
Il cambiamento climatico preoccupa quasi tutti i bambini, ma quella preoccupazione può diventare anche la spinta per agire. È il punto di partenza del nuovo percorso presentato al Senato nell’ambito di «A Scuola di Acqua – Sete di Futuro», il progetto promosso da Sanpellegrino e ScuolAttiva Ets con il contributo scientifico dell’Università di Pavia. Dopo avere studiato l’ecoansia in età pediatrica, il progetto punta ora a fornire agli insegnanti strumenti concreti per affrontare in classe ambiente, sostenibilità ed emozioni.
I numeri della prima ricerca, avviata nel 2024 dall’Università di Pavia e presentata al Senato nel marzo 2025, raccontano una generazione tutt’altro che indifferente alla crisi climatica: il 95 per cento delle bambine e dei bambini coinvolti ha espresso preoccupazione per il futuro dell’ambiente, mentre per il 40 per cento sono emersi anche segnali di impatto emotivo. Ma accanto alla preoccupazione ci sono due dati altrettanto significativi: il 95,6 per cento ha manifestato un forte senso di responsabilità e il 97,2 per cento ha dichiarato di avere fiducia nella possibilità di contribuire al cambiamento.
Da questi risultati è partita una fase di sperimentazione rivolta direttamente alla scuola. Sono stati messi a disposizione degli insegnanti un corso di formazione accreditato sulla piattaforma S.O.F.I.A., il «Kit Educativo dall’ecoansia alla consapevolezza», schede didattiche differenziate per età, attività pratiche e laboratori in presenza e online. L’obiettivo è cambiare anche il modo di raccontare il cambiamento climatico ai più piccoli, evitando che il racconto dei rischi produca soltanto paura o senso di impotenza. Una nuova ricerca dedicata agli insegnanti ha mostrato che l’81 per cento dei docenti considera fondamentale trasformare le preoccupazioni degli alunni in azioni positive, mentre il 75 per cento ritiene di avere acquisito strumenti utili per evitare una narrazione esclusivamente catastrofica della crisi climatica. Anche nelle classi sono stati osservati alcuni cambiamenti: il 78,8 per cento degli alunni ha mostrato una maggiore empatia verso animali, piante e paesaggi e il 75,8 per cento una maggiore collaborazione durante i lavori di gruppo. Il 97 per cento degli insegnanti coinvolti, inoltre, consiglierebbe il progetto ad altri docenti.
Il progetto è stato presentato nella Sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama, durante l’incontro «Educare alla sostenibilità: il ruolo della scuola nella risposta alla sfida climatica», promosso dalla senatrice Simona Malpezzi, vicepresidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza, con la partecipazione della sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti e dei senatori Cecilia D’Elia, Luca Pirondini e Mario Occhiuto. «La scuola può trasformare la preoccupazione in consapevolezza e la consapevolezza in azione», sottolinea Simona Frassone, direttrice generale e cofondatrice di ScuolAttiva Ets. E proprio questa è la nuova fase del progetto: rendere gli strumenti sperimentati disponibili a un numero sempre maggiore di insegnanti e classi. Per il professor Livio Provenzi, direttore del Laboratorio di Psicobiologia dello Sviluppo dell’Università di Pavia e dell’Irccs Fondazione Mondino Pavia, la sfida non può però essere affidata soltanto alla sensibilità dei singoli docenti. «La sostenibilità richiede continuità, alleanze e strumenti condivisi», spiega, indicando nella scuola uno degli interlocutori centrali quando si parla di ambiente, salute e benessere dei bambini. Il messaggio che emerge dalla ricerca è quindi doppio: i bambini sono preoccupati per il futuro del pianeta, ma non necessariamente rassegnati. La sfida educativa diventa trasformare quella preoccupazione in conoscenza, fiducia e capacità di partecipare al cambiamento.
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