
Quale dovrebbe essere l’età minima per utilizzare i social network? Chi dovrebbe controllare l’età di chi apre un account? E un eventuale divieto sarebbe realmente applicabile?
Sono alcune delle domande al centro del primo report di “Roma, che dici?” l’Osservatorio permanente de La Capitale sull’opinione dei cittadini romani, realizzato con il supporto metodologico di Troisi Ricerche.
La prima uscita sarà dedicata al rapporto tra social network e minori, un tema entrato nel dibattito politico internazionale dopo le restrizioni introdotte o annunciate da diversi Paesi.
La ricerca coinvolgerà mille persone maggiorenni residenti nel Comune di Roma attraverso il metodo CAWI, basato sulla compilazione online del questionario da parte di utenti appartenenti a panel accreditati.
Il campione sarà costruito per quote sulla base del genere, dell’età e dell’area di residenza. I risultati saranno successivamente ponderati utilizzando i dati ISTAT relativi alla popolazione romana.
La profilazione degli intervistati terrà conto anche del municipio, del titolo di studio e della presenza di figli o ragazzi minorenni nel nucleo familiare. Questo consentirà di osservare eventuali differenze tra generazioni, territori e condizioni familiari.
Il margine d’errore teorico massimo indicato per la rilevazione è pari a ±3,1%, con un livello di confidenza del 95%.
Il questionario sarà articolato in quattro sezioni. La prima servirà a rilevare la conoscenza delle misure discusse in Francia e il livello di consenso rispetto all’introduzione di una legge analoga in Italia.
Ai cittadini sarà chiesto quale dovrebbe essere l’età minima per utilizzare i social network e se l’accesso dei minorenni possa essere consentito con l’autorizzazione dei genitori.
Una seconda parte sarà dedicata all’efficacia e all’applicazione concreta dei controlli. Le domande riguarderanno il soggetto che dovrebbe verificare l’età degli utenti, l’eventuale utilizzo di documenti di identità o dello SPID, la tutela della privacy e la possibilità di introdurre sanzioni per i genitori.
Il questionario approfondirà poi l’esperienza familiare: gli effetti attribuiti ai social sui più giovani, l’età del primo smartphone e le regole stabilite in casa per l’utilizzo dei dispositivi e delle piattaforme.
Nella sezione conclusiva, gli intervistati dovranno indicare quali misure considerano più utili e se l’Italia dovrebbe seguire la strada intrapresa da altri Paesi.
In Australia, dal 10 dicembre 2025, le piattaforme interessate devono adottare misure ragionevoli per impedire agli utenti con meno di 16 anni di creare o mantenere un account. La responsabilità ricade sulle società che gestiscono i servizi, mentre non sono previste sanzioni per i minori o per le famiglie.
In Francia, il Parlamento ha approvato il 21 luglio 2026 un testo che prevede il divieto di accesso ai social network per i minori di 15 anni. Il provvedimento riguarda piattaforme e servizi che consentono interazioni, pubblicazione di contenuti e partecipazione a comunità di utenti.
Il governo britannico ha invece annunciato un divieto per gli under 16, da attuare nella primavera del 2027. Il piano dovrebbe comprendere piattaforme come Instagram, TikTok, YouTube, Snapchat, Facebook e X, escludendo i servizi utilizzati principalmente per la messaggistica, come WhatsApp e Signal.
Accanto alla rilevazione scientifica, La Capitale propone anche un sondaggio flash sui propri profili social, a partire dalle stories di Instagram.
Le domande saranno più rapide e immediate. Ai lettori verrà chiesto se vorrebbero una legge simile anche in Italia, quale dovrebbe essere l’età minima per utilizzare i social, chi dovrebbe effettuare i controlli e se un divieto sarebbe concretamente applicabile.
La consultazione rileverà inoltre quanto gli utenti siano preoccupati per gli effetti delle piattaforme sui più giovani e se nelle loro famiglie siano presenti figli o ragazzi minorenni.
Il sondaggio flash avrà una funzione partecipativa e non sarà rappresentativo della popolazione romana, perché le risposte saranno raccolte su base volontaria tra gli utenti che seguono i canali del giornale. I suoi risultati saranno quindi presentati separatamente rispetto a quelli elaborati da Troisi Ricerche.
Al termine della rilevazione, i risultati saranno pubblicati su La Capitale all’interno del primo report di “Roma, che dici?” accompagnati da grafici, analisi e dalla nota metodologica completa.
Il sondaggio rappresenterà lo strumento di raccolta delle opinioni. Il report sarà invece il prodotto editoriale finale: una lettura dei dati pensata per comprendere come si orientano i cittadini romani davanti a una delle questioni più discusse del momento.
Universo di riferimento: cittadini maggiorenni residenti nel Comune di Roma
Numero di interviste: 1.000
Metodo di rilevazione: CAWI su panel online accreditati
Costruzione del campione: quote per genere, età e area di Roma
Ponderazione: dati ISTAT relativi alla popolazione residente
Margine d’errore teorico massimo: ±3,1%
Livello di confidenza: 95%
Periodo di rilevazione: 31 luglio - 2 agosto 2026
Istituto di ricerca: Troisi Ricerche
Progetto editoriale: La Capitale
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