Roma, 10 giugno 2026
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L’ANPI verso il 13 giugno, Pierlorenzi: «Contro la remigrazione faremo un corteo di civiltà»

La presidente dell’ANPI provinciale di Roma chiede lo stop alla manifestazione annunciata da “Remigrazione e Riconquista”: «A oggi nessuna risposta dal prefetto». Il Coordinamento Roma Città Antifascista prepara la mobilitazione

di Giacomo Zito - TEMPO DI LETTURA 6'
La presidente dell’ANPI provinciale di Roma Marina Pierlorenzi e il volantino della contro-manifestazione di sabato 13 giugno

La presidente dell’ANPI provinciale di Roma Marina Pierlorenzi e il volantino della contro-manifestazione di sabato 13 giugno

Il 13 giugno per gli antifascisti romani non sarà soltanto una giornata di piazza contrapposta al corteo nazionale per la remigrazione. Per l’ANPI provinciale di Roma, la mobilitazione contro l’iniziativa annunciata dal comitato “Remigrazione e Riconquista” è anche un passaggio politico sui principi costituzionali dell’accoglienza, dell’inclusione e dell’antifascismo, oltre che sulla memoria di Roma, città medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza.

A dirlo è Marina Pierlorenzi, presidente dell’ANPI provinciale di Roma, che nell’intervista a La Capitale rivendica il percorso costruito dal Coordinamento permanente "Roma Città Antifascista" e conferma la richiesta già indirizzata a sindaco e prefetto: impedire una manifestazione giudicata contraria alla Costituzione e alla storia della Capitale. «A oggi non abbiamo avuto risposta», spiega Pierlorenzi. «Intanto però faremo un corteo che è un corteo di civiltà».

«Noi intanto come ANPI portiamo avanti e rispettiamo i principi costituzionali dell’accoglienza, dell’integrazione, dell’inclusione e quindi i diritti di coloro che stanno nel nostro territorio, che vengono da fuori», afferma Pierlorenzi.

La decisione, spiega, è maturata dopo l’iniziativa del 3 giugno nella sala Fredda della Cgil, con associazioni e partiti del coordinamento. In quella sede è stata predisposta anche una lettera indirizzata al sindaco e al prefetto, con la richiesta di impedire la manifestazione sulla remigrazione, ritenuta «contraria ai principi costituzionali» e alla storia di Roma, città medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza.

La lettera a sindaco e prefetto

Secondo Pierlorenzi, al momento non sarebbe arrivata una risposta formale dal prefetto. «A oggi non abbiamo avuto risposta. Informalmente quello che sapevamo è che ancora non c’era un ok definitivo», dice la presidente dell’ANPI provinciale.

Il contatto, aggiunge, resta aperto con il Campidoglio: «Siamo in contatto con il gabinetto del sindaco e quindi seguiamo questa cosa minuto per minuto. Intanto però faremo un corteo che è un corteo di civiltà».

La richiesta politica resta dunque quella di un intervento delle istituzioni cittadine. «Noi nuovamente chiediamo al sindaco, e ci stiamo in questo momento attivando moltissimo, perché il sindaco vieti questo corteo. Questa è la posizione», afferma Pierlorenzi.

Il fronte romano contro la manifestazione

Il corteo del 13 giugno è stato annunciato dal comitato “Remigrazione e Riconquista” come una manifestazione nazionale a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare che, secondo gli organizzatori, avrebbe superato le firme necessarie per il deposito in Parlamento.

Gli organizzatori hanno parlato di una piazza «popolare» e «trasversale», con il Tricolore come unica bandiera ammessa. Nello stesso invito hanno contestato le contro-manifestazioni, accusando centri sociali e sinistra istituzionale di voler creare un clima di tensione.

Sul fronte opposto, il segretario del Pd Roma, Enzo Foschi, ha definito il corteo «un’offesa alla città e una vergogna per la democrazia». Alla mobilitazione contro la remigrazione parteciperà anche Cambiare Rotta, che ha annunciato un appuntamento alle 14:30 da piazzale del Verano «contro il governo, i tagli e il razzismo».

Pierlorenzi sottolinea il carattere unitario della risposta romana. «Il Pd romano fa parte del coordinamento antifascista, è uno di quelli che ha firmato la lettera al sindaco», ricorda. E aggiunge che nel percorso sono coinvolti anche Rifondazione, Movimento 5 Stelle, Comunisti d’Italia e diverse realtà associative, tra cui Libera, Carta in Regola, Unione degli studenti, Udu e Rete degli studenti medi.

«Sta dentro questo contesto, è molto unitario qui da noi a Roma, e questa è una cosa importante. È frutto del lavoro che si fa insieme proprio in questo coordinamento», dice la presidente dell’ANPI provinciale.

«L’Italia è un popolo meticcio e migrante»

Nell’intervista, Pierlorenzi colloca la mobilitazione anche dentro una riflessione più ampia sulla storia italiana. «Il popolo italiano è un popolo meticcio per eccellenza. Noi siamo stati invasi dal nord, dal sud, dalle isole, da chiunque nei secoli, quindi siamo meticciati con il mondo», afferma.

Per la presidente dell’ANPI provinciale, l’Italia è anche «una terra di migranti» che fino agli anni Sessanta ha visto partire cittadini verso l’Europa e le Americhe. Persone, sostiene, spesso trattate con gli stessi stereotipi che oggi colpiscono i migranti in Italia: «Dormire in posti squallidi, essere discriminati perché italiani, essere considerati borseggiatori, stupratori, persone potenzialmente pericolose».

Da qui la critica a un clima politico che, secondo Pierlorenzi, individua nei migranti un capro espiatorio. «È un’Italia oggi che ignora ed è incattivita dal fatto che, in mancanza di politiche che diano pane, lavoro, salute e istruzione uguale per tutti come prevede la Costituzione, si accanisce con quello che sta un po’ peggio, in questo caso i migranti», dice.

La critica a Vannacci e al governo

Pierlorenzi cita anche Roberto Vannacci, definendolo un fenomeno da monitorare ma collegandolo a un quadro politico più largo. «Su questo fanno leva personaggi come Vannacci», afferma, richiamando una stagione che giudica segnata da spinte «autoritarie» e «neo-imperialiste».

La presidente dell’ANPI provinciale respinge il concetto di remigrazione, che definisce come «vere e proprie deportazioni». Il riferimento è sia a chi è nato in Italia, sia a chi è arrivato dopo aver lasciato il proprio Paese: «Dove vanno? Dove li rimandi? È una cosa talmente cattiva, insulsa e violenta che tante volte dici: è possibile che stiamo vivendo questo incubo? E sì, lo stiamo vivendo».

Nel passaggio politico, Pierlorenzi guarda anche al campo progressista. «Più che pensare a quello che farà il centrodestra sarebbe bene che la sinistra pensasse bene a che programma vuole proporre per contrapporsi alla destra», afferma. Un programma che, secondo lei, dovrebbe segnare una distanza netta da «tutte le politiche di esclusione sociale, di violenza, di povertà».

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