Assolto invece il generale Tariq Sabir.

È caduta anche l’accusa di omicidio contestata a Sharif: le contestazioni sono venute meno «per non aver commesso il fatto». La decisione ridimensiona quindi le richieste della Procura, ma accerta la responsabilità di tre agenti dei servizi segreti egiziani per il sequestro del ricercatore.

Colaiocco: «Un risultato che ha un peso enorme»

Per il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, che ha seguito l’inchiesta fin dalla scomparsa del ricercatore, la sentenza rappresenta comunque un passaggio fondamentale.

«È una sentenza storica che conferma la ricostruzione della Procura: la Corte nel condannare i tre imputati che hanno sequestrato Giulio Regeni, ha affermato che tutto quanto accaduto a lui è attribuibile agli apparati di sicurezza egiziani. Dalla lettura del dispositivo sembra emergere come gli elementi raccolti nelle indagini non siano invece stati ritenuti sufficienti per ricondurre specificatamente, nell’ambito degli apparati, proprio al maggiore Sharif l’omicidio in cui è culminato il sequestro. Questo è stato evidentemente dovuto al muro di omertà dell’Egitto».

Colaiocco ha poi rivolto il pensiero alla famiglia.

«Oggi una Corte ha accertato la responsabilità di tre funzionari degli apparati egiziani per quello che gli è stato fatto e questo è un risultato che ha un peso enorme. Stasera in quest’aula, abbiamo visto cosa significa vivere in una democrazia: rispondere all’orrore della tortura con la forza del diritto».

Lo Voi: «La parte sostanziale dell’impianto accusatorio ha retto»

Anche il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi ha sottolineato il valore delle tre condanne e le difficoltà incontrate durante l’inchiesta.

«Credo si possa dire che la parte sostanziale dell’impianto accusatario ha retto. Ci sono state tre condanne su quattro anche se non per tutti reati per una attività che era stata posta in essere da persone legate allo stato egiziano. Si è riusciti a raggiungere questo risultato nonostante una collaborazione non proficua da parte dell’autorità egiziane».

Secondo Lo Voi, il processo è stato inoltre sottratto «dal pantano in cui era finito» anche attraverso il passaggio davanti alla Corte costituzionale, che ha consentito di celebrare il dibattimento nonostante l’assenza degli imputati.

La famiglia Regeni: «La nostra fede nella giustizia è stata ben riposta»

Claudio Regeni, Paola Deffendi e Irene Regeni hanno ascoltato la lettura della sentenza senza rilasciare dichiarazioni in aula. Durante il dispositivo, la sorella di Giulio ha preso sotto braccio il padre. Attorno a loro molte delle persone che in questi anni hanno seguito il processo, diverse con la maglietta gialla diventata uno dei simboli della battaglia per verità e giustizia.

Le parole della famiglia sono arrivate poco dopo attraverso l’avvocata Alessandra Ballerini.

«È evidente che bisognerà leggere le motivazioni, ma oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta. Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri, da stasera tutti i regimi del mondo e i loro apparati, le loro divise, saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile così come i loro corpi».

I familiari hanno richiamato anche le parole pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel decimo anniversario della morte di Giulio: «Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, non solo a tutela delle legittime aspettative dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale».

«Queste parole oggi hanno trovato concretezza in una sentenza emessa nel nome del popolo italiano che costituisce appunto un presidio per tutti i Giulio e le Giulie del mondo. Ed è questo presidio che abbiamo sempre chiesto e invocato. Al di là delle singole condanne, è evidente che l’impianto probatorio sostenuto dalla procura ha superato il vaglio della Corte».

Ballerini: «L’impunità può essere sconfitta»

Per Ballerini, arrivare alla sentenza rappresenta già il risultato di una battaglia durata quasi dieci anni.

«L’impunità può essere sconfitta e l’arbitrio può trovare un argine nelle democrazie. Ora anche il nostro Governo dovrà prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall’Avvocatura di Stato e rompere i rapporti con un Paese che, lungi dall’essere sicuro, tortura, uccide anche i cittadini degli stati cosiddetti amici».

La legale ha aggiunto:

«Questa, come direbbe Calamandrei, è la gioia e la fede del giurista ed è anche la nostra e di tutte le persone che ci hanno accompagnato e sostenuto in questo faticoso percorso di giustizia. Saremo sempre grati alla procura e agli investigatori per il loro instancabile lavoro e a Giulio, che anche oggi ha fatto cose».

La difesa di Sabir: «Non c’erano prove»

Di segno opposto la valutazione dell’avvocata Paola Armellin, coordinatrice del collegio dei difensori d’ufficio e legale del generale Tariq Sabir.

«Il mio assistito, il generale Tariq Sabir, è stato assolto. Sono contenta, chiaramente. Ma ritengo che effettivamente non ci fossero alcun tipo di prova che comprovasse una responsabilità nei reati contestati. Si è proceduto nei confronti degli attuali imputati senza che gli stessi siano stati messi nella possibilità di difendersi. Questa secondo me è stata una lesione grandissima del diritto di difesa».

Schlein: «Una sentenza storica»

In tribunale era presente anche la segretaria del Pd Elly Schlein, che al termine dell’udienza ha abbracciato i genitori di Regeni.

«È una sentenza storica. Dopo 10 anni di lotta per la verità arriva finalmente anche la giustizia per Giulio Regeni e arriva soltanto grazie al lavoro straordinario della procura, alla tenacia della famiglia Regeni e al lavoro dell’avvocata Ballerini».

Secondo Schlein, al risultato si è arrivati «nonostante gli ostacoli, i depistaggi e tutto quello che il regime egiziano ha fatto per evitare questo processo e per evitare di arrivare a questa sentenza».

Alla famiglia una provvisionale da 500 mila euro

La Corte ha riconosciuto alla famiglia Regeni una provvisionale immediatamente esecutiva di 500 mila euro a carico dei condannati: 200 mila euro ciascuno ai genitori Claudio Regeni e Paola Deffendi e 100 mila euro alla sorella Irene. Alla presidenza del Consiglio, costituita parte civile, sono stati riconosciuti 150 mila euro.

I tre condannati dovranno inoltre risarcire i danni patrimoniali e non patrimoniali alla famiglia e alla presidenza del Consiglio, con la quantificazione demandata alla sede civile.

A oltre dieci anni dalla scomparsa del ricercatore, la sentenza di primo grado stabilisce dunque la responsabilità di tre ufficiali della National Security Agency egiziana per il sequestro di Giulio Regeni, mentre resta senza una condanna l’omicidio del 28enne italiano.

CONDIVIDI ARTICOLO

La Capitale, il nuovo giornale online di Roma

La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024

DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi

SEDE LEGALE

Via Giuseppe Gioacchino Belli, 86
Roma - 00193

FOLLOW US
ORA EDITORIALE SRL P.IVA 17596711006© Copyright 2025 - Made by Semplice