
Dubrovnik, European Green Pioneer of Smart Tourism 2026, offre a Roma uno spunto interessante perché affronta una questione delicata per le grandi destinazioni storiche, quella del rapporto tra successo turistico, pressione sui luoghi e qualità della vita.
Le dimensioni sono diverse, ma la città croata concentra in uno spazio ristretto problemi che la Capitale vive su scala più ampia, mostrando come la crescita della domanda possa accompagnarsi a una capacità precisa di organizzare i flussi e trasformare i dati in decisioni.
Nell’articolo dedicato a Tampere abbiamo visto come i dati possano aiutare una città ad anticipare i flussi. Dubrovnik porta il ragionamento più avanti, perché quella conoscenza entra direttamente nella gestione della destinazione attraverso il monitoraggio della pressione turistica e la regolazione degli accessi.
La città conta poco più di quarantamila abitanti e un centro storico UNESCO racchiuso in uno spazio limitato, sottoposto nei mesi di punta alla presenza simultanea di turisti, escursionisti giornalieri e crocieristi.
Qui la sostenibilità diventa anzitutto una questione di organizzazione, perché la qualità dell’esperienza dipende dalla capacità di distribuire persone, mezzi e tempi in rapporto alle caratteristiche della città e alla vita quotidiana di chi la abita.
Da questa esigenza nasce nel 2017 Respect the City, un’iniziativa con cui Dubrovnik monitora gli accessi al centro storico, studia la capacità di carico con la propria Università e coordina gli scali limitando la presenza a 4.500 crocieristi al giorno o a due navi contemporaneamente.
Le ricerche mostrano una distribuzione più equilibrata delle visite durante l’anno e la giornata, dimostrando che non si tratta di contenere i numeri ma di intervenire su ritmi e orari, mantenendo la città vivibile per chi la abita e significativa per chi la visita.
È un passaggio interessante anche per il dibattito sulla capacità di carico, che assume così un significato dinamico e mette in relazione la presenza dei visitatori con gli orari e la struttura fisica dei luoghi.
Nella stessa logica si inserisce il Dubrovnik Pass, strumento digitale di accesso alle istituzioni culturali e al trasporto pubblico. Nel 2024 è stato usato da oltre 450.000 visitatori generando 16,6 milioni di euro, risorse reinvestite in 12 istituzioni museali e oltre 130 operatori culturali.
I dati del Pass alimentano la conoscenza dei flussi, le risorse sostengono il patrimonio, creando una relazione concreta tra valore del turismo e cura dei luoghi.
Dal giugno 2025 la città ha introdotto una zona a regime speciale intorno al centro storico, regolando l’ingresso dei veicoli con strumenti digitali che informano in tempo reale chi si avvicina all’area e consentono l’accesso solo a mezzi autorizzati.
Nei primi giorni di applicazione il Comune ha registrato una riduzione di circa 2.500 veicoli al giorno nella zona più centrale, mentre telecamere e sistemi di prenotazione vengono utilizzati anche per gestire gli accessi dei mezzi turistici, delle consegne e di altre categorie di traffico, distinguendo le esigenze dei residenti da quelle dell’attività turistica.
Per Roma il passaggio ha un rilievo particolare, perché una grande capitale storica deve comprendere in anticipo dove si concentreranno i visitatori e quali servizi rafforzare.
L’intero centro monumentale, dai Fori al colle Vaticano, è attraversato contemporaneamente da residenti, lavoratori e visitatori, e la qualità di questi spazi dipende dalla capacità di governare questa compresenza nelle diverse ore e stagioni.
Il confronto con la Capitale si fa ancora più stretto guardando al rapporto con l’industria crocieristica. Dubrovnik collabora con Cruise Lines International Association per programmare gli scali e distribuire gli arrivi nella giornata, trasformando la sostenibilità anche in una forma di negoziazione tra amministrazione e operatori.
Nel 2025 il porto di Roma ha superato i 3,5 milioni di crocieristi, oltre 1,8 milioni in transito, confermandosi il primo scalo italiano e tra i maggiori d’Europa, con una parte rilevante di visitatori che raggiunge la città nella stessa giornata.
Se Tampere ha mostrato come i dati aiutino a prevedere la pressione, Dubrovnik mostra come quella conoscenza entri nelle decisioni, nella regolazione degli accessi e nel rapporto con gli operatori.
Per Roma la lezione sta nel collegare queste due capacità in una visione comune della destinazione. È qui che lo smart tourism diventa concreto, perché anche una destinazione sotto forte pressione può costruire un equilibrio tra visitatori, patrimonio e vita urbana, facendo della sostenibilità una forma quotidiana di governo della città.
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Edoardo Colombo è presidente di Turismi.ai, l’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale nel Turismo. È esperto di innovazione specializzato nella trasformazione digitale del turismo per la Pubblica amministrazione e per le imprese.
È membro dell’Advisory Board dell’European Capital of Smart Tourism della Commissione Europea e della Task Force Smart Tourism dello Smart Cities Council internazionale.
È autore di “Più Turismo per Tutti?”, con Paolo Verri, edito da Egea, e di “Turismo MegaTrend – Smart destination e turismo digitale: AI, Blockchain, Cyber, IoT e 5G”, edito da Hoepli, dedicato ai temi dell’innovazione e della trasformazione digitale nel turismo.
È stato docente a contratto di Digital for Sustainability nel corso di laurea magistrale in Hospitality and Tourism Management dello IULM.
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