Roma, 14 settembre 2026
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In Campidoglio l’ultimo saluto a Emma Bonino: «La libertà non era soltanto un ideale»

Centinaia di persone hanno attraversato in questi due giorni la Sala della Protomoteca per rendere omaggio alla storica leader radicale. Domani i funerali di Stato

di Giacomo Zito TEMPO DI LETTURA 5'
In Campidoglio l’ultimo saluto a Emma Bonino: «La libertà non era soltanto un ideale»

Quando una persona lascia un segno profondo nella società, non serve cercarlo soltanto nei grandi discorsi. A volte basta guardare i volti e ascoltare le storie di chi quel segno lo ha incontrato nella propria vita.

È quello che è accaduto in questi due giorni in Campidoglio, dove centinaia di persone hanno raggiunto la Sala della Protomoteca per l’ultimo saluto a Emma Bonino, morta l’11 settembre a 78 anni.

Davanti al feretro, avvolto nella bandiera dell’Unione europea, si sono alternati cittadini, esponenti politici, ministri, diplomatici e persone che con Bonino hanno condiviso battaglie e frammenti di vita. Ma al di là degli incarichi istituzionali e delle dichiarazioni ufficiali, sono state anche le testimonianze delle persone comuni a restituire la dimensione concreta di oltre cinquant’anni di attività politica.

«Ci ha mostrato che la libertà poteva essere praticata»

Per Anna, una delle persone arrivate in Campidoglio a omaggiarla, il ricordo di Bonino risale agli anni Settanta, quando era ancora una studentessa.

«Per noi ha rappresentato una grande possibilità di vedere che la libertà poteva essere difesa e comunicata», racconta. In quegli anni, aggiunge, «avevamo necessità di vedere che la libertà non era soltanto un ideale, era qualcosa che si poteva praticare».

Un esempio che, nel suo ricordo, andava oltre le singole campagne politiche: la possibilità di trasformare principi e convinzioni in scelte capaci di incidere nella vita quotidiana.

È anche per questo che le battaglie di Bonino sui diritti civili, l’autodeterminazione delle donne, l’europeismo, la pena di morte e i diritti umani continuano a essere richiamate da chi in queste ore è passato davanti al suo feretro.

Stefania e quella fuga a 17 anni

C’è poi chi lega Emma Bonino a un ricordo molto preciso.

Stefania aveva 17 anni, cinquant’anni fa, quando litigò con sua madre perché voleva andare ad ascoltarla durante un incontro al Palazzo dei Congressi dell’Eur.

«Mia mamma non mi voleva far andare, pensava fosse pericoloso», racconta. Alla fine andò lo stesso e da allora continuò a seguire negli anni Bonino e Marco Pannella.

Un piccolo episodio di conflitto generazionale che oggi ricorda con affetto, anche per una coincidenza: sua madre si chiamava Emma.

Un altro visitatore ricorda invece un incontro casuale alla fine degli anni Novanta, a Campo de’ Fiori. Bonino stava parlando al telefono quando i due si urtarono involontariamente. «Le dissi “mi scusi” e lei mi sorrise semplicemente. Io vorrei portarmi appresso il sorriso di Emma Bonino di qualche decennio fa».

Le battaglie che sono entrate nella vita delle persone

Tra chi è arrivato alla camera ardente c’è anche una donna che racconta di sentirsi personalmente riconoscente alla stagione delle battaglie radicali per i diritti civili.

«Sono una persona divorziata», spiega, ricordando il ruolo che quel movimento politico ebbe nel rendere centrali nell’Italia di quegli anni temi come libertà individuale e diritti delle donne.

Testimonianze diverse, anche da parte di persone che non hanno necessariamente condiviso tutte le posizioni politiche della leader radicale.

Uno degli intervistati racconta, per esempio, di non essersi sempre riconosciuto nelle sue idee, ma di avere apprezzato il modo in cui le difendeva: «Ribelle, ma con un certo stile», la definisce, ricordandone la capacità di sostenere posizioni nette senza rinunciare al confronto.

Da Tajani a Conte, gli omaggi della politica

Nella seconda giornata di camera ardente sono arrivati in Campidoglio anche rappresentanti di diversi schieramenti politici.

Tra loro il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, gli ex presidenti del Consiglio Enrico Letta e Massimo D’Alema, il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, il presidente del Cnel Renato Brunetta e una delegazione di Azione guidata da Matteo Richetti.

Tajani ha sottolineato soprattutto l’europeismo di Bonino, definendo «giusta» la scelta di adagiare la bandiera dell’Unione europea sul feretro. «Ha combattuto come tanti di noi continuiamo a fare perché possa esserci un’Europa federale», ha detto.

Conte ha invece ricordato «le battaglie di giustizia e di libertà» e la capacità di Bonino di anticipare, in alcuni casi, temi che sarebbero entrati soltanto in seguito nel dibattito politico più ampio.

Per Marco Cappato, arrivato insieme a una delegazione dell’Associazione Luca Coscioni, il modo per mantenerne viva la memoria sarà guardare «al futuro delle lotte che ci sono ancora da fare».

Anche i reali di Spagna Felipe VI e Letizia hanno inviato alla famiglia un messaggio di cordoglio, consegnato dall’ambasciatore spagnolo in Italia Miguel Fernández-Palacios, ricordando Bonino come «una figura di riferimento nella lotta per la dignità della persona».

La veglia civile e i funerali di Stato

Questa sera, dalle 19, piazza del Campidoglio ospiterà la veglia civile organizzata da +Europa, alla quale prenderanno parte, tra gli altri, Riccardo Magi, Benedetto Della Vedova, Elly Schlein, Angelo Bonelli e numerosi esponenti della storia radicale, insieme a personalità del mondo della cultura e dello spettacolo.

L’ultimo saluto istituzionale è previsto invece domani, 15 settembre, alle 12.30, ancora nella Sala della Protomoteca, con i funerali di Stato in forma laica per il ricordo della senatrice e dell'onorevole Raffaele Costa, avvocato, ex ministro ed ex presidente della Provincia di Cuneo venuto a mancare a 90 anni nella mattinata dell'11 settembre.

Saranno presenti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente del Senato Ignazio La Russa. Tra gli interventi previsti anche quelli di Romano Prodi ed Enrico Letta.

Ma nelle ore che precedono le esequie, il ricordo che resta in Campidoglio è anche quello affidato alle persone arrivate senza incarichi o ruoli istituzionali.

Perché le battaglie di Emma Bonino non sono rimaste soltanto dentro il Parlamento o nei palazzi della politica. Hanno attraversato la vita quotidiana e le libertà di intere generazioni.

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