
L'esterno del ristorante Mucca Pazza a Monteverde (via Google Maps)
Il Tar del Lazio dà ragione a Roma Capitale e al Municipio XII nella vicenda del ristorante Mucca Pazza di via Luigi Zambarelli 35, a Monteverde. Il ricorso contro i provvedimenti dell’amministrazione è stato respinto e resta quindi confermata la linea seguita negli ultimi mesi dal municipio su un’area considerata uno spazio destinato alla fruizione pubblica. Una decisione che incide sulla struttura esterna del locale, sull’uso della piazza e anche su una parte degli ambienti interni.
La sentenza affronta tre nodi principali. Il primo riguarda la struttura esterna: quella indicata come 'pergotenda', secondo i giudici, non poteva essere trattata come un’opera leggera in edilizia libera. Le dimensioni, la chiusura laterale, gli impianti e la funzione di ampliamento dell’attività di ristorazione l’hanno trasformata, secondo il Tar, in una nuova costruzione abusiva, per la quale sarebbe servito un permesso di costruire.
Il secondo punto riguarda l’area esterna di circa 2.620 metri quadrati. Pur essendo su proprietà privata, quell’area risulta destinata a “piazza pedonale” e “verde di uso pubblico” nell’ambito degli atti urbanistici collegati al Piano Urbano Parcheggi. Per il tribunale amministrativo, quindi, non poteva essere chiusa e utilizzata in via esclusiva a servizio dell’attività commerciale.
Il terzo tema riguarda i locali interni. Il Tar ha ritenuto non sanabile il cambio di destinazione d’uso di una porzione dell’immobile, originariamente indicata come cantina/magazzino e poi utilizzata per l’attività di somministrazione. I giudici hanno escluso anche la formazione del silenzio-assenso sul condono: il semplice decorso del tempo, in assenza dei presupposti richiesti dalla legge, non basta a sanare l’abuso.
Nel dispositivo il tribunale respinge il ricorso introduttivo e i primi due motivi aggiunti, dichiara inammissibile il terzo e condanna la parte ricorrente al pagamento di 5mila euro di spese processuali in favore di Roma Capitale.
Per il territorio la sentenza assume anche un peso politico. Alessia Salmoni, vicepresidente del Municipio XII con delega alle attività produttive e allo sviluppo economico, sottolinea che l’azione dell’amministrazione «non è contro l’iniziativa imprenditoriale in sé», ma punta «a garantire il rispetto delle regole e dei diritti dei cittadini residenti e della collettività».
Secondo Salmoni, il provvedimento consente di restituire alla libera fruizione pubblica «uno spazio molto ampio». Si parla, in particolare, di 2.620 mq che, ricorda la vicepresidente, «sono destinati a piazza pedonale, a luogo per la collettività verde e pubblico, e che quindi dovrebbero tornare a disposizione degli abitanti del quartiere».
Soddisfazione anche da Giorgio Russomanno, presidente dell’associazione Monteverde Attiva. «La sentenza pronuncia una parola di correttezza e di giustizia», afferma, richiamando il lavoro degli uffici municipali e la ricostruzione «atto per atto» della vicenda.
Per Russomanno il punto centrale è la natura dell’area: «Un bene pur privato, ma vincolato all’uso pubblico, è stato utilizzato come bene privato». Da qui la lettura politica della decisione: «Quella terrazza deve essere aperta e fruibile, perché è un luogo privato adibito a uso pubblico».
La vicenda nasce da anni di tensioni tra una parte dei residenti e il locale, con esposti legati soprattutto al disturbo della quiete pubblica e all’uso degli spazi esterni. Il municipio, negli ultimi tempi, ha concentrato la propria azione amministrativa sulla verifica della legittimità urbanistica dell’area e delle strutture installate.
Il primo passaggio rilevante è arrivato nel 2024, con i provvedimenti municipali sulla disciplina edilizia, sulla sospensione dell’attività e sull’ordine di rimozione delle opere contestate. Il contenzioso amministrativo ha poi avuto una fase cautelare, con sospensive che hanno temporaneamente congelato gli effetti degli atti. Ora la decisione di merito del Tar riporta il quadro dalla parte dell’amministrazione capitolina.
Nella ricostruzione della sentenza pesano sia la destinazione pubblica impressa all’area esterna, sia la trasformazione della 'pergotenda' in uno spazio chiuso e stabile, sia il tema dei locali interni. Ne esce un quadro in cui, per i giudici, la configurazione attuale del ristorante non può restare quella contestata dagli uffici.
Dopo la sentenza, l’amministrazione potrà procedere con l’esecuzione degli atti confermati dal Tar. In concreto, il locale dovrà adeguarsi: rimozione della struttura esterna contestata, ripristino dell’uso pubblico dell’area e revisione dell’utilizzo degli spazi interni non conformi. Resta naturalmente possibile, per le parti private, valutare ulteriori iniziative nei successivi gradi di giudizio.
Il proprietario del ristorante, Fabio Bonardo, ha già commentato la decisione a RomaToday. Ha spiegato che il locale si adeguerà alle decisioni della giustizia amministrativa, pur riservandosi di studiare le motivazioni e tutelare i propri diritti. Bonardo ha anche precisato che l’attuale gestione è subentrata nel 2023 quando la struttura era già in quella configurazione.
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