Roma, 8 ottobre 2026
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Centrosinistra, Mancini frena su Gualtieri: «Corre a Roma, non è un gioco di società»

Il deputato Pd: «Fra un mese apre la campagna elettorale, non può essere indifferente allo scenario nazionale». E sul futuro della coalizione: «Con il Melonellum bisognerà superare il 42 per cento. Pd-M5S-Avs oggi stimati tra il 36 e il 39 per cento»

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 3'
Centrosinistra, Mancini frena su Gualtieri: «Corre a Roma, non è un gioco di società»

Roberto Gualtieri resta al centro del dibattito sul futuro del centrosinistra, ma Claudio Mancini frena sull’ipotesi che il sindaco di Roma possa diventare il candidato «terzo» per la premiership. Il deputato del Pd, intervistato da Repubblica, ricorda che Gualtieri si prepara alla ricandidatura in Campidoglio e che tra un mese aprirà ufficialmente la campagna elettorale. Una partita, quella romana, che secondo Mancini non può essere messa in pausa per esigenze della politica nazionale. «Gualtieri si ricandida a Roma e fra un mese apre la campagna elettorale, ma non è - né può essere - indifferente allo scenario nazionale che nel 2027 vedrà le elezioni politiche intrecciarsi con quelle amministrative», dice il parlamentare dem.

«Roma non è un gioco di società»

La domanda è quella che da giorni attraversa il centrosinistra: Gualtieri può essere il nome capace di mettere d’accordo Pd, M5s e Alleanza verdi e sinistra? Mancini non chiude formalmente la porta, ma prende le distanze dall’idea che il sindaco possa essere utilizzato come soluzione di compromesso. «Io non posso rispondere per lui», precisa, ricordando che da mesi si discute di come scegliere il leader del campo progressista: dal capo del partito più votato alle primarie, fino a una figura terza. «Questa attenzione non sollecitata per Roberto, come per altri sindaci e presidenti di Regione, finisce per segnalare la grande distanza che c’è tra le aspettative dell’opinione pubblica e la nostra discussione, tutta interna al ceto politico», osserva. E quando gli viene chiesto se Gualtieri possa tornare in auge come terzo nome, la risposta è netta: «Non credo. Roma non è un gioco di società che si può interrompere a comando. Abbiamo già dato, anche se in altre epoche».

La partita delle primarie

Il nodo della leadership resta comunque aperto. Mancini invita ad aspettare prima di decidere se le primarie siano inevitabili, anche perché è ancora in corso l’iter della nuova legge elettorale, il cosiddetto Melonellum. «Prima di dire se sono o no inevitabili aspetterei l’entrata in vigore della legge elettorale che prevede l’indicazione obbligatoria del candidato premier nel programma», spiega il deputato, ricordando che il Pd contesta la norma e che sarà oggetto di un ricorso alla Corte costituzionale. Da qui anche la sua indicazione sui tempi: «Trovo ragionevole che le primarie, se si faranno, si tengano dopo il pronunciamento della Consulta».

«Serve una candidatura che mobiliti i nostri»

Mancini guarda quindi soprattutto ai numeri e alla capacità del centrosinistra di allargare il proprio consenso. Secondo la stima da lui citata, il blocco Pd-M5s-Avs sarebbe oggi tra il 36 e il 39 per cento, mentre con il nuovo sistema elettorale la soglia da superare sarebbe del 42 per cento. «Non basta», sottolinea. Per il deputato dem serve «una candidatura a premier che mobiliti i nostri, attragga gli indecisi e dia forza e coraggio a una galassia di sigle che al centro si stanno organizzando, ma sono ancora troppo piccole per dare un contributo decisivo al successo del centrosinistra». Il messaggio, dunque, è rivolto alla costruzione di una leadership condivisa più che alla semplice scelta di un nome. «L’opinione pubblica», sostiene Mancini, chiede «l’unità delle forze progressiste», non «distinguo, ripicche e dispetti», ma «un’alternativa di governo forte e riconoscibile».

Il Pd prepara il mandato a Schlein

Sul ruolo di Elly Schlein, Mancini sembra invece indicare una direzione precisa. All’assemblea nazionale del 18 ottobre, spiega, il Pd darà alla segretaria «il mandato per guidarci fino alle politiche». «Sono certo che saprà coniugare unità, pluralismo e profilo di governo necessari per vincere e convincere», conclude. Intanto, però, il nome di Gualtieri continua a circolare nel confronto sulla premiership. Ma per Mancini la priorità resta la corsa per il Campidoglio: la sfida nazionale e quella romana si intrecceranno, ma il sindaco non può essere considerato una pedina da spostare sul tavolo del centrosinistra quando serve.

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