Roma, 20 febbraio 2026
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Gaza, Amnesty e Greenpeace in piazza, maxi schermo davanti a Palazzo Chigi e Farnesina: «E questa vi sembra una tregua?»

Le organizzazioni chiedono al governo Meloni di fermare ogni collaborazione militare con Israele e manifestano contro il «Board of Peace» di Trump

di Edoardo IacolucciULTIMO AGGIORNAMENTO 14 ore fa - TEMPO DI LETTURA 3'
Gaza, Amnesty e Greenpeace in piazza, maxi schermo davanti a Palazzo Chigi e Farnesina: «E questa vi sembra una tregua?»

Nel giorno della prima riunione, il 19 febbraio, del «Board of Peace» l’organismo voluto dal presidente statunitense Trump per sovrintendere la ricostruzione della Striscia di Gaza, Amnesty International Italia e Greenpeace Italia hanno organizzato una protesta davanti a Palazzo Chigi e al Palazzo della Farnesina. Le due organizzazioni hanno installato un maxi schermo sul quale scorrevano immagini dei bombardamenti israeliani avvenuti dopo l’accordo di cessate il fuoco dello scorso ottobre, per denunciare quelle che sono continue violazioni della tregua.

Sul display sono apparsi anche i messaggi «E questa vi sembra una tregua?» e «130 giorni di cessate il fuoco, 600 palestinesi uccisi», insieme alle richieste «Basta armi a Israele» e «Fermiamo il genocidio a Gaza», rivolte al governo guidato da Giorgia Meloni e alla comunità internazionale.

Le accuse delle organizzazioni

«Anche se sui media italiani non se ne parla quasi più, nella Striscia di Gaza le persone palestinesi continuano a morire. Dall’inizio del cessate il fuoco, il 9 ottobre 2025, le vittime palestinesi sono già più di 600, di cui oltre 100 bambini. Questa non è pace e non è nemmeno una tregua», ha affermato Sofia Basso, campaigner Pace di Greenpeace Italia.

La stessa Basso ha aggiunto: «Mentre la strage continua, la soluzione proposta da Trump e sostenuta dal governo Meloni rivela un palese disprezzo per il diritto internazionale e per i diritti umani. Se l’Italia non vuole essere complice del genocidio, fermi subito ogni collaborazione militare con il governo Netanyahu».

Dura anche la posizione di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia: «È sconcertante che coloro che in questi ultimi due anni e mezzo hanno attivamente messo in crisi il sistema di protezione internazionale dei diritti umani e hanno favorito il genocidio israeliano nella Striscia di Gaza propongano ora soluzioni, come il Board of Peace, che non tengono conto dei diritti e dell’esigenza di giustizia delle persone palestinesi», Le cabine di comando sulle sorti del mondo, secondo Noury sono «basate su interessi politici, economici, privati e immobiliari: osservare - conclude - è essere complici di tutto questo. Occorre dire no».

I dati sulle violazioni della tregua

Amnesty e Greenpeace, secondo quanto apprendono da fonti della Striscia di Gaza, dal giorno successivo al cessate il fuoco fino al 10 febbraio 2026, Israele avrebbe violato l’accordo almeno 1.620 volte, attraverso attacchi aerei, colpi di artiglieria e sparatorie dirette. Nello stesso periodo, le vittime palestinesi sarebbero state oltre 600.

Il governo Meloni, dal canto suo, ha ribadito la contrarietà alla sospensione di ogni accordo commerciale e militare con Israele e ha scelto di partecipare come osservatore al Board of Peace.

Ma secondo Amnesty e Greenpeace, tale partecipazione sarebbe in violazione della Costituzione italiana. Le organizzazioni sostengono inoltre che l’Italia abbia continuato a inviare e a far transitare nei suoi porti armi dirette a Israele, nonostante lo stop alle nuove autorizzazioni annunciato all’indomani del 7 ottobre 2023.

Le richieste al governo

Con l’azione di protesta, Amnesty International Italia e Greenpeace Italia chiedono all’esecutivo di impegnarsi per la fine del «genocidio, dell’apartheid e dell’occupazione illegale del Territorio palestinese occupato», e per l’avvio di un processo di pace duraturo basato su giustizia e diritti.

Le due organizzazioni sollecitano inoltre la sospensione immediata di ogni fornitura e trasferimento di armi, munizioni e altre attrezzature militari e di sicurezza a Israele, inclusi addestramento e assistenza militare.

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