Roma, 3 giugno 2026
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«Eravate già italiani di fatto, ora lo siete di diritto e di passaporto»: in Campidoglio la cittadinanza a dodici neo-diciottenni

Cerimonia nell’Aula Giulio Cesare con il sindaco Roberto Gualtieri. I nuovi cittadini hanno origini in undici Paesi diversi. Consegnate copie della Costituzione, dello Statuto di Roma Capitale e una pergamena commemorativa

di Camilla Palladino - TEMPO DI LETTURA 3'
Foto di Camilla Palladino

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«Eravate già italiani di fatto, ora lo siete di diritto e di passaporto». Così il sindaco Roberto Gualtieri ha concluso il suo intervento durante la cerimonia di conferimento della cittadinanza italiana a dodici cittadini neodiciottenni, che ha avuto luogo nell’aula Giulio Cesare del Campidoglio nella mattinata di mercoledì 3 giugno. L’iniziativa, promossa da Roma Capitale, ha celebrato il raggiungimento della maggiore età e il completamento dell’iter previsto dalla normativa per ottenere la cittadinanza italiana di 12 ragazzi maggiorenni. Alla cerimonia hanno preso parte anche la presidente dell’assemblea capitolina Svetlana Celli, l’assessore alle Periferie e ai Servizi Delegati Pino Battaglia, la presidente della commissione Pari Opportunità Michela Cicculli e la presidente della commissione Politiche Sociali Nella Converti.

Dodici storie da tutto il mondo

I dodici nuovi cittadini hanno origini in Guinea Equatoriale, Repubblica Dominicana, Bangladesh, Ucraina, Albania, Polonia, Bosnia, Marocco, Romania, Etiopia e Perù. Un mosaico di provenienze che, secondo l’amministrazione capitolina, testimonia il carattere multiculturale della città e i percorsi di integrazione costruiti nel tessuto sociale romano. La mattinata si è aperta con l’esecuzione dell’Inno di Mameli, seguita dagli interventi istituzionali. Al termine della cerimonia il sindaco ha consegnato ai ragazzi una copia della Costituzione italiana, una dello Statuto di Roma Capitale e una pergamena commemorativa, prima della tradizionale foto di gruppo con familiari e accompagnatori.

Gualtieri: «Sono italiani da tempo»

Nel suo intervento, Gualtieri ha sottolineato il valore simbolico della giornata, definendola «un momento di grande emozione e orgoglio per tutta la comunità». «La cittadinanza conferita oggi a queste ragazze e a questi ragazzi è il riconoscimento di un percorso che hanno già compiuto nella nostra città e nel nostro Paese», ha dichiarato il sindaco. «Dalle loro storie personali emergono abitudini, linguaggi, relazioni e aspirazioni che sono parte integrante della vita quotidiana di Roma». A margine dell’evento, il primo cittadino è tornato sul tema della riforma della legge sulla cittadinanza: «Sono nati, cresciuti qui, parlano perfettamente l’italiano, hanno l’accento romano, sono perfettamente integrati e finalmente possono ottenere la cittadinanza. Continuiamo naturalmente a chiedere al Parlamento una legge che riconosca quello che è evidente a tutti, che questi ragazzi sono italiani e quindi è giusto che abbiano questo riconoscimento più precocemente di adesso».

Battaglia: «Un riconoscimento che arriva tardi»

Sulla stessa linea l’assessore alle Periferie e ai Servizi Delegati, Pino Battaglia, che ha evidenziato come il conferimento della cittadinanza formalizzi una condizione già vissuta quotidianamente dai ragazzi. «Questa cittadinanza riconosce un’appartenenza già vissuta ogni giorno, nella scuola, nelle amicizie, nella vita della città», ha affermato. «Questi ragazzi sono già parte della nostra comunità. Qui sono cresciuti, hanno costruito relazioni e immaginato il proprio futuro». Parlando con i giornalisti, Battaglia ha aggiunto che «solo adesso noi riconosciamo una cosa che loro hanno da 18 anni, cioè quella di essere cittadini italiani», ricordando come siano cresciuti nelle scuole e nei quartieri della città insieme ai loro coetanei.

Il richiamo alla riforma della cittadinanza

La cerimonia è stata anche l’occasione per rilanciare il dibattito sulla normativa vigente. Cicculli ha definito il conferimento della cittadinanza «un fondamentale passaggio di giustizia» e ha ribadito la necessità che il riconoscimento arrivi prima dei 18 anni. «Dalle vostre storie emergono moltissimi sogni. Vi auguriamo con tutto il cuore che possa essere un futuro vicino per voi e magari che qualcuno di voi entrerà in quest’aula a rappresentare questa città», ha detto rivolgendosi ai giovani presenti. Più netta ancora la posizione di Converti: «Siamo qui oggi per riconoscere quello che avrebbe dovuto essere riconosciuto molto prima». Per la consigliera, l’Italia è «colpevolmente in ritardo» su questo tema e la politica deve assumersi la responsabilità di adeguare le norme ai cambiamenti della società.

L’emozione dei nuovi cittadini

Tra i protagonisti della giornata anche le testimonianze dei neo-cittadini. Adora ha raccontato la propria emozione per il traguardo raggiunto: «Sono molto grata di questa giornata e anche molto felice perché ho ottenuto questo diritto dopo 18 anni. È stata una delle giornate più belle della mia vita». Sofia ha invece sottolineato il valore simbolico della cerimonia: «Mi sono molto emozionata, soprattutto per il discorso delle consigliere. Sarà una giornata che non mi scorderò mai».

Un appuntamento che si rinnova dal 2023

Quella di quest’anno è una cerimonia che si inserisce in un percorso avviato da Roma Capitale nel 2023. Per il quarto anno consecutivo il Campidoglio ha scelto di dare visibilità al tema della cittadinanza e ai percorsi di integrazione delle seconde generazioni, trasformando il conferimento della cittadinanza in un momento pubblico di riconoscimento e partecipazione civica. Una scelta che, nelle intenzioni dell’amministrazione capitolina, vuole celebrare non solo un importante traguardo personale per i giovani coinvolti, ma anche il carattere aperto e multiculturale di una città che continua a essere punto d’incontro tra culture, lingue e storie diverse.

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